La Giunta per le autorizzazione della Camera ha votato a maggioranza di non procedere con un’integrazione istruttoria sul caso delle chat tra l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e Mauro Caroccia, indagato nell’inchiesta sulla cosiddetta Bisteccheria e ritenuto dagli investigatori un presunto prestanome del clan camorristico dei Senese.
Si va dunque in Aula, dove il centrodestra ha i numeri per dire no all’utilizzo delle chat da parte della Procura di Roma, anche se il voto segreto, se qualcuno lo chiederà (cosa molto probabile) ci regalerà un’altra giornata thriller. La Giunta per le autorizzazioni già in precedenza si era espressa a maggioranza contro l’utilizzo delle chat, ma prima che si esprimesse l’Aula è arrivata una lettera del procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi, che ha inviato al presidente della Camera Lorenzo Fontana le chat, intanto depositate dalla difesa di Caroccia, sottolineando questo nuovo sviluppo. Il cd è stato chiuso in cassaforte e il presidente della Giunta per le autorizzazioni, Devis Dori di Avs, si è visto negare l’accesso agli atti insieme agli altri rappresentanti delle opposizioni.
La Giunta per il regolamento della Camera, investita della questione, ha rimandato la palla nella metà campo della Giunta per le autorizzazioni, che ieri si è espressa: niente supplemento di istruttoria, si va in Aula, con ogni probabilità oggi pomeriggio. Inevitabile la polemica politica: «Il conflitto in atto in questi giorni», evidenzia Devis Dori, «ha leso profondamente le prerogative del presidente di un organismo di garanzia e dei membri della Giunta. Si è arrivati al paradosso di esprimere un voto sulla richiesta avanzata dalla Procura di Roma senza aver avuto accesso alla documentazione. Visto che la Consulta ha riconosciuto a ciascun membro delle Camere, in sede di conflitto di attribuzione, la natura di potere dello Stato, con riferimento alla sfera di prerogative che spettano al singolo parlamentare, esistono gli estremi per sollevare la questione davanti all’Alta Corte. In questa direzione faremo i necessari approfondimenti».
«L’obiettivo della maggioranza», attacca l’esponente del Pd in Giunta per le autorizzazioni Federico Gianassi, «è andare subito al voto dell’Aula senza fare un ulteriore approfondimento. Evidentemente la maggioranza ha così tanta paura che vuole chiudere il prima possibile questa vicenda, che però non può chiudersi nel Paese, quando c’è una violazione palese delle prerogative parlamentari non può tutto risolversi solo con colpi di maggioranza». Tradotto dal politichese: il centrosinistra questa storia delle chat di Delmastro la userà come arma propagandistica per tutta la campagna elettorale. «Scappano sulle chat del loro ex sottosegretario Delmastro», scrive sui social il leader del M5s Giuseppe Conte, «con il prestanome di un clan mafioso. Scappano dai Tribunali con gli scudi a Santanchè per proteggerla sulle inchieste per truffa Covid. Scappano sul caro vita e sul caro carburante che si stanno mangiando gli stipendi».
«In Giunta per le autorizzazioni», scrivono in una nota le esponenti M5s in Giunta per le autorizzazioni Daniela Torto, Carla Giuliano ed Enrica Alifano, «abbiamo dato una ultima chance a Fratelli d’Italia e ai partitini al seguito per salvare un briciolo di dignità istituzionale nella vergognosa vicenda dell’occultamento delle chat tra Delmastro e Caroccia: riaprire l’istruttoria a nuovi approfondimenti, prendendoci tutti più tempo e consentire al parlamento di svolgere il suo ruolo acquisendo le chat. Ci hanno detto di no. Vogliono correre in Aula per provare a lavarsi le mani di una vicenda che sta mostrando al Paese l’ipocrisia di una premier che un giorno celebra Paolo Borsellino e il giorno dopo usa il parlamento per scudare un suo amico e compagno di partito che fonda società con personaggi in orbita mafiosa. Se ne lavano le mani, ma la coscienza resterà sempre sporca».
Dalla maggioranza arriva la serafica risposta del capogruppo di Forza Italia alla Camera, Enrico Costa: «E la tesi», argomenta Costa, «che abbiamo sostenuto da sempre: che questa documentazione giunta tardivamente alla Camera dei deputati fosse inammissibile. È evidente che non potesse essere presa in considerazione». «Le opposizioni hanno un deficit di conoscenza della Giunta delle autorizzazioni», dice il capogruppo di Fdi a Montecitorio, Galeazzo Bignami, «e di quello che prevede l’articolo 68. Se studiassero un po’ di più, ma capisco che è uno sforzo, saprebbero che chi chiede l’autorizzazione all’uso delle chat dovrebbe almeno indicare il periodo, quali temi, e su quali elementi, cosa che non è pervenuta perché se fosse arrivata una richiesta circoscritta l’avremmo valutata».
C’è anche un giallo che riguarda Azione, il partito di Carlo Calenda e il voto della Giunta per il regolamento dell’altra sera: «Grazie ad Azione», scrive su X il co-leader di Avs Angelo Bonelli, «che è uscita dalla Giunta per il regolamento al momento del voto dando la maggioranza alla destra, la giunta per autorizzazioni a procedere non potrà valutare le chat di Delmastro. Bravo Carlo Calenda, hai fatto un bel favore a Giorgia». Il deputato in questione, Antonio D’Alessio, replica: «Sono stato costretto ad abbandonare i lavori della Giunta», spiega D’Alessio, «a causa di un imprevisto di natura personale e familiare che ha richiesto la mia presenza altrove. Non ho partecipato ai lavori e non potrò farlo nei prossimi giorni. Il mio voto, anche se presente, non sarebbe stato decisivo perché in caso di pareggio sarebbe stato fondamentale il voto del presidente della Camera».
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