Torquemada passava di lì e ha denunciato gli abusivi. Tollerante come il Furio «socio Aci» di Carlo Verdone ed elastico come Piercamillo Davigo («Non esistono innocenti ma colpevoli non ancora scoperti»), l’integerrimo cittadino non gliel’ha fatta passare liscia a quegli occupatori di suolo pubblico, evasori di imposta sul reddito e contributi Inps: segnalazione formale ai vigili con preghiera di intervento immediato per fermare i responsabili dei reati.
I fuorilegge erano tre ragazzini di 13 e 14 anni che avevano apparecchiato un banchetto (leggi cassetta della frutta rovesciata o tavolino da campeggio) nel cortile di casa, con acqua e ghiaccio, una brocca di limonata fresca, due pasticcini e un bricco di caffè per il viandante spossato dall’afa. Offerta libera.
Scopo del possibile baratto: mettere da parte i soldi per comprarsi un motorino Ciao, ovviamente strausato perché l’ultimo nuovo è uscito dalla Piaggio giusto 20 anni fa. A Pradamano (Udine) l’iniziativa dei tre adolescenti era parsa tenera, positiva, perfino incoraggiante dentro una società globale che descrive i teenager come inguaribili divanati con il naso e il cervello inglobati nello smartphone o nella Smart Tv 55 pollici.
I social del paese avevano pubblicizzato con favore la regressione analogica rispetto ai mondi virtuali dei millennials, e inneggiato a quell’innocuo punto vendita vicino alla piazza, che i ragazzi tenevano aperto dalle otto di mattina fino a sera nella speranza che passasse qualcuno.
È passato lui, il distruttore di mondi e di fragili sogni estivi. Dimentico di un classico dell’adolescenza boomer, il banchetto con i giocattoli usati, il succo d’arancia, la torta della nonna, le collezioni di Topolino con le pagine ammuffite dalla cantina.
Tutto era utile nei mesi delle vacanze scolastiche per passare il tempo fra amici, per imitare i grandi e per raggranellare qualche spicciolo, fondamentale per comprare le gomme nuove della bici o le terribili palline «clic-clac» con le quali devastarsi i polsi. Il mercante in fiera da cortile era un rito di passaggio, stava dentro il romanzo di formazione di ciascuno di noi. E non solo perché, nelle strisce dei Peanuts, Charlie Brown aveva aperto un banchetto di consigli psicanalitici (consulenze senza fattura).
Alzi la mano chi non ha imparato sulla cassetta di legno i primi pratici rudimenti su spiccioli e cartamoneta. Maynard Keynes e Carlo Cottarelli sono venuti dopo. Mai visto arrivare i vigili, a quel tempo, se non a prendere una copia mancante della collezione di Tex Willer.
Nel mondo nuovo delle regole – che ingabbiano quando non fanno ridere -, la polizia municipale si è presentata davvero, anche se si è limitata a far smantellare il banchetto e ad ammonire i ragazzini per «assenza delle autorizzazioni necessarie per vendere beni, soprattutto alimentari». Non avrebbero potuto esimersi, i vigili, ma come scrive il Messaggero Veneto lo hanno fatto a malincuore. Inoltre è fortemente improbabile che i tre avessero fatto (ce lo chiede l’Europa) il famigerato corso di formazione Haccp.
A questo punto è curioso notare come il puntiglio nei confronti di Qui, Quo, Qua strida con l’allegro permissivismo delle divise e di amministratori progressive rock come Beppe Sala, Silvia Salis, Roberto Gualtieri fino all’immaginifico Matteo Lepore per ben altri abusivi, quotidianamente in azione in tutte le città e su tutte le spiagge italiane a smerciare borse e orologi falsi, foulard da stock, calze lunghe e corte con un’aggressività da sbarco a Ceuta.
Dieci metri quadrati di lenzuola con sopra gli oggetti contraffatti, un «palo» all’angolo della piazza e il gioco è fatto. A Pradamano la denuncia, nelle metropoli la sociologia spicciola.
L’iniziativa era stata elogiata sui social network anche da alcuni amministratori locali, come l’ex vicesindaco Andrea Zorzini, che aveva invitato a sostenere i ragazzi per il loro spirito d’intraprendenza. Alla fine si è sentito sconfitto pure lui.
«La storia sembra proprio tratta dal libro Cuore, con i ragazzini che si svegliavano all’alba per essere pronti con il tavolino, l’ombrellone, sulla soglia del cortile a garantire acqua fresca, una limonata, due pasticcini in cambio di un’offerta libera. È evidente che la situazione era borderline e non c’erano i requisiti formali. Ma fatto in questo modo è stato un bel gesto da parte loro e uno alquanto brutto da parte dell’adulto che ha messo fine a questa avventura, durata una manciata di giorni».
Rimane il problema del motorino. Come spesso accade, il passaparola ha funzionato e i genitori dei ragazzini sembrano intenzionati a risolverlo con un crowdfunding per premiare la loro voglia di fare, oltre la lobotomizzazione di Tik Tok ma questa volta con tutti i crismi della legalità.
Quanto al misterioso Torquemada, l’augurio più leggiadro della rete, dell’italiano medio con partita Iva e del lettore da ombrellone è quello che – mentre lui rilegge la bibbia commerciale di Franzo Grande Stevens – nella stanza a fianco il nipote gli prosciughi il conto corrente al videopoker.
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