Sabato torna la Serie A. 25 anni fa nasceva il Chievo dei miracoli
Sergio Pellissier (Getty Images)

Terminata la pausa estiva, divisa fra un Mondiale in cui l’Italia era tristemente assente e un calciomercato tuttora in corso che lascia aperti ancora molti interrogativi, sabato 22 agosto riparte finalmente la Serie A. E proprio mentre il campionato si prepara a una nuova stagione, vale la pena tornare con la memoria a 25 anni fa, quando un piccolo club di un quartiere veronese conquistò per la prima volta la massima categoria.

La storia del calcio italiano è costellata di club che sono saliti e scesi nel giro di una sola stagione. Ma esistono, al tempo stesso, storie capaci di dimostrare che sognare in grande si può, anche per squadre considerate delle vere e proprie «Cenerentole calcistiche».

La favola del Chievo, minuscola realtà veronese

Chievo è una frazione a nord-ovest di Verona, sulla riva destra dell’Adige. Meno di cinquemila abitanti, un passato agricolo e poi operaio, oggi una zona residenziale tranquilla. Una realtà in cui, per decenni, il calcio che contava era quello dell’Hellas, squadra della «città vera», campione d’Italia nel 1985 con il compianto Osvaldo Bagnoli in qualità di allenatore. Il Chievo esisteva, certo, ma era invisibile agli occhi del grande pubblico, relegato alle categorie minori.

Tutto cambiò nel 1994. Guidato da Alberto Malesani, il club ottenne la promozione in Serie B ribaltando lo 0-1 iniziale contro la Carrarese con un gol decisivo del centrocampista Giuliano Gentili. Quattromila tifosi festeggiarono increduli: un numero davvero enorme per le dimensioni di un simile quartiere periferico.

Gli anni della Serie B, fino al grande salto

Ci vollero sei stagioni di adattamento in cadetteria, dove la compagine sembrava inizialmente limitarsi a competere a metà classifica. Poi, il 3 giugno 2001, arrivò la notte che fece comparire quello sconosciuto quartiere periferico sui radar nazionali. La vittoria sulla Salernitana regalò infatti al Chievo la prima promozione in Serie A della sua storia. Si trattava, inoltre, di qualcosa di davvero speciale: il club era l’unico nel calcio italiano ad aver completato l’intera scalata dalla categoria più bassa (dalla fondazione, nel 1929, quando militava nella Seconda categoria veronese) alla più alta.

La famiglia Campedelli, proprietaria della Paluani (nota per i suoi pandori), guidava il club fin dal 1964. Alla morte di Luigi Campedelli nel 1992, il figlio Luca era diventato presidente, a soli 23 anni. Dietro la crescita sportiva, uno dei segreti era senza dubbio Giovanni Sartori come direttore sportivo: una figura che dal 1992 al 2014 costruì le fondamenta di un progetto solido, prima di replicare risultati simili con Atalanta e Bologna.

Gli anni d’oro in Serie A

Ciò che accadde nella stagione 2001-02, la prima in Serie A, andò ben oltre ogni previsione. Il Chievo di Luigi Delneri sorprese tutti e si guadagnò il quinto posto in classifica, sfiorando persino il titolo di campione d’inverno e qualificandosi per la Coppa UEFA. Un 4-4-2 spregiudicato, iperoffensivo, moderno, con giocatori diventati di qualità come Simone Perrotta (campione del mondo 2006 con la Nazionale), Eugenio Corini, Bernardo Corradi e la bandiera Sergio Pellissier. L’Italia intera guardava con curiosità e ammirazione a quella squadra di quartiere in grado di sconfiggere club con budget e storia del tutto incomparabili.

Nei campionati successivi, il club si confermò a ottimi livelli, giungendo settimo e poi nono. Nel 2006, un altro settimo posto si trasformò in quarto a seguito delle sentenze legate allo scandalo Calciopoli: quel piazzamento valse al Chievo gli storici preliminari di Champions League, la competizione europea più prestigiosa.

La permanenza in Serie A, fino al triste fallimento

Con una sola eccezione, la retrocessione in Serie B nel 2007, il Chievo rimase in Serie A fino al 2019. Quasi vent’anni consecutivi nella massima categoria, per una squadra nata in un quartiere di cinquemila anime. Un caso senza precedenti nel calcio italiano.

Poi sopraggiunsero i problemi giudiziari, le inadempienze tributarie, il ritorno nelle categorie inferiori. Nel 2021, il club fu escluso dai campionati professionistici e dichiarato fallito. Nello stesso anno, gli ex calciatori Sergio Pellissier ed Enzo Zanin raccolsero le ceneri del club e fondarono la Clivense, iscrivendola al campionato di Terza Categoria. Nella primavera del 2024, la Clivense ha acquistato il marchio storico del club, tornando a chiamarsi ChievoVerona. Attualmente, la squadra milita nel girone B di Serie D, provando a ripetere, passo dopo passo, la scalata che la rese immortale.

Quanto è difficile rimanere in Serie A

La parabola del Chievo non è un caso isolato nel panorama del calcio italiano, ma rimane comunque il più clamoroso. Un esempio più recente è quello del Carpi: sei anni esatti, dal 2009 al 2015, per completare la scalata dalla Serie D alla Serie A. Anche il Carpi, al primo anno nella massima categoria, dovette fare i conti con la durezza del salto. Nel suo caso, a differenza del Chievo, non riuscì a sopravvivere, retrocedendo immediatamente nel 2016.

Queste storie raccontano quanto arrivare in Serie A sia difficile, e quanto restarci sia un’impresa ancora più ardua. Le statistiche degli ultimi decenni parlano chiaro: la maggior parte delle neopromosse lotta per la salvezza e spesso retrocede al termine della prima stagione.

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