Senza ballottaggio e con le preferenze. Ecco la nuova legge elettorale

La nuova legge elettorale si farà, con le preferenze e senza ballottaggio. È questo il succo delle indiscrezioni raccolte dalla Verità.

I nodi da sciogliere al Senato

La giornata di ieri in Commissione Affari Costituzionali al Senato è stata dedicata alle votazioni sugli emendamenti: si va avanti a oltranza, il testo dovrebbe arrivare all’esame dell’Aula tra domani e dopodomani senza mandato al relatore. Il centrodestra ha ancora alcuni nodi da sciogliere, in particolare come formulare nella maniera migliore l’emendamento sui capolista bloccati e il resto dei parlamentari da eleggere con le preferenze, clamorosamente bocciato alla Camera grazie al voto segreto.

Una volta approvato al Senato, a voto palese, si renderà necessaria una terza lettura a Montecitorio, dove per evitare nuovi agguati dei franchi tiratori dovrebbe essere posta la fiducia. Il meccanismo studiato dal centrodestra rende le preferenze effettivamente efficaci solo per i partiti più grandi, in particolare Fdi e Pd: le altre forze politiche eleggeranno un numero di deputati e senatori grossomodo corrispondente ai capolista, e quindi comunque sia scelti dalle segreterie dei partiti.

L’ipotesi accantonata del ballottaggio

Niente ballottaggio, dicevamo: l’emendamento in tal senso presentato dal senatore di Fdi Marcello Pera è destinato a restare un esercizio accademico. Troppo complesso introdurre il secondo turno tra soglie e differenze tra Camera e Senato, con quest’ultimo, ricordiamolo, eletto su base regionale.

«C’è un emendamento di un senatore importante e autorevole come il senatore Pera», riflette a Start, su Skytg24, il capogruppo alla Camera di Fdi Galeazzo Bignami, «che è del gruppo di Fratelli d’Italia, non mi risulta che l’abbiano sottoscritto tutti i componenti del gruppo o il capogruppo e ritengo che il Senato, così come la Camera ha votato liberamente, voterà quella che è la proposta del senatore Pera».

Il premio di maggioranza e il fattore Vannacci

A proposito di emendamenti: è stato accantonato quello presentato da Fdi a firma Paola Ambrogio, che prevedeva l’abbassamento della soglia per conquistare il premio di maggioranza dal 42 al 41%. Una sortita che a molti ha fatto pensare che il centrodestra tema, senza l’alleanza con Futuro nazionale di Roberto Vannacci, di non raggiungere il 42%.

Evidentemente però la maggioranza ha capito che non è un punto percentuale a fare la differenza, ma la strategia politica del centrodestra, che deve decidere se aprire o meno le porte a Vannacci, che continua a crescere.

Le alleanze e l’impatto sul centrosinistra

Ancora qualche settimana di tatticismi e poi il tema si porrà in maniera ineludibile: il centrodestra senza Fn difficilmente, considerate le difficoltà di Lega e Forza Italia, potrà raggiungere il 42% dei voti. Seconde e terze linee dell’attuale maggioranza non vedono l’ora di allearsi con Vannacci per mettere in cassaforte, salvo clamorosi imprevisti, il successo alle politiche e i numeri per eleggere il prossimo presidente della Repubblica.

Più articolato il discorso per i leader: Giorgia Meloni teme conseguenze a livello internazionale e Forza Italia la totale marginalizzazione. Alla fine, il vero punto di forza per il centrodestra di questa nuova legge elettorale è costringere il centrosinistra a indicare prima delle elezioni il nome del candidato alla presidenza del Consiglio: il caos registrato tra primarie e federatori è effetto di questa innovazione.

Scontro per la leadership all’opposizione

Elly Schlein non vuole saperne di fare un passo indietro, idem Giuseppe Conte. Nell’attuale opposizione è guerra aperta per la leadership, mentre i più avveduti sanno (e dicono) che i gazebo sancirebbero la fine di ogni possibilità di vittoria per il centrosinistra, tra accuse e veleni incrociati prima, durante e dopo le primarie.

Le critiche su maggioranza e Rosatellum

Intanto il centrosinistra va all’attacco, prendendo spunto dall’accantonamento dell’emendamento presentato dalla Ambrogio: «Perché è accantonato», dice in Commissione Affari Costituzionali il capogruppo di Avs Peppe De Cristofaro, «la maggioranza ci può dire qualcosa? Stanno aspettando le rilevazioni più recenti dei sondaggi? È una cosa davvero imbarazzante. Dovreste spiegare le ragioni più profonde per le quali state decidendo tra la soglia al 41-42-43… L’impressione è che si stia prendendo una decisione che risponde a qualche altro tipo di interesse ma se la legge elettorale viene costruita non per interesse del Paese ma della maggioranza allora questo è davvero un vulnus.

Non ho mai condiviso il Rosatellum e penso che abbiamo già oggi una maggioranza che non corrisponde a quella dei voti ma avevate molti modi per cambiarlo e lo state facendo accentuandone gli effetti deteriori e questo mi pare davvero molto indicativo. C’erano mille modi per cambiare il Rosatellum», aggiunge De Cristofaro, «avete scelto quello per cui il Rosatellum sarà addirittura un bel ricordo. L’accantonamento di questo emendamento ne è proprio la dimostrazione».

L’urgenza di chiudere la riforma

Il centrodestra da parte sua deve stringere i tempi: una volta trovata la quadra la legge va approvata il più rapidamente possibile. Si va incontro alla sessione di bilancio e non sarebbe una bella immagine per il centrodestra continuare a baloccarsi tra soglie e capolista mentre il paese attende risposte efficaci ai tanti problemi che attanagliano famiglie e imprese.

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