Meloni dribbla Vannacci e conquista la Uil
Roberto Vannacci (Ansa)

Vannacci sì, Vannacci no, Vannacci… boh? L’alleanza tra centrodestra e Futuro nazionale, al di là delle dichiarazioni di facciata, è un’ipotesi ancora assolutamente in campo.

Il generale alterna dichiarazioni dure per tenere alto il morale delle truppe, ma lascia la porta sempre aperta all’accordo, e intanto continua lo scouting tra i parlamentari. Futuro nazionale conta otto deputati ma nessun senatore, quindi il generale cerca di arruolare esponenti di Palazzo Madama, tra delusi e insoddisfatti in cerca di una ricandidatura (c’è chi scommette su chi sarà il primo a transitare in Fn).

Intanto, sarà perché ha capito che Marina Berlusconi si oppone all’accordo elettorale con Fn, il generale mette nel mirino gli azzurri: «Futuro nazionale», dice Vannacci a Radio Cusano, «è interlocutore di questo centrodestra, peccato che dall’altra parte si continuano a erigere muri, a trovare cause e motivi di incompatibilità, a fare ipotesi di non realizzare questa alleanza. È strano pensare che in questa coalizione di centrodestra ci sia Forza Italia, parte integrante del Ppe in Europa, e quindi alleato del Pd, che in Europa vota molte volte come vota il Pd. Non dimentichiamo», aggiunge il generale, «che Forza Italia voleva lo ius scholae, diminuire i requisiti per ottenere la cittadinanza».

Dopo che La Verità ha rivelato l’intenzione di Vannacci di proporre Giorgia Meloni per il Quirinale, ogni intervista contiene una domanda sull’argomento: «La Meloni al Quirinale? Perché no», sottolinea il generale, «è una persona capace. Per noi potrebbe essere un’opzione purché riveda alcune posizioni. La Meloni mi piace, mi piacciono i suoi propositi di inizio legislatura, ma ritengo sia necessaria una correzione di rotta». Scherzi del destino, Vannacci e la Meloni ieri si trovavano entrambi in Veneto: il generale per una serie di iniziative, il premier per il congresso della Uil, «Credo proprio che qui in Veneto», dice Vannacci inaugurando la sede di Fn di Rovigo, «si possa dire che siamo già in doppia cifra, a guardare quanti giovani. Dobbiamo fare in modo che le imprese italiane ritrovino ossigeno e possano assumere questi giovani che sono il nostro tesoro. Noi vogliamo far remigrare in Italia i nostri concittadini che sono andati all’estero e che sono persone formate, capaci, professionalmente preparate, e con tanta voglia di costruirsi un futuro».

Le alchimie politiche sono naturalmente importanti, ma passano in secondo piano rispetto al talento politico naturale di Giorgia Meloni, che al congresso della Uil riscuote una serie di applausi scroscianti e convinti che nemmeno a Atreju, accolta dal segretario generale, Pierpaolo Bombardieri , con effetti speciali: un robot umanoide entra in sala con maglietta e fazzoletto al collo del sindacato, va verso il premier, in prima fila, e le dice: «Grazie di essere venuta»; «Grazie a lei», risponde Giorgia sorridendo (chi sa se avrà desiderato, in cuor suo, di avere dei robot efficienti come questo al posto di qualche ministro o parlamentare di maggioranza).

«Il segretario Bombardieri», sottolinea dal palco la Meloni, «ha definito una vittoria della Uil la scelta di far corrispondere il salario giusto al trattamento economico complessivo sancito dai contratti collettivi nazionali, sottoscritti dalle organizzazioni sindacali e datoriali più rappresentative. Sicuramente era una rivendicazione della Uil. Sicuramente è stata una vittoria. Io credo che sia stata una vittoria di tutti i lavoratori italiani e credo che sia stata una vittoria della nazione nel suo complesso».

Molto applaudito anche il (sacrosanto) passaggio sui lavoratori precari: «La precarietà non è flessibilità», sottolinea la Meloni, «la precarietà è la vita che non puoi programmare, è il ragazzo al quale la banca non concede il mutuo, il proprietario non affitta la casa perchP non ha un contratto stabile, perché di fatto non viene considerato un lavoratore a tutti gli effetti, un lavoratore come gli altri. Anche su questo abbiamo tentato in questi anni di fare la nostra parte, di offrire delle risposte che certamente non sono risolutive, il fenomeno è estremamente complesso, però tratteggiano una visione diversa». Non manca un passaggio sulle donne lavoratrici: «Sono il futuro dell’Italia e questa continuerà a essere una nostra priorità».

La Meloni rivendica gli effetti del taglio del cuneo fiscale: «Abbiamo aumentato», scandisce il premier, «il netto in busta paga per milioni di lavoratori, soprattutto per i redditi medio-bassi. Oggi un lavoratore dipendente con uno stipendio intorno ai 26.000 euro annui può avere in busta paga tra i 1.500 e i 2.400 euro in più all’anno rispetto al passato».

A proposito di denari: a quanto riporta l’Ansa, l’Italia attiverà il Safe, lo strumento Ue che fornisce agli Stati prestiti a tassi molto per aumentare gli investimenti nel settore della difesa, solo quando la clausola di salvaguardia nazionale per derogare al Patto di stabilità per investimenti sulla difesa sarà richiesta e deliberata dal Parlamento.

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