Ennesima zuffa tra Forza Italia e Lega. Ormai i due partiti di maggioranza non vanno d’accordo pressappoco su nulla e non perdono occasione per cantarsele su ogni tema caldo.
Extraprofitti e Safe: i nuovi terreni di scontro nella maggioranza
Stavolta i terreni di scontro sono la tassazione degli extraprofitti delle banche e delle compagnie petrolifere ed energetiche e il Safe (Security action for Europe), il programma con cui l’Ue mette a disposizione fino a 150 miliardi di euro in prestiti agevolati per finanziare investimenti comuni nel settore della Difesa.
Il leader di Forza Italia, Antonio Tajani, e quello della Lega, Matteo Salvini, si parlano a colpi di comunicati stampa e dichiarazioni pubbliche, nei quali non si risparmiano stoccate. I loro incontri, fuorché quelli convenzionali ai Consigli dei ministri, si riducono al lumicino e avvengono da separati in casa.
Tajani esclude interventi sugli extraprofitti, Salvini li caldeggia. Tajani al Meeting di Rimini sostiene: «Sono contrarissimo a qualsiasi ipotesi di extraprofitto, di tasse. Quando sento la parola tasse mi viene l’orticaria. Deve esserci un confronto concordato, chiedere un contributo in un momento difficile anche da parte delle aziende del settore, ma non voglio sentire la parola extraprofitto che mi sa molto di Unione Sovietica».
Secondo Tajani «un conto è contribuire con un accordo, un conto è abbattere la mannaia delle tasse». La risposta al pressing della Lega e del suo segretario per la tassa sugli extraprofitti è, dunque, chiara. Ma è scontro anche sul risiko bancario.
Il botta e risposta tra Borghi, Nevi e Salvini
All’azzurro risponde il senatore del Carroccio Claudio Borghi: «Non vogliamo tassare i cittadini. Ricordo a Tajani che anche le accise sono imposte, anche se il nome è scritto in modo diverso: la scelta è se le devono pagare i cittadini o un settore che, grazie a quei cittadini, ha fatto 200 miliardi di utili in pochissimi anni. L’alternativa è stracciare il Patto di Stabilità della compagna di partito di Tajani, la signora Ursula von der Leyen, e fare più deficit. La scelta è semplice: o si fa più deficit e si mandano a quel paese le regole di quella Ue che Tajani così tanto ama, o si tassano i cittadini con le accise, o si tassano gli enormi e anomali profitti delle banche».
A Borghi risponde il portavoce nazionale di Forza Italia, Raffele Nevi: «Borghi può dormire sonni tranquilli. Fin quando ci saremo noi, non ci saranno mai tasse, su nessuno. Non accetteremo mai patrimoniali. Quello è il modello che segue Elly Schlein».
Salvini sottolinea come «le banche sono imprese che lavorano con le garanzie dello Stato, hanno licenziato migliaia di dipendenti e chiuso migliaia di sportelli. Sono un’impresa abbastanza “protetta”, diciamo così, con assai poco da temere». Il ministro dei Trasporti si dice così «d’accordo» con Schlein perché «banche, assicurazioni, energetici e petroliferi stanno guadagnando. Mi fa piacere, sia chiaro, non sono per l’esproprio proletario, ma in un momento come questo occorre chiedere un contributo a chi può darlo».
Dichiarazioni che segnano l’acuirsi di uno scontro all’interno del governo. Tajani spiega a Salvini che «è il mercato a essere sovrano e deve decidere cosa si fa. Non tocca al governo, non tocca alla politica infilarsi nel risiko bancario. La politica deve dare delle regole, vedere che le regole si rispettino e basta».
Il nodo dei fondi Safe per la Difesa
Riguardo al Safe il governo italiano ha chiesto, con una lettera alla Commissione Ue, di utilizzare 8,9 miliardi dei 14,9 miliardi del fondo prenotati in precedenza. «Abbiamo deciso di utilizzarne di meno perché serve investire di più in sanità e politiche sociali», dichiara Tajani.
A luglio il ministro degli Esteri aveva fatto capire che il governo aveva deciso di utilizzare tutti i fondi Safe, «chiedendo un intervento di 14,9 miliardi», e che entro la fine dell’anno avrebbe formulato la sua proposta. La dichiarazione era evidentemente non concordata e aveva creato scompiglio dentro alla maggioranza. Tajani aveva dovuto rimangiarsi tutto. La Lega, che è il partito più scettico sulle spese militari, era la più dubbiosa. Oggi quei dubbi si fanno ancora più evidenti.
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