Il sottosegretario Gemmato: «Meloni è una leader internazionale e un governo che dura dà peso all’Italia»
Marcello Gemmato (Imagoeconomica)

Qui dove il mare luccica… Non è Sorrento, ma Bari. Non è il celebre tenore Enrico Caruso omaggiato da Lucio Dalla, ma Giorgia Meloni, il capo del governo più longevo della storia repubblicana. Lei, la regina dei record: primo presidente del Consiglio donna, primo premier più a lungo in sella a un governo. Qui dove il mare luccica… perché lei, venerdì, festeggerà guardando il mare dal molo di Bari, crocevia strategico di rotte turistiche e commerciali.

È lì che ha voluto che fosse allestito il palco, sul braccio del porto che dà immediatamente sul mare. Ed è lì che comincerà il suo canto, il suo racconto di una stagione governativa che arriva al record dei 1.413 giorni (e non è finita…) nonostante guerre, crisi economiche, tensioni internazionali, traffici commerciali strozzati, benzina e gasolio alle stelle…

«Ci manca soltanto l’invasione delle cavallette, come si dice in questi casi; ma è meglio non continuare a dirlo altrimenti arrivano pure le cavallette». A parlare è Marcello Gemmato, sottosegretario alla Salute, l’uomo di Giorgia in Puglia. Uno degli amici più stretti e di vecchia data. È lui il regista della grande manifestazione di Bari (non fosse altro per presidio territoriale) ma non gli piace che se ne parli troppo. È un «uomo macchina» silente, come si dice in questi casi. Non sta dormendo la notte perché sa che gli occhi saranno puntati su Bari e lui non vuole perdere né la faccia né la stima.

Un uomo di vecchio lignaggio, dalla lunga e consolidata militanza. «A Bari per amicizia? Non scherziamo. Giorgia ha scelto Bari per mandare un segnale politico e poi sì, anche per ringraziare una comunità che in Puglia sta facendo benissimo sotto il profilo dei risultati e dell’impegno. Ma la scelta di Bari rappresenta molto di più». Cosa? «L’Italia che, a guida Giorgia Meloni, guarda il Mediterraneo da protagonista. Noi siamo Mediterraneo, siamo dentro il Mediterraneo: è questa la sfida del Piano Mattei». È sempre così, appena i rappresentanti del governo e i parlamentari di Fratelli d’Italia masticano l’espressione Piano Mattei è come se la loro bocca si riempisse di tutti i sapori del mondo. Ma – faccio notare – a mia mamma Piano Mattei non trasmette nulla; e non credo sia la sola. Gemmato ride perché credo che anche a lui capiti lo stesso.

Come glielo spieghiamo ‘sto piano alla gente comune?

«In effetti è così, o così appare: un qualcosa di distante. Ma se alla gente della strada, del mercato, ai nostri anziani, ai piccoli imprenditori, diciamo che il Piano Mattei conviene sia a noi che ai Paesi africani, capiscono».

Non ancora…

«L’Africa è un continente imprescindibile e finora sfruttato, vuoi per l’energia vuoi per le materie prime. È il continente che guardiamo dal mare, col quale vogliamo avere rapporti solidi, strutturali, affinché le loro società crescano, collaborino e quindi frenino le migrazioni. Questo la gente comune lo capisce».

Il premier che guarda il mare. In tempi di Odissea funziona e tira molto. Ma tra l’epica e la realtà ci passa il… mare appunto.

«Intanto siamo il governo più duraturo e stabile della storia repubblicana. Un record che ci siamo conquistati con il lavoro e l’impegno, non è un gentile omaggio. Un record fissato dal primo presidente del Consiglio donna, altro primato. Un record che significa stabilità e maturità politica, perché poi al netto di tutto quel che scrivono e dicono, la maggioranza tiene, con le proprie differenze identitarie. Com’è giusto, sia Matteo Salvini che Antonio Tajani saranno a Bari, fosse anche in collegamento».

«Vede, la rotta non s’è mai smarrita. Quando vincemmo le elezioni il coro era tutto sulla postura internazionale della Meloni: quante ne abbiamo sentite… E invece è proprio sulla dimensione internazionale, sulla sua tenuta, che Giorgia personalmente sta vincendo la partita, anche con posizioni difficili com’è accaduto quando il presidente Donald Trump pensava di poterla mortificare. Siamo credibili, siamo forti e siamo un punto di riferimento, altro che “L’Italia sarà isolata”. Segnare il record qui a Bari, nel Sud, sull’affaccio del Mediterraneo significa questo».

Mediterraneo croce e delizia, come sempre: lo sapevano anche nella Prima repubblica, quando si doveva trattare con i leader africani per tenere sotto controllo le frontiere.

«Per ottenere i risultati ci vuole serietà, altrimenti ti può andare bene una volta. Noi stiamo consolidando queste relazioni in funzione della crescita economica, della stabilità e della collaborazione necessarie per il controllo delle frontiere o per i rimpatri. Abbiamo risultati ottimi, è un continuo crescendo. Brava Giorgia Meloni, bravo Tajani, bravo Piantedosi».

Valeva la pena metterlo in discussione?

«Nessuno lo ha mai messo in discussione. Glielo assicuro. Perché farlo?».

Beh, qualche grana c’è stata… A proposito, qual è stato il momento di maggiore difficoltà?

«Beh, le difficoltà non ci hanno mollato un attimo. Manca solo l’invasione delle cavallette, ma meglio non scherzare troppo nemmeno sulle cavallette».

E sul piano personale? Voglio dire, Giorgia Meloni lei la conosce molto bene; qual è stato il momento più duro? Sangiuliano, Giambruno, Santanché…

«Non è un discorso né di nomi né di singole persone. Giorgia sa benissimo che dietro a ogni attacco a chi le sta attorno, c’è un disegno più sofisticato; c’è l’intenzione di fare male a lei, di indebolirla. Ed è proprio questo atteggiamento vigliacco – far male agli altri per colpire lei – che la addolora; lo considera ingiusto. Però sbagliano strategia, perché ogni crisi, anche la più pesante, la rafforza. Giorgia è un’amica, un’amica guerriera».

A Taranto l’hanno fischiata. Il Sud non è riconoscente? O semplicemente inizia la fase più critica?

«Mi lasci dire di Taranto: Giorgia ha detto di comprendere e si è dimostrata la più matura. Ma io certe realtà le conosco bene: la contestazione è stata organizzata. Com’è possibile che applaudono il commissario governativo che ha messo sul tavolo i soldi stanziati dal governo Meloni, e poi fischiano il premier? Suvvia… Sono meschinità, è una assoluta incapacità di fare politica. Faranno un po’ di cinema anche venerdì, me lo aspetto. Ma questo non è il Sud protagonista. Il Sud che sta vincendo è un Sud che ha accolto la nostra sfida, che risponde al cambio di paradigma: si crea lavoro, si crea ricchezza, si crea benessere; si esce dal sussidio e dalla logica del reddito di cittadinanza, diseducativo, per cui si prendono soldi senza fare nulla! Io sono per lo Stato sociale, ma dare soldi per non fare nulla è la peggiore delle idee».

«Il Sud ha tutte le carte in regola per vincere la partita e infatti, numeri alla mano, il Mezzogiorno performa meglio del Settentrione sul Pil; così come registra un aumento dell’occupazione e una riduzione della disoccupazione; il turismo evolve in un turismo di qualità. Stiamo invertendo la rotta anche sulla sanità, per quel che possiamo incidere a livello nazionale ovviamente, ma così tanti soldi sul riparto del finanziamento del fondo sanitario regionale il Sud non li ha mai avuti».

Se le avessero detto che avreste stabilito il record di stabilità?

«Il lavoro e la serietà premiano. Sono contento per Giorgia».

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