I cinesi svuotano il frigo di Electrolux e spostano in Asia la produzione
Imagoeconomica

La Cina mette le mani anche sui frigoriferi. I modelli Electrolux di bassa gamma cancellati dalla produzione dello stabilimento di Susegana (Treviso) saranno affidati in conto terzi a produttori in Cina per essere poi commercializzati anche in Italia.

Come la Cina ha messo le mani su Electrolux

È quanto emerso nell’ambito della vertenza che riguarda il gruppo svedese e il piano di riorganizzazione presentato nelle scorse settimane. La notizia circolava da qualche giorno ma è stata confermata da fonti sindacali, dopo gli incontri tecnici tra azienda e sigle.

La Cina è anche il Paese di origine di Midea, gruppo con il quale Electrolux ha stretto accordi commerciali per il mercato nordamericano. Lo spostamento della produzione dei modelli di fascia più economica avrà come effetto la contrazione dell’attività dello stabilimento trevigiano, uno degli impianti maggiormente interessati dalla riorganizzazione annunciata dalla multinazionale.

Nell’ultimo piano presentato da Electrolux, respinto dai sindacati, sono previsti 1.450 esuberi, ossia uno su tre, (a cui si aggiungono 135 contratti a termine in scadenza che non saranno rinnovati, oltre ai 91 già cessati). Per Susegana il piano prevede 420 tagli, suddivisi tra 240 operai e 180 impiegati (la metà dei colletti bianchi) mentre quelli dello stabilimento di Porcia, in Friuli-Venezia Giulia, sono 463 (208 operai e 255 tra impiegati e personale di staff).

Il destino drammatico di Elettroluzx

Nel frattempo, tra aprile e agosto, l’organico a tempo indeterminato è già diminuito, passando da 4.279 a 4.200 persone.

Il numero degli esuberi resta «drammaticamente elevato», attaccano i sindacati, a fronte di oltre 90 milioni di euro di investimenti previsti a livello nazionale, di interventi di efficientamento della produzione e di una razionalizzazione del portafoglio prodotti verso le fasce di alta gamma.

L’addio ai frigoriferi fa seguito alla delocalizzazione a Rayong, in Thailandia, della produzione delle lavasciuga.

La riduzione delle attività di Electrolux, oltre a decimare il personale interno, rischia di avere pesanti conseguenze anche sulle aziende dell’indotto. La vertenza è sul tavolo del governo e tornerà all’esame dopo il Consiglio Competitività del 24 settembre. Oltre al tema occupazionale si affronterà anche il trasferimento della produzione di frigoriferi di bassa gamma in Cina.

La reazione dei sindacati

Intanto i sindacati di categoria, Fim-Fiom-Uilm, in risposta al piano di tagli di Electrolux, hanno indetto per il 15 settembre prossimo uno sciopero in tutti gli stabilimenti del gruppo e una manifestazione nazionale a Cerreto d’Esi.

«L’azienda pretende di superare gli accordi sindacali sull’organizzazione del lavoro, aumentando le cadenze delle linee di montaggio fino a 140 pezzi all’ora e puntando alla stabilizzazione di un unico turno giornaliero negli stabilimenti. Di fronte a questa posizione, il confronto tecnico non può proseguire», è la linea comune dei sindacati, che hanno chiesto una convocazione urgente del tavolo con il ministro del Made in Italy, Adolfo Urso, e con le Regioni interessate.

Nel comunicato di sciopero, viene poi ribadito che la mobilitazione proseguirà «con determinazione fino a quando Electrolux non ritirerà esuberi e dismissioni e non presenterà un piano industriale fondato sull’occupazione e sul rilancio degli stabilimenti italiani».

Per lo stabilimento di Forlì, dove sono previsti 300 esuberi, è già arrivata la convocazione della Regione Emilia-Romagna. «Quella che abbiamo davanti non è una semplice vertenza occupazionale. È una partita industriale che riguarda il futuro di un settore strategico e del nostro territorio», manda a dire la Fim-Cisl della Romagna.

La Cina aveva già preparato il terreno di conquista

L’arrivo dei cinesi non è una tempesta inaspettata ma è qualcosa che si preparava da anni. Basta guardare i numeri di mercato. Nel 2015 i produttori cinesi avevano il 23,4% del mercato globale dei grandi elettrodomestici, una quota inferiore a quella dei concorrenti dell’Europa occidentale, che erano al 24,3%. Dopo dieci anni non solo li hanno superati ma più che doppiati: la loro quota è salita arrivando nel 2024 al 32,1%, contro il 15,7% degli europei.

È vero che in Europa i marchi di prestigio restano al vertice, con il gruppo tedesco Bsh, nato dall’unione di Siemens e Bosch, che conserva una quota di mercato poco sotto il 25%, e la stessa Electrolux che mantiene il 15% circa, ma per trovare un terzo europeo bisogna scendere alla settima posizione con l’altra tedesca Miele. In mezzo gruppi aggressivi come la turca Beko (12-18%) la cinese Haier (tra il 9% e il 12%) e le coreane Samsung e Lg (tra il 5% e l’8%).

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