Vendere una casa in Italia richiede sempre più tempo. Nell’ultimo anno il periodo medio di permanenza degli immobili sul mercato è aumentato del 6%, passando dai 5,2 mesi del 2025 ai 5,5 mesi del 2026.

È quanto emerge da uno studio di Immobiliare.it Insights, società del gruppo Immobiliare.it specializzata in analisi di mercato e data intelligence. La ricerca ha preso in esame il cosiddetto «Time to sell», ovvero il tempo medio che intercorre tra la pubblicazione di un annuncio sul portale e la sua rimozione dal mercato.

L’allungamento dei tempi interessa tutte le macroaree italiane, ma risulta particolarmente marcato nel Sud e nelle Isole. Non mancano, tuttavia, mercati urbani molto dinamici: Milano continua a distinguersi come la città italiana in cui gli immobili vengono venduti più rapidamente, mentre Firenze è quella in cui occorre il minor numero di contatti prima che un annuncio venga ritirato.

Tempi di vendita più lunghi al Sud

L’incremento più significativo del Time to sell (tempo di vendita) è stato rilevato nel Mezzogiorno, dove in dodici mesi i tempi medi di vendita sono cresciuti del 13%, passando da 5,2 a 5,9 mesi.

Nelle Isole l’aumento è stato dell’11%: oggi sono necessari mediamente 6,2 mesi, contro i 5,6 del 2025. Si tratta dell’area geografica con i tempi di vendita più lunghi.

Più contenute le variazioni nel resto del Paese. Nel Nord-Ovest e nel Centro la permanenza media degli annunci è salita da 5,2 a 5,4 mesi. Il Nord-Est, pur passando da 5 a 5,2 mesi, rimane invece la macroarea in cui le abitazioni vengono vendute più velocemente.

Secondo Paolo Giabardo, direttore generale di Immobiliare.it, il rallentamento non è dovuto a una riduzione generalizzata dell’interesse degli acquirenti. «Nonostante la domanda continui a mantenersi solida, come dimostra l’andamento delle compravendite, in crescita e stabilmente al di sopra della media di lungo periodo, l’allungamento dei tempi di vendita riflette uno squilibrio sempre più evidente tra richiesta di mercato e offerta», osserva Giabardo.

Uno squilibrio che, secondo il manager, contribuisce ad alimentare la tensione abitativa e la crescita dei prezzi. Per ridurlo sarebbe necessario riportare sul mercato il patrimonio immobiliare inutilizzato e, nei territori in cui questo non fosse sufficiente, generare nuova offerta abitativa.

Milano resta la città dove si vende più rapidamente

Tra i principali centri urbani italiani, Milano conserva il primato per rapidità delle vendite. Nel capoluogo lombardo un immobile rimane sul mercato mediamente 2,9 mesi, un dato invariato rispetto al 2025.

Al secondo posto si trovano Trieste e Bologna, entrambe con un Time to sell di 3,5 mesi. Trieste ha registrato un miglioramento particolarmente evidente, riducendo i tempi dell’8% rispetto ai 3,8 mesi dello scorso anno. A Bologna il calo è stato più contenuto, da 3,6 a 3,5 mesi. Seguono Firenze e Roma, entrambe a 3,6 mesi, ma caratterizzate da andamenti opposti. Nel capoluogo toscano i tempi sono diminuiti del 3%, mentre nella Capitale sono aumentati del 5%, rispetto ai 3,4 mesi del 2025.

Verona raggiunge i 3,7 mesi, mentre Padova si attesta a 3,8. Napoli, Bergamo e Como condividono un tempo medio di 4,1 mesi. Tra i miglioramenti più consistenti emerge quello di Reggio Emilia, dove il Time to sell è sceso da 5,3 a 4,4 mesi. Anche Bari e Lucca hanno registrato una riduzione: nel capoluogo pugliese si è passati da 4,7 a 4,5 mesi, mentre nella città toscana da 7 a 6,5 mesi.

Le maggiori difficoltà si concentrano soprattutto in alcuni capoluoghi del Sud. A Catania occorrono mediamente 5,1 mesi per vendere un immobile, mentre a Taranto ne servono 5,6.

Il dato più elevato dell’intera rilevazione riguarda Messina, dove il Time to sell raggiunge i 7,4 mesi. Nel 2025 erano necessari 5,6 mesi: in un solo anno l’incremento è stato quindi del 32%. Tempi particolarmente lunghi si registrano anche a Lucca, con 6,5 mesi, nonostante il miglioramento rispetto all’anno precedente. In controtendenza negativa anche Monza. Nel capoluogo brianzolo il tempo medio necessario per l’uscita di un immobile dal mercato è passato da 3,3 a 4,6 mesi, con un aumento vicino al 40%.

Lo studio ha analizzato anche il numero medio di contatti ricevuti da ciascun annuncio prima della sua rimozione dal portale. Firenze guida questa particolare classifica: nel capoluogo toscano sono sufficienti appena sei contatti. Seguono Reggio Emilia e Treviso, entrambe con sette.

A Milano, Padova e Venezia ne servono mediamente otto, mentre Taranto si ferma a nove. Queste sono le uniche città analizzate, insieme a Firenze, Reggio Emilia e Treviso, a rimanere sotto la soglia dei dieci contatti.

La media nazionale è pari a dieci, ma in diversi grandi mercati urbani il numero risulta sensibilmente più elevato. A Roma un annuncio riceve mediamente 23 contatti prima di uscire dal mercato, a Torino 25. Il valore massimo si registra a Monza, dove sono necessari in media 27 contatti. Seguono Torino, Roma, Bari con 22 e Brescia con 20.

Il numero di richieste non coincide necessariamente con una maggiore rapidità della vendita. Roma, per esempio, presenta un Time to sell relativamente contenuto, pari a 3,6 mesi, ma richiede quasi quattro volte i contatti necessari a Firenze. Il dato può riflettere differenze nella qualità della domanda, nelle caratteristiche dell’offerta, nelle fasce di prezzo e nella capacità degli annunci di intercettare acquirenti realmente pronti a concludere l’operazione.

Da non perdere

I nostri soldi

Quasi 1,5 miliardi rubati col Reddito di cittadinanza

La cifra monstre salta fuori da nuove indagini di Inps e Gdf: in decine di migliaia hanno incassato l’assegno senza averne i requisiti. Prima di erogare il sussidio simbolo del M5s, infatti, non venivano svolti controlli incrociati. E il denaro pubblico finiva pure ai criminali.

Tagli ai ministeri per calmierare il diesel
I nostri soldi

Tagli ai ministeri per calmierare il diesel

Il governo prolunga la sforbiciata di 17 cent fino al 25 agosto. La misura vale 245 milioni «coperti» dalle riduzioni ai dicasteri. Fuori la benzina. Poi partirà il meccanismo delle accise mobili. Salvini vuole un piano di lungo periodo: «Risorse da chiedere alle banche».