Rincara anche il frumento: gli analisti prevedono un +30%

Se fare il pieno all’auto sta diventando un lusso, attenzione, perché se non si sciolgono le tensioni internazionali anche riempirsi la pancia almeno con pane, torte e grissini potrebbe diventare oneroso.

L’andamento dei prezzi tra grano tenero e grano duro

Sono possibili secondo gli analisti rincari sul frumento che vanno oltre il 30%. Le quotazioni di partenza sono abbastanza basse, ma già a livello globale si vedono i 370 dollari a tonnellata. Con una contraddizione: internazionalmente i prezzi salgono per il tenero, ma la quotazione del duro (quello per fare gli spaghetti per intenderci) in Italia resta a 250 euro a tonnellata, di fatto almeno 60 euro al di sotto del costo di produzione.

L’impatto dei costi di trasporto su pasta e pane

I mercati si dibattono in questa spirale e la cosa paradossale è che la pasta a scaffale nel supermercato continua a salire di prezzo. Anche qui c’è di mezzo la guerra perché i costi di trasformazione, logistica e trasporto con i carburanti impazziti superano di gran lunga il costo della materia prima.

Ci sono effetti invece diretti sul prezzo del pane, perché essendo che l’Italia deve importare più della metà del grano che ci serve siamo esposti ai rincari del «tenero» sui listini internazionali e così il pane oscilla tra i 4 e i 10 euro al chilo con un incremento stimabile attorno al 6% a fine anno.

Le cause principali delle tensioni sul grano tenero

Avremo i crampi di fame causa Hormuz e Mar Nero? L’allarme c’è e le tensioni sul prezzo del grano tenero stanno diventando preoccupanti. Le ragioni sono tre:

Calo dei raccolti in Nord America

Il pessimo andamento del raccolto in alcuni Paesi, segnatamente negli Stati Uniti causa siccità, ma anche il Canada, che è un grande esportatore sia di tenero che di duro, che ci manda «condito» col glifosato, l’erbicida da noi proibito, soffre.

Blocco dell’export da Russia e Ucraina

Il blocco delle esportazioni da Ucraina e Russia per ragioni opposte, ma che fanno tutte capo al conflitto che paralizza sia le coltivazioni nelle pianure sterminate dei due Paesi sia la spedizione via Mar Nero.

L’accaparramento delle scorte mondiali da parte della Cina

L’accaparramento feroce che la Cina ha fatto di scorte alimentari. Xi Jinping al contrario di Ursula von der Leyen che vorrebbe mettere da parte l’agricoltura europea perché i contributi Pac distolgono quattrini dal programma di riarmo sa che la sovranità alimentare è un’arma strategica e si serve del grano per fare diplomazia, ad esempio con i Paesi africani. Così ha stoccato il 45% delle scorte mondiali di frumento, pari a 150 milioni di tonnellate in un momento in cui l’International grain council certifica che si arriverà a fatica a 800 milioni di tonnellate di raccolto globale e mancherà tra il 3 e 10% del raccolto.

La crisi delle esportazioni dal Mar Nero

In queste condizioni il conflitto russo-ucraino diventa esiziale. L’Ucraina ha raccolto 24,6 milioni di tonnellate, ma ne ha esportate il 30% in meno; nei primi 20 giorni di agosto la Russia, leader mondiale per l’export di grano, ha venduto solo 1,4 milioni di tonnellate, il 250% meno rispetto all’analogo periodo dell’anno scorso.

Rincari del mais, dei fertilizzanti e inflazione alimentare

C’è fortissima tensione anche sul mais, indispensabile per nutrire gli animali. Dal Mar Nero passa un terzo della produzione mondiale: di fatto è bloccata con i listini già in rialzo del 26%. Avremo un’impennata dell’inflazione alimentare che somma ai costi di distribuzione e trasporto gonfiati dai carburanti il costo in aumento dei mangimi.

Infine il blocco di Hormuz fa scarseggiare i fertilizzanti – il loro costo incide non meno del 16% su quello di coltivazione – e i prezzi schizzano in alto (l’urea fa più 36%). Se tutti sono preoccupati per il prezzo dell’energia che muove il mondo e sfama l’intelligenza artificiale, bisognerebbe cominciare a riflettere anche sul costo dell’energia alimentare che fa campare gli umani.

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