La nostra rivelazione di ieri, quella su Roberto Vannacci pronto a proporre Giorgia Meloni come presidente della Repubblica nel 2029, si sposa perfettamente con quanto afferma la stessa Meloni a «10 minuti», in onda ieri su Rete4.
«Si pensava che niente potesse cambiare», sostiene la Meloni, «e invece si è dimostrato che le cose potevano cambiare e non è detto che non possa superarsi anche questo altro grande tabù, quello di avere un Presidente della Repubblica che non è di centrosinistra. Si tratta di una cosa banalissima, cioè che chi non è di sinistra non è un figlio di un dio minore, ha gli stessi diritti degli altri, valeva per la presidenza del consiglio dei ministri, per la possibilità di governare e potrà valere per la Presidenza della Repubblica», aggiunge la premier, «ma decideranno gli italiani. Un presidente della Repubblica di destra sarebbe una notizia terribile, ma per un certo establishment, che esiste esiste…».
Sull’ipotesi di un’alleanza con Futuro nazionale, la Meloni tiene la porta chiusa: «Per quello che riguarda Vannacci», precisa Giorgia Meloni, «francamente non mi pare che ci sia grande differenza tra il suo movimento e tutti gli altri partiti di opposizione, perché votano come la sinistra, vogliono mandare a casa il governo votando contro il voto di fiducia esattamente come la sinistra, parlano solo contro di noi tutto il giorno, esattamente come la sinistra. Quindi non vedo grande differenza. Ieri avevamo Schlein, Conte, Bonelli, Renzi, Gruber e compagnia cantante», azzanna la presidente del Consiglio, «oggi abbiamo Schlein, Conte, Bonelli, Renzi, la compagnia cantante e Vannacci.
Gli attacchi arrivano su temi chiaramente diversi ma sono sempre sono temi sui quali io sono molto interessata e su cui lavoro da diversi anni e difficilmente tu puoi costruire qualcosa con qualcuno che palesemente vuole solo distruggere». Sulla legge elettorale: «Quella che si sta discutendo non favorisce nessuno», sottolinea la Meloni, «ma aiuta gli italiani perchè chi vince ha i numeri per governare. E infatti viene osteggiata da quelli che hanno governato senza vincere le elezioni per poter continuare a fare i giochi di palazzo».
La Meloni torna anche sulla lite con Donald Trump: «Non sono antiamericana oggi e non ero inginocchiata ieri. Credo in un occidente più forte» sottolinea la presidente del Consiglio, «soprattutto se capace di restare unito e questo l’ho sempre creduto, ieri e oggi. Sono anche una persona franca e i rapporti solidi si fondano anche sulla franchezza. Ma sono una persona che non si fa mancare di rispetto da nessuno». E il ditino puntato contro il tycoon che si vede nei video? «Stavo parlando, e sono una persona che, si sa, gesticola parecchio», scherza Giorgia Meloni.
Su Macron: ««Non ho mai litigato con Macron. Anche in questo caso abbiamo dei rapporti franchi: delle volte siamo d’accordo», spiega la Meloni, «delle volte no. Ma è stato un buon vertice quello che abbiamo fatto la settimana scorsa». Mentre le truppe di Fdi, Fi e pure Lega non avrebbero alcun problema a imbarcare Vannacci pur di avere la certezza di restare al governo, ai piani alti dunque, come scritto più volte dalla Verità, si ragiona in profondità. Per Forza Italia, ad esempio, dopo settimane di dichiarazioni ondivaghe da parte di vari esponenti del partito, arriva la vicepresidente del Senato Licia Ronzulli, esponente di punta della componente interna considerata sulle posizioni di Marina Berlusconi, a dare una linea chiara: «I valori di Vannacci sono opposti ai nostri», dice la Ronzulli alla Stampa, «si dice estraneo all’europeismo, alla cultura liberale, all’atlantismo. È il nostro opposto. In Parlamento lui vota contro il governo insieme a Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli. Ed è uscito dal centrodestra solo pochi mesi fa. Non vedo perché dovrebbe rientrare». E se la Meloni si impuntasse per farlo entrare, Forza Italia si sfilerebbe? «Questa coalizione», risponde la Ronzulli, «esiste da più di 30 anni e ogni decisione si prende insieme. Una coalizione con dentro Vannacci e fuori Forza Italia vorrebbe dire che non esiste più il centrodestra». Facile immaginare che da Marina Berlusconi sia arrivato un richiamo all’ordine: troppo morbidi fino ad ora i commenti di diversi esponenti di Fi nei confronti di Vannacci. Non a caso anche Antonio Tajani, ieri, diventa più tranchant: «Vannacci? Ha deciso lui di stare fuori dal centrodestra», dice il ministro degli Esteri a Radio24, «vota contro il governo, è una scelta sua. Ha lasciato lui. Perdere le elezioni pur di non scendere a compromessi? Noi non vogliamo perdere le elezioni», aggiunge Tajani, «si vuole vincere, con coerenza. Non è una questione di Vannacci o non Vannacci».
Una eventualità, quella del veto di Fi, che i vannacciani hanno messo in conto: «Futuro nazionale», scrive su Facebook Pierino Diodato, ex Consigliere regionale della Campania e protagonista del partito del generale, «è una forza di destra che vuole stare (ovviamente previa accettazione dei punti programmatici non negoziabili) nel centrodestra. Se il centrodestra», aggiunge Diodato, «per ritorsioni leghiste, per veto di “Forza Von der Leyen”, per l’adesione di Carlo Calenda Zelensky eccetera, dovesse tenere fuori Fnv, allora il voto di indignazione dei medesimi elettori, ci porterebbe ad una percentuale a doppia cifra».
Il post parla anche dell’ipotesi, pure largamente circolante nelle stanze arroventate dei palazzi romani, che vorrebbe Azione di Carlo Calenda pronta a subentrare nel centrodestra per compensare i voti transitati verso Vannacci. Ma c’è chi frena: «La Meloni», dice alla Verità uno dei massimi esponenti di Azione, «ci preferisce in corsa da soli per sottrarre al centrosinistra i voti dei moderati che non si sentono rappresentati da Elly Schlein, Giuseppe Conte e Avs. Vannacci col centrodestra? Nessun paese occidentale si fiderebbe più dell’Italia: il generale non è Salvini, che alla fine ha votato tutti i provvedimenti sull’Ucraina». La partita a scacchi è appena iniziata.
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