Alcuni sindaci, vedi la dem Sara Funaro, non avevano certo bisogno del via libera dell’Ue per vietare gli affitti brevi nel centro delle loro città (nel caso specifico Firenze), al punto che hanno esteso i vincoli fino alla periferia. Altri, leggi Roberto Gualtieri a Roma, sono in procinto di farlo.
L’Affordable Housing Act e i nuovi poteri dei sindaci
Nel senso che il primo cittadino, ovviamente democratico, della Capitale, si è già espresso a favore dei paletti e ora è pronto ad accelerare sull’individuazione di norme rigide anti locazioni turistiche. Altri ancora sembrano più indecisi (è il caso di Milano) e potrebbero essere invogliati dalla spinta che arriva da Bruxelles.
Sta di fatto che se stiamo al nuovo parametro introdotto dalla bozza dell’Affordable Housing Act (il regolamento Ue sulle case), i sindaci di tutte le principali città italiane avrebbero la possibilità non solo di stoppare le attività di Airbnb, ma addirittura di limitare la vendita delle seconde case, con la gioia di tutti i proprietari.
L’indice di stress abitativo nelle città italiane
«Lo stress abitativo», di cui La Verità ha ampiamente parlato in questi giorni, scatta nel momento in cui il rapporto tra i prezzi immobiliari e il reddito medio dell’area geografica presa in considerazione è superiore a 8. Ci sono altri parametri («lo stress» deve essere cresciuto nel tempo e non ridursi nel triennio successivo), ma se stiamo solo a quello principale, risulta assai diffuso. Soprattutto in Italia.
Quella che se la passa peggio è Milano (11,7), poi Firenze (10,1), quindi Roma (9,3), Bologna (9) e Napoli (8,8). Ma anche nei centri, leggi Genova e Torino, dove il parametro è leggermente inferiore (rispettivamente 7,1 e 6,8), non è escluso che vengano individuate delle zone che superano la fatidica soglia dell’8 dando la possibilità ai sindaci di scatenarsi contro gli Airbnb.
I calcoli sono del Sole 24 Ore e si basano sui dati dell’Agenzia delle Entrate e del dipartimento finanze nella dichiarazione 2025 e su quelli dell’Osservatorio sul mercato immobiliare del 2026. Dipingono una situazione preoccupante soprattutto se pensiamo che oggi è il gran giorno, quello della presentazione dell’Affordable Housing Act a Bruxelles.
Ci penserà il commissario all’Edilizia abitativa e all’Energia Dan Jorgensen a spiegare ratio e dettagli del provvedimento che stando all’ultima bozza, amplia la platea degli immobili interessati.
Le reazioni del centrodestra e l’iter europeo
C’è tempo per rimediare? L’iter prevede ancora i passaggi nella commissione parlamentare competente e in sede di Trilogo (Parlamento, Consiglio e Commissione), ma intanto dal centrodestra il pressing, richiamato anche da Confedilizia e dal suo presidente, Giorgio Spaziani Testa, è partito.
«La nuova bozza dell’Affordable Housing Act conferma e aggrava le nostre preoccupazioni», sottolinea l’europarlamentare del Ppe e presidente della Consulta nazionale di Forza Italia Letizia Moratti, «siamo di fronte a un provvedimento sbagliato nell’impostazione e pericoloso nelle conseguenze, che rischia di comprimere il diritto di proprietà e la libertà dei cittadini senza affrontare le vere cause dell’emergenza abitativa.
Per questo esprimo la mia netta contrarietà e, insieme alla delegazione di Forza Italia al Parlamento europeo, ci batteremo perché questa proposta venga ritirata».
Piano casa italiano contro i vincoli Ue
Anche perché in Italia un piano casa già esiste e va in tutt’altra direzione. «Mentre l’Italia va nella direzione giusta, investendo sul recupero degli alloggi popolari e accelerando le procedure di sfratto contro gli abusi e a tutela di chi affitta», spiega l’eurodeputata della Lega Isabella Tovaglieri, «l’Europa sceglie sempre la solita strada fallimentare: restrizioni, vincoli, regole calate dall’alto. Ci batteremo per impedirlo, come abbiamo già fatto con la direttiva sulle case green».
Pone, invece l’attenzione sui redditi degli italiani il vicepresidente della Camera dei deputati di Fdi Fabio Rampelli. «Le seconde case quando vengono messe a reddito costituiscono un’importante risorsa economica delle famiglie che soltanto attraverso queste entrate riescono a fronteggiare i costi passivi dell’abitazione. Qualsiasi intervento al livello europeo sulla casa è da rispedire al mittente».
Le posizioni del Pd e le priorità della Commissione
Il problema è che bisogna fare i conti con chi parla un’altra lingua. La dem Irene Tinagli preside la commissione speciale sulla crisi degli alloggi (HOUS). E anche ieri ha tessuto le lodi del provvedimento. «Non ci vedo nessuna misura prescrittiva (i limiti alla vendita delle seconde abitazioni cosa sono? ndr), ora i sindaci potranno limitare gli affitti brevi senza rischiare ricorsi».
Mentre secondo i rumors raccolti dalla Verità, questo dossier rappresenta una priorità strategica del presidente Von der Leyen. Il regolamento è stato anticipato proprio per consentire a Ursula di presentarlo come una delle iniziative di punta nel discorso sullo Stato dell’Unione del 16 settembre.
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