Il governo va avanti per la sua strada. All’indomani dell’altolà della Commissione europea che, tramite la portavoce Paula Pinho, si è espressa in modo molto critico sulla richiesta di flessibilità da parte del governo, ieri il Consiglio dei ministri, nell’ambito del Documento programmatico di finanza pubblica, il Dpfp, ha deciso uno scostamento di bilancio di 28 miliardi tra 2027 e 2028 (14 miliardi in ciascun anno).
«Abbiamo approvato il Dpfp, che arriva in un contesto particolarmente complesso, quindi fare previsioni diventa sempre più complicato», ha spiegato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti.
Il nodo della flessibilità chiesta a Bruxelles
Il Dpfp contiene l’aggiornamento delle previsioni macroeconomiche e di finanza pubblica ed è la cornice entro cui va inserita la manovra economica. Il governo ha chiesto a Bruxelles maggiore flessibilità su due fronti: per aumentare la spesa per energia e Difesa, attivando la clausola di salvaguardia nazionale, senza che questa vada a pesare sul deficit e per ammorbidire i vincoli sulla spesa. La Commissione ha ricordato di aver concesso la deroga alla clausola di salvaguardia e che ulteriore flessibilità non è possibile. «La proposta italiana di considerare l’impatto dell’inflazione sul sentiero di spesa non nasce per chiedere una diversa o un’ulteriore flessibilità», ha spiegato Giorgetti. «I target che sono stati dati ai singoli Paesi 3 anni fa con un tasso d’inflazione previsto profondamente diverso, non possono non considerare il diverso impatto che l’inflazione ha avuto sul sentiero della spesa nominale che è l’obiettivo che ci viene dato». Per Giorgetti non è difficile capire «il tipo di rimostranza, che non è soltanto del governo italiano ma anche di altri governi europei, che abbiamo posto in termini di attenzione all’Europa».
Inflazione, tassi e costo del debito
Il governo non chiede a Bruxelles un trattamento speciale, ma di agire con realismo a fronte del mutato contesto economico. Il costo del debito per tutti i Paesi Ue sta salendo. Ieri lo spread, il differenziale tra Btp e Bund, è arrivato a 131 punti base (poi ha chiuso a 114,6) e il rendimento del decennale italiano è salito al 4,7%. Intanto, l’inflazione nell’Eurozona è balzata al 3,8% a settembre con il caro energia, rispetto al 3,2% di agosto. I prezzi energetici, fa sapere Eurostat, sono saliti del 18,8%. Uno scenario che non si può ignorare. «Monitoriamo con attenzione la situazione dei tassi e dell’inflazione», ha puntualizzato Giorgetti dopo il cdm.
Bruxelles prende tempo sulla richiesta italiana
La Commissione però prende tempo. La portavoce Pinho ha detto che la lettera del governo italiano con la richiesta di flessibilità sarà «studiata nei dettagli. Poi verranno le considerazioni e la posizione al riguardo». Tempi? Non è dato saperli. Ma proprio la tempistica è cruciale giacché entro il 20 ottobre, la legge di Bilancio deve essere presentata ufficialmente alle Camere per essere approvata entro il 31 dicembre, altrimenti scatta l’esercizio provvisorio.
Questo spiega la decisione del governo di andare avanti per la propria strada con l’approvazione della relazione per l’attivazione della clausola di salvaguardia e la conseguente richiesta al Parlamento dello scostamento di bilancio che va approvata a maggioranza assoluta.
28 miliardi tra energia e Difesa
Lo scostamento di bilancio è pari a 28 miliardi per il prossimo biennio: 14 miliardi per il 2027 e 14 per il 2028, ovvero 7 miliardi per energia e altrettanti per difesa in ciascuno dei due anni. Per la Difesa sono 8 miliardi in meno di spese extra per il 2028, rispetto a quanto originariamente previsto. Si tratta quindi dello 0,3% in più in spese per la Difesa e dello 0,3% per l’energia, con una correzione per la Difesa che inizialmente contava sullo 0,6% in più. «Rispetto alle intenzioni di qualche settimana fa abbiamo deciso di ridimensionare lo sforzo» ha spiegato Giorgetti. E di rimbalzo il collega della Difesa, Guido Crosetto: «Ne prendo atto e mi auguro che le condizioni nel 2027 consentano un successivo intervento in aumento».
Il Pil è stato rivisto al rialzo all’1% per il 2026. Nelle stime di aprile scorso era allo 0,6%. «Il tasso di crescita programmato si attesta allo 0,8% nel 2027, 0,9% nel 2028 e 0,8% nel 2029», ha spiegato Giorgetti.
Deficit al 3,4% nel 2027
Deficit sotto il 3% nel 2026, sale al 3,5% nel 2027. «Il deficit dovrebbe stare sotto il 3% anche nel 2026, ma come sapete non basta e le nostre previsioni sono, tenendo conto della spesa supplementare consentita dalle regole europee, che salga al 3,5% nel 2027, 3,3% nel 2028 e 2,4% nel 2029», ha proseguito il capo del Mef. Poi ha precisato che le percentuali sopra il 3% «devono essere depurate dallo scostamento relativo a Difesa e energia e, di conseguenza, se tolto lo 0,6% si avrà un dato inferiore al 3%. I decimali fanno la differenza e quindi l’auspicio è di aprire quello spazio».
Il peso del debito
Il debito si conferma un macigno: il profilo tendenziale ci porta al 138,1% nel 2026, 138,4% nel 2027, 137,7% nel 2028 e 136,3% nel 2029. Il punto critico è rappresentato dall’inflazione, che fa lievitare la spesa per l’indicizzazione delle pensioni, il costo della vita e i prezzi per i cantieri pubblici (il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Matteo Salvini, ha già chiesto 8 miliardi) e il costo del debito.
Giorgetti ha quindi lanciato un messaggio chiaro ai colleghi di governo in vista della Manovra: «L’approccio deve essere più prudente rispetto alle cose annunciate. Il contesto chiaramente richiede maggiore attenzione».
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