La Schlein insiste con l’accisa mobile: sconti infimi e solo fra due mesi
Elly Schlein (Ansa)

E una volta va bene, due si tollerano, tre si porta pazienza a denti stretti, ma all’ennesima uscita di Elly Schlein sulla necessità di introdurre le «accise mobili» sui carburanti, non si può più stare zitti. Non è possibile sentire questa ricetta contro il caro-benzina.

La leader Pd la urla in tv, nelle piazze, nelle interviste: «Il taglio di 17 centesimi sull’accisa del diesel non è neppure sufficiente a far tornare il prezzo sotto i due euro. Bisogna attivare il meccanismo delle accise mobili, che significa restituire agli italiani l’extra gettito Iva che entra nella casse dello Stato per i rincari dei carburanti dai maggiori ricavi», ribadiva ieri al Messaggero. Ora, ok che da principale leader dell’opposizione – Conte permettendo – deve dire che tutto quello che fa Giorgia Meloni è sbagliato, ci sta. Però vendere agli italiani come toccasana una proposta che è peggiorativa per gli automobilisti, anche no…

E allora sorge una domanda: la Schlein sa come funziona il meccanismo delle accise mobili? Partiamo dalla base: il prezzo del carburante finale è composto dal derivato del petrolio, dall’accisa fissa e dall’Iva. Quando il prezzo del greggio Brent sale, cresce ovviamente anche l’Iva incassata dallo Stato, perché è una percentuale applicata a un prezzo più alto.

Ecco, quel gettito aggiuntivo – attraverso il meccanismo delle accise mobili – può essere restituito ai consumatori riducendo le accise di un importo equivalente. Facciamo un conto pratico: se lo Stato incassava 0,30 euro di Iva per litro e con il rincaro arriva a 0,35, quei 5 centesimi di extra-gettito vengono usati per tagliare l’accisa dello stesso valore. Per cui il prezzo alla pompa scende di 5 centesimi e le entrate pubbliche restano invariate. Tutto bene? Non tanto…

Il ribasso non scatta automaticamente a ogni rincaro, ma solo quando il prezzo medio del bimestre precedente supera il valore di riferimento fissato nel Documento di economia e finanza (Def). Se la benzina è oltre i 2 euro adesso, con le accise mobili il ribasso arriverebbe a metà ottobre, quando magari non servirà più lo sconto. Già perché il maggior gettito Iva necessario per venire incontro agli automobilisti, deve essere incassato prima di spenderlo.

C’è un altro motivo che smonta il teorema Schlein. Ed è economico. Secondo le stime di lavoce.info, nel 2026 lo sconto ottenibile è di pochi centesimi al litro. Dai 2-3 fino a un massimo di 10 cent. Una forbice calcolata su uno scenario di prezzi elevati, con il Brent intorno ai 105 dollari al barile a fronte di un prezzo di riferimento del Def fissato a 66,1 dollari, varrebbe un decimo di euro, ma se il Brent – come adesso – è intorno agli 83 dollari, lo sconto sarà di pochissimi centesimi.

Un aiutino impercettibile. Infatti più il petrolio sale sopra la soglia, maggiore è il margine per il taglio. Per cui, paradossalmente, per avere una riduzione del prezzo finale di 17 centesimi, com’è l’attuale sconto deciso dal governo sul diesel fino al 25 agosto, la quotazione del Brent dovrebbe essere sui 130 dollari al barile. Per cui è vero che avremmo uno sconto consistente con le accise mobili ma il gasolio sarebbe a 2,5 euro al litro. Un disastro.

E soprattutto per avere lo sgravio dovremmo aspettare due mesi. Intanto pagheremmo a peso d’oro il pieno, con conseguenze pesanti sulla psicologia economica dei consumatori che ridurrebbero drasticamente spostamenti e, di conseguenza, i consumi, con un impatto pesante sul Pil, che già sfiora una crescita dell’1%…

Insomma, la Schlein sta propagandando una ricetta economica che si rivelerebbe un autogol per gli italiani. Certo che tagliare l’accisa come adesso non sarà il massimo, ma è il minore dei mali. Invece con le proposte del Pd, il disastro sarebbe assicurato.

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