Dopo le armi, Kiev vuole i Mondiali.  Tanto pagheremo noi pure quelli

La guerra non è ancora finita. Le bombe russe continuano a cadere quotidianamente sulle città ucraine e, per ricostruire il Paese serviranno almeno 500 miliardi di euro.

Il progetto di Kiev per i Mondiali con la Polonia

Eppure, a Kiev pensano già ai Mondiali di calcio. E per rendere il sogno anche solo immaginabile, è chiaro, servirà prima una ricostruzione. Che, come al solito, finirà in buona parte per pesare sulle spalle (e le tasche) degli europei.

A rivelare il surreale progetto degli uomini di Volodymyr Zelensky è stato ieri Politico. Il governo ucraino, in pratica, sta valutando con la Polonia una candidatura congiunta per ospitare la Coppa del mondo. E il ministro dello Sport, Matvii Bidnyi, non sembra intenzionato ad aspettare la fine del conflitto.

«La prima data disponibile per i Mondiali è da qualche parte negli anni Quaranta, quindi dobbiamo pianificare questa prospettiva fin da ora», ha spiegato. Varsavia, secondo un funzionario informato sulle discussioni interne al governo polacco, starebbe esaminando l’ipotesi. Quella del 2038 potrebbe essere l’edizione dei Mondiali considerata dai due Paesi.

Il modello di Euro 2012 e le infrastrutture distrutte

Il modello sarebbe quello degli Europei del 2012, organizzati proprio da Ucraina e Polonia. «Sarebbe molto logico ripetere quella esperienza vincente», ha sostenuto Bidnyi, aggiungendo che una candidatura potrebbe anche «attirare l’attenzione degli investitori».

Oggi, però, il contesto è assai diverso: allora Kiev inaugurava stadi. Adesso, invece, intere città sono devastate e una parte delle infrastrutture costruite per quel torneo è diventata il simbolo stesso della guerra.

È il caso della Donbas arena di Donetsk, impianto avveniristico che ospitò cinque partite di Euro 2012. Dal 2014, però, la città è fuori dal controllo di Kiev e lo Shakhtar donetsk è stato costretto ad abbandonare il proprio stadio, successivamente danneggiato dai bombardamenti. La squadra non vi ha più fatto ritorno e oggi disputa le gare casalinghe nell’Ovest dell’Ucraina.

I costi della ricostruzione pesano sull’Europa

Il conto dei danni, del resto, è già astronomico. L’ultima valutazione congiunta del governo ucraino, della Banca mondiale, della Commissione europea e dell’Onu stima in quasi 588 miliardi di dollari, cioè circa 500 miliardi di euro, le necessità di ricostruzione e ripresa nei prossimi dieci anni.

Ed è una fotografia scattata alla fine del 2025: se la guerra continuerà e, con essa, i bombardamenti su case, centrali, ferrovie e porti, il conto non potrà che salire.

A pagare saranno inevitabilmente anche gli europei. Dal febbraio 2022, l’Ue e i suoi Stati membri hanno già mobilitato 220,2 miliardi di euro di sostegno all’Ucraina. E Bruxelles guarda già più avanti: nella proposta per il bilancio comunitario 2028-2034, ha previsto la possibilità di stanziare altri 100 miliardi per Kiev, separatamente dall’assistenza militare. Ecco, è esattamente in questa situazione che il governo ucraino ha cominciato a progettare il grande evento sportivo del dopoguerra.

Le smentite ufficiali e la candidatura in bilico

Il cortocircuito è ancora più evidente considerando dove è spuntata l’idea. Secondo Politico, la candidatura congiunta è stata discussa anche a margine della Ukraine recovery conference di Danzica dello scorso giugno, dedicata proprio alla ricostruzione del Paese. Tra un confronto sulle infrastrutture da rifare e uno sugli investimenti necessari alla ripresa, dunque, è comparso anche il Mondiale.

Per ora non c’è comunque una candidatura ufficiale. Dopo la pubblicazione dell’articolo di Politico, il ministero ucraino dello Sport si è affrettato a precisare che con la Polonia non sono in corso negoziati, consultazioni o preparativi concreti: l’organizzazione di grandi eventi internazionali resta un obiettivo del dopoguerra, ma subordinato prima di tutto a una pace stabile e alla sicurezza.

Lo stesso Bidnyi ha riconosciuto che un’eventuale iniziativa formale dovrebbe partire dalle federazioni sportive. Ma ha anche ribadito che Kiev intende lavorarci: «Continuiamo a essere un Paese orientato ai più grandi traguardi sportivi. Fa parte della nostra cultura nazionale e vogliamo svilupparla nonostante tutte queste difficoltà».

L’incognita Fifa e i complessi rapporti con Varsavia

Se anche la candidatura dovesse realmente concretizzarsi, in ogni caso bisognerebbe convincere la Fifa. E stiamo parlando di un’istituzione che, grazie alle discutibili scelte di Gianni Infantino, si trova oggi in una fase a dir poco complessa, con il suo presidente messo sotto accusa dall’Uefa e da altre confederazioni.

Senza contare che l’appoggio della Polonia appare tutt’altro che scontato. I rapporti fra Varsavia e Kiev, infatti, si sono deteriorati negli ultimi mesi per le dispute sulla memoria della Seconda guerra mondiale. Secondo un sondaggio di agosto citato da Politico, il 46% dei polacchi giudica negativamente le relazioni con l’Ucraina: si tratta del dato più alto mai registrato.

Il deputato ucraino Vasyl Mokan, vicepresidente della commissione parlamentare Gioventù e sport, non risulta informato di colloqui ufficiali, ma considera la proposta «interessante e ricca di potenziale». Per lui un Mondiale organizzato dai due Paesi sarebbe «un potente simbolo della solidarietà europea con l’Ucraina». Una solidarietà che, già ora, ha raggiunto gli undici zeri.

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