Oltre 3.000 agricoltori si sono riuniti all’evento di Coldiretti al Parco della Musica, per un confronto sugli impegni europei e sulle sfide da affrontare. L’associazione di categoria denuncia gli aspetti che penalizzano i produttori italiani: «C’è un problema di concorrenza sleale quando non c’è la tracciabilità, quando si siglano accordi di libero scambio che non prevedono le stesse regole» ha dichiarato Ettore Prandini, presidente di Coldiretti.
2026-01-26
Mercosur: «È finita l'epoca degli accordi che non tengono conto della salute dei cittadini»
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Lo ha dichiarato il ministro Francesco Lollobrigida a margine del Consiglio Agricoltura e Pesca a Bruxelles.
Cristiano Fini, presidente di Cia (Imagoeconomica)
E il presidente di Cia, Cristiano Fini, rincara: «In Europa standard qualitativi e sanitari più alti».
Confindustria scende in campo contro chi contesta l’accordo sul Mercosur così come è stato concepito, ovvero in modo squilibrato senza quelle reciprocità che dovrebbero tutelare il mondo agricolo. L’associazione delle imprese ne sta facendo una battaglia di bandiera sostenendo che il No della Lega e dei 5 stelle rischia di far perdere al sistema Paese 14 miliardi di euro. Il presidente degli industriali, Emanuele Orsini, sollecita «l’applicazione immediata dell’accordo provvisorio perché sospenderlo sarebbe una pazzia».
E in modo provocatorio ha detto: «Allora eliminiamo le differenze tra industria e agricoltura», sottolineando che gli agricoltori «pagano accise ridotte sul gasolio, hanno agevolazioni sull’Imu e una lista di altri sgravi». A sostegno del settore ci sarebbero misure pari a 13,5 miliardi l’anno come indicato dal Crea, il Consiglio per le ricerche in agricoltura, tra cui l’aliquota media del 15% sui redditi ottenuti dalla vendita dei prodotti agricoli e del 25% sui servizi.
Ma per Coldiretti il tema chiave è la reciprocità e l’assoluta uguaglianza di regole. Il presidente Ettore Prandini, in un lungo articolo per l’Informatore zootecnico, sottolinea che «l’export è la locomotiva dell’agroalimentare made in Italy che ha chiuso il 2025 a 73 miliardi. Ma non possiamo accettare scelte che possano mettere nell’angolo le nostre produzioni e penalizzino i consumatori. Siamo favorevoli alle aperture commerciali con tutti i Paesi del mondo a condizione che le regole ferree imposte dalla Ue su agrofarmaci, sostenibilità e rispetto dei diritti del lavoro siano richiesti a tutti quei Paesi che vogliono esportare sul territorio europeo. Assistiamo, invece, a una deregulation su deforestazione e sistemi di allevamento nei Paesi terzi».
Secondo Prandini è quanto avviene «in particolare in Brasile e Argentina. In Brasile sono applicati oltre 37 fitofarmaci con principi vietati in Europa, così come negli allevamenti è consentito l’uso di ormoni e antibiotici messi al bando da anni nelle stalle europee». L’obiettivo è uno solo, dice Prandini, «fermare le importazioni sleali» e richiama ai controlli. «Attualmente solo il 3% di quello che passa le frontiere europee viene fisicamente verificato».
Nel merito delle politiche di sostegno all’agricoltura, interviene il presidente della Cia, Cristiano Fini: «Il settore agricolo non è come altri. Non percepisce una adeguata remunerazione rispetto ai prodotti che vende sul mercato perch,é a livello europeo, abbiamo standard qualitativi e sanitari diversi dagli altri Paesi e costi energetici e di manodopera più alti». Fini, poi, contesta la tesi che gli agricoltori statunitensi ricevano meno sostegni: «Negli Usa c’è la Farm Bill che è l’equivalente della Pac e sostegni per la transizione green. Quando i prezzi dei fertilizzanti sono schizzati facendo aumentare i costi di produzione, il governo è intervenuto a suon di miliardi. In Sudamerica, hanno costi di manodopera un decimo del nostro, ci manca pure che abbiano contributi generosi».
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2026-01-13
Allevamenti, Fidanza: «Settore strategico in crisi, necessario definire politiche coordinate»
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(Totaleu)
Lo ha dichiarato l'eurodeputato di Fratelli d'Italia durante il dibattito sulla Pac (Politica agricola comune) all'Eurocamera di Strasburgo.
La protesta dei trattori a Milano contro il Mercosur (Ansa)
Il Mercosur una volta a regime incrementerà il fatturato dell’Unione dello 0,1% all’anno, pari a meno di 18 miliardi di euro. Per compensare le perdite che subiranno i contadini il budget per la Pac è di 42 miliardi ogni 12 mesi. Altro suicidio di Bruxelles.
L’accordo Ue-Mercosur di libero scambio non vale niente. Anzi. Non porterà benefici. Costerà invece in termini di più sussidi pubblici agli agricoltori e di maggior concorrenza, sul prezzo, a scapito degli stessi agricoltori. Sono i numeri a dire che l’accordo commerciale che di fatto abolisce gran parte dei dazi tra il vecchio continente e il blocco Argentina-Brasile-Paraguay-Uruguay interesserà gli esportatori tedeschi, ma per il resto è una intesa anti-economica.
Un recente studio pubblicato sul sito del Parlamento europeo dal titolo «Un aggiornamento sugli effetti economici, di sostenibilità e regolamentari della parte commerciale dell’Accordo di partenariato Ue-Mercosur», fa sapere che «gli impatti economici per l’Ue-27 sono modesti. La simulazione prevede un aumento dello 0,1% del Pil e del benessere, insieme a una crescita marginale delle importazioni complessive (0,2%) e delle esportazioni (0,1%). I salari reali dei lavoratori qualificati e non qualificati aumentano leggermente (0,1%), con un effetto trascurabile sul rendimento del capitale. Tra gli Stati membri, i risultati variano. Belgio e Paesi Bassi registrano incrementi relativamente più elevati in termini di benessere e rendimenti del capitale rispetto ad altri paesi, probabilmente grazie alle loro economie fortemente orientate al commercio». Invece, si legge nell’analisi ufficiale dell’europarlamento, «Germania e Italia beneficiano di aumenti moderati dei flussi commerciali (le importazioni e le esportazioni crescono rispettivamente dello 0,3% e dello 0,2%), in linea con il loro ruolo di principali esportatori dell’Ue. Per economie più piccole come Portogallo e Slovenia, i guadagni sono trainati dalla specializzazione settoriale, in particolare nelle esportazioni, che aumentano rispettivamente dello 0,4% e dello 0,2%».
E qual è l’impatto sul Pil per i Paesi sudamericani? «Il Mercosur, considerato come blocco, sperimenta benefici economici relativamente maggiori rispetto all’Ue. La simulazione indica un aumento dello 0,3% del Pil e una crescita dello 0,2% del benessere (in percentuale del Pil). Tali guadagni sono principalmente trainati dall’espansione degli scambi, con importazioni ed esportazioni in aumento rispettivamente del 3,1% e del 3,6%. I lavoratori qualificati e non qualificati registrano aumenti dei salari reali pari rispettivamente allo 0,3% e allo 0,4%. Tra i singoli paesi, l’Argentina guida con un incremento del Prodotto interno lordo dello 0,4%. Il Brasile registra guadagni moderati in termini di Pil (0,3%) e commercio, mentre l’Uruguay beneficia di una crescita più elevata dei salari reali sia per i lavoratori qualificati (0,5%) sia per quelli non qualificati (0,6%). Il Paraguay, invece, sperimenta lievi diminuzioni del Pil (-0,1%) e del benessere (-0,2%».
Insomma, su un Pil della Ue che ammonta a 17.900 miliardi di euro (dati del 2024), il valore positivo dell’accordo col Mercosur vale 17,9 miliardi l’anno, appunto un più 0,1%. Ciò nonostante, Ursula von der Leyen ha promesso di rinforzare la dote di sussidi agli agricoltori, attraverso la Pac, a 293,7 miliardi per il bilancio 2028-2034. In sostanza sono circa 42 miliardi l’anno per il settennato del nuovo budget in favore delle aziende del primario europee. Anche un bambino della materna capirebbe che forse il gioco - ovvero l’accordo tra Unione Europea e Sudamerica - non vale la candela: per crescere di 17 miliardi di Pil l’anno si spendono 42 miliardi di soldi pubblici a conforto di chi sarà danneggiato dallo stesso accordo. È o non è un controsenso? Anche perché quei fondi Pac alla fine non servono per aiutare veramente gli agricoltori ma solo a compensare decisioni politiche sbagliate. Come accade con le politiche green: si impongono da Bruxelles divieti, aumenti di costi, nuove regole burocratiche e dopo si studiano ristori per chi viene colpito dal cambio di rotta.
Sul Mercosur il ministro Francesco Lollobrigida ha portato a casa più fondi Pac, una tutela maggiore per i prodotti agricoli Dop e Igp, ha ottenuto che la clausola di salvaguardia scatti dopo una variazione dei prezzi del 5% e non del 10%, nel senso che la Commissione Ue avvierà una indagine per tutelare produttori puniti da una concorrenza low cost se il prezzo importato è inferiore di oltre il 5% a parità di prodotto.
Il ministro dell’Agricoltura italiano ha pure incassato maggiori controlli doganali per evitare che – ad esempio – il riso uruguagio coltivato senza rispettare le norme green possa essere parificato a quello italiano, che invece è sottoposto a una marea di pratiche in nome dell’ambiente. Insomma, Lollobrigida, ha fatto il massimo con un dossier ereditato che è lì sul tavolo da oltre 20 anni. Il problema però, considerati appunto i numeri, è un altro: la Ue traccia linee irrealistiche, sigla alleanze, non calcola gli effetti negativi, tanto poi risolve tutto con sussidi o deroghe. Col risultato di sprecare soldi pubblici, aumentare i documenti da compilare per evitare multe e appesantire così le possibilità di crescita europea. Nel terzo trimestre 2025 la produttività dei lavoratori Ue è leggermente calata, mentre negli Usa è salita del 4,9%. I numeri, anche in questo caso, parlano chiaro su che fine stiamo facendo.
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