Se il gasolio piange, il gas non ride. Parafrasando Vincenzo Monti è questa la situazione dei combustibili maggiormente utilizzati per ottenere energia nel mondo.
I recenti rincari e l’impatto sulle bollette
Mentre prosegue il blocco dello Stretto di Hormuz che ancora tiene alti i prezzi di petrolio e prodotti raffinati, e mentre proseguono gli attacchi ucraini alle raffinerie russe, in Europa sta arrivando l’onda lunga dei prezzi del gas.
Ieri le quotazioni infragiornaliere del prodotto con consegna a ottobre sono arrivate a 75 €/MWh, il massimo da tre anni a questa parte. Rispetto ai minimi di fine giugno si tratta quasi di un raddoppio (+86%).
Inevitabile l’aumento decretato da Arera del prezzo della materia prima gas (Cmem) ad agosto per i clienti ancora nel Servizio di tutela della vulnerabilità a 64,15 €/MWh. Si tratta di una salita del 13% rispetto a luglio, con un aumento complessivo della bolletta del 6,9% per circa 2,3 milioni di contatori. Chi ha contratti sul mercato libero a prezzo fisso non avrà impatti.
La situazione degli stoccaggi in Europa e in Italia
La situazione del mercato del gas è difficile perché la media di riempimento degli stoccaggi di gas in Europa è la più bassa degli ultimi sei anni (65%), più bassa persino del peggiore anno, il 2021. Normalmente, a questa data dovrebbe essere già almeno 12 punti sopra questa soglia.
Questo significa che la domanda a breve termine di gas da immagazzinare si somma a quella industriale e a quella termoelettrica, sostenendo il prezzo. Tra poco più di un mese arriverà invece la prima domanda di gas per i riscaldamenti civili. In presenza di una offerta che zoppica (l’azzeramento dei flussi di Gnl dal Qatar pesa per un -20% sull’offerta mondiale) ciò significa prezzi alti.
La scorsa settimana Goldman Sachs ha avvisato che, dalle sue stime, la corsa a riempire gli stoccaggi in Europa può portare il prezzo del gas a 100 €/MWh. La situazione non riguarda una carenza fisica, ma una forte tensione sui prezzi.
L’Italia, anche questa volta, dal punto di vista della materia fisica è messa meglio di tutti, avendo già riempito i propri magazzini per oltre l’83%. Ma il prezzo di riferimento, anche per l’Italia, è quello che si forma in Olanda al mercato Ttf, su cui pesa moltissimo la situazione della pigra Germania, che invece è indietro e ha riempito solo il 53% dei propri stoccaggi.
Le conseguenze politiche e il rischio inflazione
Nonostante l’aumento delle esportazioni di Gnl da parte degli Stati Uniti, in prospettiva il mercato appare corto, come si dice.
La questione diventa politicamente spinosa nel momento in cui il governo italiano potrebbe vedersi costretto a intervenire, dopo benzina e gasolio, anche sulle bollette del gas e su quelle elettriche, inevitabilmente coinvolte nei rincari. Dopo la battaglia per trovare le coperture per un minimo sconto sulle accise dei carburanti, l’inseguimento dei denari necessari a calmierare la bolletta degli italiani potrebbe rivelarsi una missione quasi impossibile (fermi restando i paletti europei).
Non solo, ma l’aumento dei prodotti energetici, come sappiamo, ha riflessi anche sull’inflazione. Se, come sembra, la Bce è intenzionata ad alzare ancora i tassi di interesse nella riunione della settimana prossima, allora per il governo di Giorgia Meloni e il ministro delle finanze Giancarlo Giorgetti si prospetterebbe una legge di bilancio per il 2027 molto poco elettorale.
Nel caso di elezioni in primavera, la maggioranza rischia di arrivare all’appuntamento appesantita da una manovra finanziaria se non lacrime e sangue di certo poco o per nulla seducente.
Tre motivi di ottimismo: il picco è vicino?
Una nota di ottimismo può arrivare da tre considerazioni. La prima è che giusto ieri il presidente cinese Xi Jinping, durante i colloqui al Cairo con il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi, ha detto che «la Cina è pronta a cooperare con tutti i Paesi della regione per garantire la sicurezza delle rotte marittime internazionali e promuovere la cooperazione allo sviluppo».
Pechino, ha aggiunto Xi, intende «promuovere l’integrazione degli interessi dei Paesi della regione, rafforzare gradualmente la fiducia reciproca ed eliminare i focolai di conflitto». Una mano tesa ai Paesi del Golfo e non direttamente agli Stati Uniti, anzi in contrapposizione a questi. Tuttavia, è evidente l’interesse cinese a che la situazione nell’area si normalizzi, dato che la turbativa sta danneggiando anche la sua economia.
La seconda considerazione è tecnica ma piuttosto fondata. È vero che gli stoccaggi sono più bassi che nel 2021, anno in cui cominciò il putiferio sul mercato del gas europeo. Ma è anche vero che nel 2021 e 2022 la domanda di gas era molto più alta di oggi.
Secondo i dati dell’Iea, nel 2021 si consumarono in Europa 610 miliardi di metri cubi, mentre lo scorso anno se ne andarono circa 520 miliardi, un numero che grosso modo sarà replicato per il 2026. Si tratta di un calo dei consumi di circa il 15%. Se è così, significa che l’attuale 65% di riempimento degli stoccaggi equivale a circa un 80%, parametrato alla domanda reale.
Con un inverno dalle temperature medie nella norma, o più alte, significa che in realtà i volumi di gas necessari per coprire la curva invernale dei consumi potrebbero essere molto inferiori a quanto oggi il mercato sta prezzando. In altre parole, pur non possedendo la sfera di cristallo, almeno sui prezzi del gas stiamo forse per raggiungere il picco, cui dovrebbe seguire una discesa.
La terza considerazione, infine, è che il mercato delle consegne future è in situazione detta di backwardation, cioè i prodotti con consegna più a breve costano molto di più di quelli con consegna più avanti nel tempo. Ciò significa che sul mercato già oggi ci si può coprire per il futuro con prezzi che sono la metà degli attuali e anche meno.
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