Il telefono squilla, dall’altra parte qualcuno si presenta come il vostro fornitore di luce o gas e annuncia che la bolletta sta per aumentare, che il contratto deve essere aggiornato o che c’è un’offerta da cogliere al volo. Basta una risposta, qualche dato fornito con troppa leggerezza e il cambio di operatore può essere servito.
Come la truffa delle bollette miete vittime
È questo uno degli schemi che continuano a mietere vittime in Italia: nell’ultimo anno 2,9 milioni di italiani sono caduti in una truffa o in un tentativo di truffa legato alle bollette di luce e gas, con un danno complessivo stimato in quasi 650 milioni di euro. Il dato arriva da un’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research e fotografa un fenomeno che, nonostante una riduzione rispetto al passato, resta tutt’altro che marginale.
Tre anni fa, quando Facile.it e Consumerismo No Profit avevano avviato il progetto «Stop alle Truffe», le vittime stimate erano infatti 4 milioni: oggi sono il 27% in meno. «La riduzione del numero delle vittime è un dato importante, che dimostra quanto informazione e prevenzione possano incidere concretamente», osserva Luigi Gabriele, presidente di Consumerismo No Profit. «Ma la guardia», avverte, «non può essere abbassata: le truffe cambiano rapidamente e sfruttano anche il bisogno delle famiglie di risparmiare».
I giovani e laureati cadono in trappola
A cadere nella rete, a sorpresa, non sono soprattutto gli anziani. La fascia più esposta è quella degli under 44. Se la media nazionale delle vittime o dei tentativi di frode è del 7%, tra i 25 e i 34 anni sale al 9,2% e raggiunge il 10,1% tra i 35 e i 44 anni. E c’è un altro dato controintuitivo: l’incidenza tra le persone con un titolo di studio universitario è più del doppio della media.
Il canale preferito dai truffatori resta il telefono. Quasi sette casi su dieci, il 68,2%, passano dai finti call center. Seguono le false email, utilizzate nel 24,9% dei casi, e il porta a porta, al 12,9%. Non mancano i canali più moderni: le app di messaggistica istantanea arrivano al 9,5%, mentre i social network al 6%.
È la vergogna a impedire di sporgere denuncia
Eppure più di una vittima su due non denuncia: il 59,2% sceglie di lasciar perdere. Nel 36,1% dei casi perché il danno economico viene considerato troppo basso, nel 22,7% perché la vittima è convinta che non riuscirà comunque a recuperare i soldi. Ma c’è anche una componente psicologica: il 16,8% non denuncia perché si vergogna di essere caduto nella trappola, mentre il 4,2% preferisce non farlo per non raccontare l’accaduto ai familiari. Il meccanismo, però, può essere contrastato con qualche accortezza.
Il vademecum che aiuta a evitare la truffa sulle bollette
Per far fronte a questo vero dramma sociale Facile.it ha redatto un vademecum con cinque consigli per ridurre la possibilità di frodi: verificare sempre l’identità dell’interlocutore; non farsi mai prendere dalla fretta e pretendere di avere offerte scritte e tempo per analizzarle; occhio ai codici Pod e Pdr delle bollette, perché senza questi nessuno può procedere a un cambio di operatore; attenzione a ciò che si dice al telefono, dal momento che parole come «sì», «no» o «confermo» potrebbero essere registrate e «rimontate» ad hoc per simulare una approvazione del cliente al cambio di fornitore.
Infine, anche se si cade nella rete, è possibile rimediare. Anche nel caso in cui si abbia, semplicemente, cambiato idea, è possibile avvalersi del cosiddetto «diritto di ripensamento», recedendo dal contratto senza alcuna penale o obbligo di dare motivazioni. C’è tempo per un massimo di 14 giorni.
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