Chi indaga sui fondi a Vannacci gli può contestare solo un refuso
Roberto Vannacci (Imagoeconomica)

«C’è la compagnia petrolifera e il commerciante di carciofi. Ci sono società immobiliari, costruttori e produttori di vini. Ma anche un orologiaio influencer milanese e un consorzio di imprese specializzato nel Superbonus 110 per cento». Così, agli inizi di giugno, il sito Pagellapolitica descriveva il variegato universo dei finanziatori di Futuro nazionale, il partito di Roberto Vannacci, che all’epoca aveva già raccolto fondi per 316.000 euro.

I commenti dei giornali di sinistra sui fondi di Vannacci

Il giorno seguente il Corriere della Sera sfornava un titolo sostanzialmente identico: «Dal petroliere al carciofaio: chi sono i finanziatori di Vannacci».

A quanto pare, il fatto che esista qualcuno che commercia in carciofi suscita particolare ilarità fra i giornalisti, chissà per quale motivo. Forse i colleghi sono più a loro agio con i petrolieri, può anche essere. Nell’articolo del Corriere si spiegava, tra le altre cose, che «altri 12.000 euro a sostegno di Vannacci arrivano dall’imprenditore Domenico Santoro, fondatore nel 1989 della Esim Srl».

Circa un mese dopo, ecco Repubblica. E riecco pure i carciofi, nello specifico «Carciofi Romani, piccola società del settore agroalimentare». Il quotidiano progressista, a luglio, documentava come Futuro nazionale avesse ormai raccolto «340.718 euro tra donazioni, contributi in servizi e comodati gratuiti. È il primo identikit economico del partito di Vannacci. Il principale finanziatore», insisteva Repubblica, «è l’associazione Il Mondo al Contrario, che prende il nome dal libro con cui il generale è diventato un caso editoriale e politico. Ha messo a disposizione oltre 83.000 euro. Poi iniziano ad affacciarsi i grandi gruppi imprenditoriali. Chi sono? Costruttori, appaltatori pubblici, imprenditori dell’energia e delle infrastrutture».

Nell’elenco si riaffacciava, di nuovo, «Esimcompany, che ha donato 40.000 euro ed è riconducibile all’imprenditore Domenico Santoro, fondatore della Esim, società nata nel 1989 e specializzata nella progettazione e manutenzione di impianti ferroviari, che lavora anche per il gruppo ferroviario nazionale. Lo stesso Santoro compare inoltre personalmente nell’elenco dei finanziatori con un comodato gratuito del valore di 12.000 euro».

A Futuro Nazionale «fanno le pulci»

È da prima dell’estate, insomma, che al partito del generale vengono fatte le pulci, riportando nomi e cognomi di chi lo sponsorizza. Come ha fatto giusto ieri sul Giornale Lirio Abbate, inchiestista tra i più celebrati. Il quale ha segnalato una incongruenza: notava che 40.000 euro sono giunti ai vannacciani da una certa Esicompany, di cui non si trova traccia.

Probabile che si tratti della Esim Company del succitato Santoro: nessun mistero, solo un po’ di sciatteria di chi ha compilato il bilancio. E quando si è sotto lo sguardo di tutti la sciatteria e la fretta sono da evitare come la peste, serva di lezione alle truppe. Anche perché, dicevamo, indagare è giusto e bisogna che i giornalisti lo facciano (La Verità è tra quelli che praticano volentieri lo sport). E contemporaneamente bisogna che i partiti siano cristallini e integerrimi, specie se parlano di nobili concetti quali patria e onore.

A Vannacci sembra che finora sia andata piuttosto bene. Tutti indagano su di lui, tutti trovano la Esim. A meno che non salti fuori qualcosa di ben più pungente dei carciofi, il bottino è ben magro. Altrettanto scarne, nelle scorse settimane, sono state le accuse al generale – piovute da prestigiosi quotidiani stranieri – di essere un «cavallo di Troia dei russi». Specie perché la definizione è stata coniata da un think tank finanziato dai soliti Soros&Gates e ripresa paro paro dalla stampa.

Il metodo errato per affossare Vannacci

Ci sia concesso di esprimere una minuta opinione: non è con questi mezzi che si stende Vannacci, non è con questi mezzi che lo si affronta. Se gli trovassero in casa ceste di carciofi imbottite di rubli allora sì che gli si stroncherebbe la carriera, ma fino ad allora Futuro nazionale andrebbe affrontato sul piano su cui si muove, che è quello politico.

Suggerire che dietro il generale vi siano oscuri manovratori significa ignorare la spia politica che il suo movimento rappresenta. Questa spia sarebbe significativa persino se i manovratori occulti esistessero davvero, perché coloro che ai sondaggisti rispondono di sostenere Vannacci non lo fanno su suggerimento di manine complottarde o dietro pagamento di Mosca.

Lo fanno perché evidentemente su alcuni temi credono che Futuro nazionale esprima posizioni condivisibili. È una considerazione perfino banale nella sua evidenza. Costoro di certo non cambieranno idea in virtù di accuse che arrivano da pensatoi sorosiani o da ombre agitate da media, al contrario è possibile che ne escano rafforzati nelle loro convinzioni.

La giusta domanda elettorale su Vannacci

Ecco dunque la necessità di una riflessione politica. Che si pone per tutti. Per la sinistra, che festeggia per le rilevazioni sul campo largo, ma non vede che il centrodestra nei consensi tutto sommato tiene e se si unisce il consenso (per ora teorico) di Futuro nazionale si ottiene un blocco destrorso notevole. E anche per la destra vi è di che riflettere.

Vannacci spinge su temi che fanno parte del bagaglio dell’attuale coalizione di governo da tempo immemore, tocca chiedersi perché abbia successo. In ogni caso, il nocciolo della questione non dovrebbe essere dimostrare che il rivale è un poco di buono: questo è un metodo che la sinistra applica da anni con scarsi risultati. Per prevalere – se proprio si vuole prevalere e non trattare come sarebbe forse più logico – occorre dimostrare di essere capaci e affidabili. Magari più capaci del concorrente, se ci si riesce. E non per riguardo verso chicchessia, ma per rispetto degli elettori. Ai quali magari piacciono addirittura i carciofi.

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