Altro flop per il parco enogastronomico di Oscar Farinetti
Oscar Farinetti (Imagoeconomica)

Ha già investito quasi 16 milioni di euro tra il 2024 e i primi sei mesi del 2026, ma Oscar Farinetti sta utilizzando risorse proprie più per coprire le perdite di Grand Tour Italia che per lanciare l’attività. Il parco tematico del cibo e delle tradizioni regionali, nato a Bologna sulle ceneri di Fico, non solo non decolla, ma affonda. Eatinvest, la società di famiglia, provvede a coprire i buchi.

I conti in rosso dell’impresa di Oscar Farinetti

Nel 2025 i ricavi si sono fermati a 6 milioni di euro, mentre il rosso di bilancio è salito a 6,2 milioni di euro, lievitando dai 4,8 milioni del 2024 e i 3 milioni del 2023. Non avrebbe funzionato il rilancio basato sull’enogastronomia dei territori, con un nome che voleva «rappresentare il viaggio nell’Italia e nelle Regioni: si entrerà in Val d’Aosta, si uscirà dalla Sicilia e dalla Sardegna passando in mezzo a tutte le Regioni italiane», annunciava nel settembre 2023 il fondatore di Eataly e già proprietario di Unieuro, dopo aver confermato la chiusura entro quell’anno di Fico, Fabbrica italiana contadina, parco aperto nel 2017 con un occhio rivolto alla sostenibilità.

«Tra le cose che non mi sono venute propriamente bene, diciamo che Fico è una di queste anche se, detto tra parentesi, a me continua a piacere da morire ogni volta che ci vado», spiegava Farinetti ai microfoni di Alessandro Milan e Leonardo Manera, ospite della trasmissione Uno, nessuno, 100Milan su Radio24. Poi, ammise che l’errore era stato fare la cittadella del cibo a Bologna, bisognava scegliere Milano: «Sarebbe stato perfetto per il dopo Expo, poteva funzionare solo lì».

Alla base dell’insuccesso di Oscar Farinetti

Calcoli sbagliati, progetto mal riuscito su un’area di proprietà pubblica legata agli spazi dell’ex Caab (Centro agroalimentare di Bologna), concessa per la realizzazione della Disneyland del cibo, sta di fatto che nel 2022 la società aveva perso 6,5 milioni di euro, nel 2021 erano stati 6,7 milioni e nel 2020 la perdita aveva toccato 4,2 milioni di euro. Dopo il flop di Fico Eatalyworld, mega struttura slegata dal contesto cittadino, mister Farinetti ci riprovò con Gran Tour Italia.

Su 50.000 metri quadrati, piatti di osterie tipiche, vendita di prodotti regionali, corsi di educazione agroalimentare, spazi dedicati alla letteratura e all’arte, come corollario pure la prima pista cittadina di kart indoor, inaugurata nel 2025. Nulla da fare, il luna park non funziona.

Il destino amaro di Gran Tour Italia

In un’intervista al Corriere della Sera dichiarò: «Questo posto lo avevo disegnato, ma non lo gestivo io. Poi è arrivato il Covid. Ma anche dopo la pandemia continuava ad andare male e davano tutti la colpa a me. Quindi l’ho ricomprato, ho ripianato i debiti e l’ho rifatto come gesto d’onore. Se perdo anche un po’ di soldi, cosa mi cambia? È il mio modo di fare il missionario. Ma sono convinto che nel 2026 andrà in pari».

Lo scorso aprile, i sindacati Filcams, Fisascat e UIltucs denunciavano che «la forza lavoro diretta è passata da oltre 100 unità a poco più di 20», attraverso «licenziamenti individuali fatti giornalmente». Nella relazione allegata al bilancio 2025 di Gran Tour Italia, approvato a giugno, si indicano come causa del mancato decollo gli accordi mai concretizzati con le Regioni, l’assenza della fermata del tram all’ingresso del parco, promessa dall’amministrazione, oltre al definitivo tramonto del progetto dello stadio temporaneo del Bologna calcio a Grand Tour, che avrebbe portato migliaia di visitatori. «Quell’area non è una priorità urbanistica», dichiarò un anno fa il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, al settimanale Alimentando.

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