Una delle polemiche ricorrenti della sinistra è che il governo non dedica più risorse alla sanità e a misure di sostegno al reddito o di supporto per affrontare il caro energia.
Certo, anche per il taglio delle accise si sarebbe potuto fare di più, soprattutto se in cassa ci fossero stati quei 1,5 miliardi che il governo 5 Stelle ha «regalato» a quelle decine di migliaia di persone che non avevano diritto al Reddito di cittadinanza perché in assenza dei requisiti. L’ammontare astronomico di questo spreco della finanza pubblica, anticipato da Milano Finanza, fa parte di un’indagine condotta dall’Inps insieme alla Guardia di finanza.
I percettori di quella che è stata la misura simbolo del Movimento 5 stelle, nata nel 2019 durante il primo governo di Giuseppe Conte, appoggiata dal Pd e confermata anche dal governo di Mario Draghi, sono passati ai raggi X tramite una metodologia di controlli che si è concentrata anche sulla prevenzione, incrociando le banche dati delle amministrazioni pubbliche in modo da individuare le posizioni irregolari.
Da qui l’emersione dei furbetti del Reddito di cittadinanza per i quali erano stati omessi redditi rilevanti che avrebbero impedito di accedere all’assegno. Al miliardo e mezzo certificato dai bilanci dell’Inps si aggiungono altre decine di milioni di euro. Nel triennio 2021-2023 le riscossioni sono arrivate a 250,6 milioni di euro: 40 milioni nel 2021, 75,6 milioni nel 2022 e 135 milioni nel 2023. Nel 2020, durante il governo Conte II, i controlli sono stati minimi, forse a causa della pandemia ancora in corso. È probabile quindi che il conto per lo Stato si avvicini a 2 miliardi.
Per stanare i furbetti l’Inps ha introdotto da gennaio scorso il Cruscotto Isee corrente, un innovativo strumento informatico di controllo preventivo sviluppato dalla Direzione centrale Antifrode dell’Istituto che serve a incrociare in tempo reale i dati delle Dichiarazioni Sostitutive Uniche (Dsu) trasmesse dai cittadini con gli archivi reddituali e patrimoniali effettivi, bloccando sul nascere potenziali omissioni o dichiarazioni false.
Poi ci sono quei 5.800 beneficiari con condanne o detenzioni non dichiarate, oltre l’80% dei casi concentrato tra Campania, Sicilia, Puglia e Calabria, emersi da un’inchiesta della Verità. Il potenziale indebito ammonta a 46 milioni di euro.
Il Reddito è andato a boss, latitanti, trafficanti, condannati e non sempre illegalmente. L’Inps certifica che le verifiche hanno riguardato «le posizioni pregresse degli anni 2019-2021» che non erano state intercettate con i controlli avviati dopo il protocollo d’intesa sottoscritto con il ministero della Giustizia nel 2022. Il che significa che, a migliaia di beneficiari, prima è arrivato il sussidio e solo dopo c’è stata la verifica per vedere ciò che gli altri archivi dello Stato già contenevano.
L’Inps ha spiegato che l’attività sulle annualità pregresse è stata compiuta attraverso l’incrocio delle banche dati «in una fase successiva» rispetto ai controlli operativi dal 2022 sulle domande in istruttoria e in erogazione. Il lavoro sul passato si è concluso sono nel luglio 2025. Questo dà un’idea puntuale di quale mostruosità finanziaria sia stata partorita dal Reddito di cittadinanza e il danno provocato sui conti pubblici.
Ma ha anche mostrato come la frode possa prosperare nella distanza delle amministrazioni, cioè quando è possibile dichiarare a un ente una situazione smentita dai dati detenuti da un altro ente. Sicché quando le informazioni sono state incrociate sono emersi 2.196 soggetti con stato detentivo non dichiarato e 3.571 con condanne pregresse non dichiarate. L’Inps ha confermato che che il numero delle posizioni intercettate è aumentato nel triennio, con un «incremento marcato nel 2021». Oltre otto casi su dieci sono concentrati tra Campania (conta 2.288 posizioni), Sicilia (1.217), Puglia (637) e Calabria (518).
Le cronache hanno fatto emergere che il Rdc è stato percepito da esponenti della malavita quali Antonio Pezzella, indiziato dell’omicidio e dell’occultamento del cadavere di Gaetano De Pascale, cugino del boss Paolo Di Lauro, ucciso nel 2004; da Nicolò Mistretta, condannato nel 2022 a 24 anni per traffico internazionale di droga e da Domenico Tramontana, condannato per traffico di droga; solo per citare alcuni casi.
Complessivamente il Reddito di cittadinanza è costato allo Stato oltre 34 miliardi nel suo biennio principale di attuazione (2020-2021) e nelle annualità successive prima della sua rimodulazione e eliminazione. Se poi a questo aggiungiamo anche l’altro «capolavoro» di Conte, il Superbonus, il costo per lo Stato si avvicina a 200 miliardi, una cifra simile al Pnrr.
Secondo l’ultima rilevazione Enea, al 31 maggio scorso l’onere complessivo per le detrazioni maturate sui lavori già conclusi, ha raggiunto quota 131,553 miliardi di euro (pari a minori entrate per lo Stato). Vuol dire che è costato quasi il 6% del Pil italiano, poco meno di quanto lo Stato spende per finanziare la sanità in un anno.
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