Battere il record di longevità di qualsiasi governo si sia mai insediato in Italia nella storia della Repubblica significa soprattutto «responsabilità». Questo l’approccio di Giorgia Meloni, ed è per questo che l’evento organizzato a Bari non rappresenta solo il festeggiamento di un traguardo ma anche il momento per tirare una linea, per fare un punto: tante le cose andate bene, ma anche se la direzione è quella giusta, tanto c’è ancora da fare.
Niente autocelebrazione, come giusto che sia e come ci si poteva aspettare da un premier che neanche all’indomani della vittoria alle scorse elezioni si è presa un minuto per darsi una pacca sulla spalla. Pancia a terra o «piedi per terra» e lavorare. Oggi e domani, così come ieri.
«Il governo più stabile non è per forza quello più capace. Semplicemente è il governo che ha avuto più tempo per essere giudicato, quel giudizio siete voi insieme ai milioni di italiani che sono ancora al nostro fianco. Di questo noi andiamo fieri» esordisce Meloni sottolineando che dopo «1.413 giorni abbiamo un consenso più alto di quello che avevamo il primo giorno di questo governo». Ringrazia gli alleati: «Nulla sarebbe stato possibile senza Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi e l’aiuto di tutti i ministri».
Insomma, gratitudine e responsabilità. Senza dimenticare le differenze con la sinistra che non riesce a mettere insieme due idee per formare un governo: «Noi non stiamo insieme per battere l’avversario, come quelli che dopo un’eventuale vittoria non sanno cosa fare. Noi stiamo insieme per costruire idee.
Chi si allea per costruire idee dopo 1.413 giorni ha ancora una lista di cose da fare, ecco la differenza». Ed è la stabilità la «prima grande riforma» per Meloni. «L’Italia non è più un caso da sorvegliare in Europa» sottolinea. «Oggi quando l’Italia siede al tavolo viene presa molto sul serio. Puoi permetterti di dire di no, di indicare la rotta. Le battaglie perse in partenza oggi si vincono».
«Conquiste che vogliamo lasciare agli italiani a prescindere da chi guiderà questa nazione». Qui si aggancia alla riforma elettorale: «È esattamente questa la ragione per la quale proponiamo che alle prossime elezioni e in avanti i cittadini possano scegliere la coalizione, il programma, il candidato premier da proporre al capo dello Stato. E perché vogliamo che chiunque vinca abbia i numeri per governare 5 anni. Significa niente ribaltoni, significa niente governi nel Palazzo dopo il voto come vorrebbe fare il Pd anche stavolta».
Due i passaggi chiave più emotivi: «Mi sembra di aver nuotato dentro la colla ma non ho mollato mai e non intendo farlo adesso».
E quando risponde alla figlia al telefono salutandola velocemente per poi scusarsi dicendo «è mia figlia scusate, mi ha chiamato tre volte».
Una fiera madre lavoratrice che rivendica il risultato sul lavoro delle donne: «Mai state così tante a lavorare». E poi il dato più importante di tutti: i contratti stabili. Perché «la stabilità serve per programmare». E ancora: «Abbiamo messo la gran parte delle nostre risorse per proteggere il potere d’acquisto».
E sulle partite Iva: «La soglia del forfettario alzata a 85.000 euro perché noi non abbiamo mai accettato che le partite Iva, i professionisti, gli artigiani fossero considerati lavoratori di serie B». Meloni non pensa che il problema sia risolto ma «lasciamo i fannulloni e i privilegiati ad altri, noi proteggiamo chi produce. Imprenditori artigiani operai».
Rivendica i provvedimenti fatti per calmierare i prezzi dei carburanti e annuncia: «Questa volta saranno più mirati, perché noi non possiamo permetterci di spendere altri soldi per consentire a chi non ne ha bisogno di avere lo stesso aiuto che ha un italiano che guadagna 1.200 euro al mese».
E ancora: «Vogliamo che l’energia che serve all’Italia sia sempre più prodotta in Italia, ecco perché dopo quarant’anni abbiamo rotto un tabù e riaperto al nucleare». Novità anche sul petrolio: «Vogliamo aumentare la quota di petrolio che si può estrarre nei nostri mari: non ha senso andarlo a comprare in Qatar quando ce l’abbiamo in Basilicata».
Sull’immigrazione si infuoca. «Ci hanno chiamato estremisti per anni e poi hanno copiato tutto, ecco cosa significa contare a Bruxelles» riferendosi all’Europa e non manca la stilettata a Vannacci. «Chi sull’immigrazione vi propone soluzioni troppo semplici mi sa che non vi sta dicendo tutta la verità». Sui dublinanti: «Ne abbiamo bloccati 80.000, mentre la sinistra ne aveva accettati 30.000, ecco la differenza».
«La libertà delle donne non è negoziabile» per Meloni così come «non esiste neanche un grammo di tolleranza per la propaganda jihadista nel nostro Paese».
Si spende anche sul femminicidio: «Abbiamo protetto le donne sul serio» perché il «femminicidio esiste: si uccide una donna perché ha osato essere libera». Anche qui risponde al generale Vannacci.
Risponde alle opposizioni, senza mollare un colpo. Una vera apertura di campagna elettorale.
Conte gela Schlein sulla leadership: «Il premier non lo fa chi ha più voti»
di Gabriele Gambini
Roberto Vannacci anticipa di un giorno il suo arrivo a Cernobbio. Qualcuno l’ha avvistato già ieri a Villa d’Este, sponda lago di Como, dove si svolge il Forum Ambrosetti. «Sono arrivato all’ora di pranzo senza farmi vedere in giro, ho un’enormità di cose da fare, per ora consideratemi in conclave», ha spiegato il capo di Futuro Nazionale.
Stamattina lo aspetta un debutto ad alta risonanza: si confronterà con Mario Monti e con la platea del forum su tematiche economiche e sul futuro dei rapporti tra Italia e UE. «Integrazione possibile e sovranità nazionale», è il tema del panel a lui dedicato, in cartello dalle 10.15. Ieri però il generale qualcosa ha aggiunto: «Mi auguro consenso, vorremmo che l’Europa vedesse negli Stati nazionali non un problema ma dei talenti da esaltare, senza salire in cattedra con direttive e regolamenti».
Nel frattempo, Giuseppe Conte non nasconde le sue ambizioni di sfidare Elly Schlein per l’eventuale ruolo di presidente del consiglio: «È perfettamente legittima l’aspirazione della segretaria del maggiore partito, il Pd, di essere il candidato premier, però se è la prima volta che andiamo in coalizione assieme, non possiamo noi, e io immagino gli altri partiti, accettare questa regola», ha rimarcato a L’aria che tira, su LA7.
Tradotto: il presidente del consiglio del centrosinistra non deve essere il segretario del partito che prende più voti, deve essere indicato dalle primarie. Intanto ci si può affidare ai numeri, e già raccontano molto.
Secondo un sondaggio di Youtrend per Sky condotto tra il 31 agosto e il 3 settembre, a cantar vittoria sarebbe proprio il generale impegnato a Cernobbio: Futuro Nazionale è stimato in ulteriore crescita, raggiungerebbe il 7,9%. Significa sorpasso di Forza Italia, data al 7,1%.
Peraltro proprio Vannacci ha dichiarato: «Tajani? Mi fa piacere se dice che non sono un problema». Le fluttuazioni indicherebbero Fratelli d’Italia come primo partito al 26,5% (+0,1 rispetto al 24 luglio), seguito dal Partito democratico al 22,2% (+0,3).
Al terzo posto il Movimento 5 stelle, al 12,6% (+1,1), l’incremento più marcato della rilevazione assieme a quello dei futuristi. Seguono Alleanza Verdi Sinistra al 5,8% (-1) e la Lega al 4,4% (-0,5). Chiudono Azione al 3,9% (+0,2), Italia viva al 2,4% (+0,3), +Europa all’1,6% (-0,3), il Partito Liberaldemocratico all’1,3% (+0,3), Ora! all’1,1% (+0,2) e Noi Moderati allo 0,9% (+0,1).
Gli indecisi e gli astenuti sarebbero il 33,6%. Anche a fronte di questi dati, desta attenzione sia l’evento di Cernobbio, sia la posizione di Conte sulle primarie del centrosinistra.
Il capo del Movimento 5 stelle è tornato sulle sue recenti dichiarazioni alla festa dell’Unità di Genova: «Per quanto mi riguarda le primarie non saranno tra avversari, ma tra compagni di viaggio che formano una squadra, per cui se dovesse vincere Elly Schlein, ci sarà massima lealtà da parte del Movimento 5 stelle e da parte mia. Io sono al servizio di un progetto, non delle mie ambizioni personali».
Dietro all’eloquio, c’è la tattica: invocare il bene della coalizione, proponendosi però di rappresentarla, o per lo meno di diventarne il personaggio più autorevole: «Non stiamo scegliendo dei leader di partito in prospettiva, ma dei leader di coalizione che devono governare questo Paese, devono andare nei summit internazionali a imprimere una svolta di pace, a cercare di ripristinare l’ordine internazionale».
Fino all’avviso nemmeno troppo velato al Pd: «Mettiamo da parte la logica di partito. Se qualcuno del Movimento 5 stelle dovesse ritenere che Schlein è più idonea di me, più qualificata, più competitiva per quanto riguarda la premiership, può sicuramente indicare lei». Ovviamente – questo non lo dice – varrebbe il viceversa.
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