Vannacci dice sì: «Giustissimo, ma in ritardo»
Il capo di Fn rilancia il «sovranismo sociale», detta condizioni per alleanze e applaude a Meloni su scuola e burqa: «Giustissimo, ma in ritardo».
Il capo di Fn rilancia il «sovranismo sociale», detta condizioni per alleanze e applaude a Meloni su scuola e burqa: «Giustissimo, ma in ritardo».
Maggioranza compatta, il Senato approva la nuova riforma elettorale, che ora passa alla Camera dove non ci saranno emendamenti. Quasi un parlamentare su due sarà scelto con le preferenze. Se Futuro nazionale corresse da solo, il campo largo sarebbe favorito.
«Pagellapolitica», «Corriere» e «Rep» avevano già elencato i finanziatori. Ieri si è aggiunto «Il Giornale» che si imbatte in una «misteriosa» Esicompany. In realtà sono Ansa.
Un evento formativo a Torino scatena la polemica. E il Viminale tiene lontano il questore.
Su esposto di un sindacato, la Procura competente ha avviato accertamenti sull’adesione di alcuni esponenti delle forze armate a Futuro Nazionale. La difesa: nessun reato. Passa in commissione l’emendamento che introduce le preferenze alla legge elettorale.
Nella Base ideologica di Fn trovano spazio Pasolini, Andreotti, Craxi e Berlusconi. Ma anche la remigrazione e l’estensione dell’ora legale. Il premier a «Chi»: «Meno tasse, potere d’acquisto e occupazione le priorità».
Il generale Vannacci: «Il nostro partito deve essere l’interlocutore principale del centrodestra, ma la maggioranza è incoerente se Forza Italia vota come la sinistra. L’immigrazione si ferma impedendo le regolarizzazioni».
Fn critica lo stop all’emendamento a favore di chi commette reati sotto stress emotivo.
Dopo aver criticato il premier, il leader di Futuro nazionale mette nel mirino Forza Italia: «È nel Ppe, quindi vota come il Pd». Il capo dell’esecutivo tira dritto e incassa la standing ovation del sindacato: «Il salario giusto è una vittoria per tutti i lavoratori».
Il capo di Futuro nazionale svela alle sue truppe la strategia per l’intesa col centrodestra e per mandare in tilt il campo largo. Salvini: «Mi ha fregato». La porta però non è chiusa: «Improbabile un patto, a oggi».
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