Il record del diesel mette le ali allo spread
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Potrebbero volerci da 5 a 6 settimane per riparare i danni recati all’enorme oleodotto che attraversa l’Arabia Saudita da Est a Ovest verso il Mar Rosso, a causa degli attacchi di droni provenienti dall’Iraq e che venerdì Riad è stata costretta a chiudere. Questo vuol dire una perdita, stimata dagli acquirenti del petrolio saudita, pari al 4% dell’offerta globale di greggio. Un’ulteriore riduzione dei flussi sauditi che aggraverà la carenza globale di approvvigionamenti.

La notizia lanciata in mattinata dall’agenzia Reuters, che ha riportato sue fonti, mentre Riad si trincerava nel silenzio sull’entità dei danni e su quanto tempo l’oleodotto resterà fuori servizio, ha travolto come un tornado i mercati mandando alle stelle le quotazioni del petrolio e del gas e, a cascata, facendo lievitare, a nuovi record, i prezzi della benzina e del gasolio. Il barile ormai viaggia a ridosso dei 110 dollari.

Ad aggravare lo scenario si sono aggiunti nuovi attacchi degli Huthi, sostenuti dall’Iran, nello Yemen che ha portato alla conquista di territori chiave attorno allo strategico stretto di Bad al-Mandeb. L’avanzata rischia di mettere due dei più importanti corridoi energetici del Medio oriente sotto l’influenza di Teheran e dei suoi alleati. Non ci sono nemmeno passi in avanti nella soluzione del conflitto nello Stretto di Hormuz. Risultato: il barile è ormai a ridosso dei 110 dollari.

Il tutto mentre il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si è rifiutato di fornire aiuto al principe saudita Mohammed bin Salman ma al tempo stesso ha dovuto dare al Paese una spiegazione del gasolio alle stelle. Il diesel negli Usa ha toccato il record di 6,23 dollari al gallone, in crescita del 60% dall’inizio della guerra in Iran, lo scorso 28 febbraio. «L’aumento globale del prezzo del diesel è causato soprattutto della guerra tra Russia e Ucraina, non dal conflitto con l’Iran» ha scritto Trump su Truth in aggiunta alla notizia dell’accordo tra Russia e Ucraina per non colpire più gli impianti energetici del nemico. Nel weekend aveva esortato il presidente ucraino Zelensky a cessare gli attacchi alle raffinerie di petrolio russe, affermando che «stanno danneggiando il mondo».

Parole che non sono riuscite a tranquillizzare i mercati per i quali sono gli attacchi degli Huthi e gli scontri militari a Hormuz la principale causa dell’impennata delle quotazioni dei carburanti. Il che rafforza i timori di un aumento generalizzato dell’inflazione proprio in vista dell’attesa riunione di domani della Federal Reserve. La previsione è che la banca centrale americana aumenterà i tassi di un quarto di punto e questo preoccupa i mercati. L’impatto sul debito si è già fatto sentire. I rendimenti sui Treasury a 10 anni hanno raggiunto il 5% per la prima volta dal 2023. Va ricordato che i titoli decennali contribuiscono a determinare i costi di finanziamento per imprese e consumatori. Il timore inflazionistico legato all’aumento dei prezzi dei carburanti sta mettendo sotto pressione anche i mercati obbligazionari europei che ormai scommettono su un rialzo dei tassi d’interesse. Questo ha fatto ripartire lo spread. Il differenziale tra Btp italiani e omologhi Bund tedeschi è salito a 90 punti base con un rendimento al 4,43%, il livello più alto da novembre 2023. In rialzo anche il tasso dell’Oat francese a 10 anni che si è attestato al 4,51%, mai così da settembre 2008. Il rendimento del Bund tedesco ha superato il 3,5%, il top da giugno 2009, dopo un’avanzata di oltre 16 punti base la scorsa settimana, il maggior incremento settimanale da inizio marzo.

L’aumento del costo del debito è un pericolo per i conti pubblici italiani e getta un’ombra scura su tutte le manovre di spesa del governo, a cominciare dal rinnovo del taglio alle accise al gasolio che scade il prossimo 17 settembre. In base agli ultimi dati rilevati dall’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del ministero del Made in Italy, ieri il self service lungo la rete stradale era a 2,107 euro/l per la benzina e 2,216 euro/l per il gasolio mentre sulla rete autostradale, 2,198 euro/l per la benzina e 2,293 euro/l per il gasolio. Il governo pensa questa volta a un intervento sartoriale, circoscritto ad alcune categorie e fasce di reddito basso. Ma non finisce qui. L’appuntamento più importante per il governo è la manovra economica di fine legislatura. L’aumento dello spread, quindi del costo del debito, non aiuta. Ma la data chiave per sapere fino a che punto il governo potrà spingersi per la spesa è il 22 settembre, quando l’Istat pubblicherà i dati aggiornati sui conti pubblici, decisivi per verificare se il rapporto deficit/Pil per il 2025 sia sceso sotto la soglia del 3% (al momento è al 3,1%). L’uscita dalla procedura d’infrazione prevista dal Patto di stabilità potrebbe essere anticipata. Il Tesoro beneficerebbe di margini di bilancio più ampi (un «tesoretto» stimato in diversi miliardi di euro) dovuto a vincoli meno stringenti sul rientro del debito. Uno scenario però che rischia di essere guastato dalla corsa dello spread.

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