Ci sono due modi per affrontare l’ondata migratoria. Il primo è quello adottato da Pedro Sánchez e in passato da quell’altro campione di progressismo che risponde al nome di José Luis Zapatero, ovvero lasciar arrivare chiunque per poi regolarizzare i nuovi venuti, fingendo che gli stranieri non siano clandestini ma regolari.
Una soluzione che poi rischia di finire in maniera insostenibile, come si è visto a Ceuta l’altro giorno, con la Guardia civil impegnata a ricacciare indietro gli irregolari e la popolazione locale infuriata che accoglie marocchini e ministri a male parole. O, peggio, con la polizia che dopo aver fatto ricorso agli idranti è costretta ad aprire il fuoco su chi cerca di passare illegalmente la frontiera. Diciamo che questa è la soluzione peggiore, che per giunta espone il governo che la pratica ai ricatti dei Paesi africani e anche alle pressioni di chiunque voglia usare le masse di disperati in fuga dai propri regimi per indurre a più miti consigli uno Stato.
Il modello Sánchez e i limiti della regolarizzazione
In questi giorni c’è chi racconta che l’esecutivo guidato da Pedro Sánchez sia vittima delle concessioni nei confronti dell’Algeria, che non sono per niente piaciute ai vertici di Rabat. Ma oltre al fastidio per le aperture verso uno storico nemico, dietro l’invasione via mare dell’altro giorno ci sarebbe anche l’irritazione dell’attuale presidenza americana, intendendo dunque non solo Donald Trump, nei confronti della politica di Madrid. Che grazie al suo premier socialista non perde occasione per differenziarsi da Washington, sia su Gaza che sulla politica degli armamenti. E tutto ciò, come sempre in politica estera, ha un prezzo da pagare. Secondo i dietrologi più accaniti, ecco presentato il conto, sotto forma di decine di migliaia di clandestini che cercano di raggiungere a nuoto il territorio spagnolo.
Qualunque sia la ragione dell’invasione, resta però un dato incontrovertibile: essersi dimostrati concilianti nel regolarizzare centinaia di migliaia di stranieri irregolari non può che costituire un elemento per invogliare altri centinaia di migliaia di migranti a mettersi in movimento per raggiungere la Spagna. Che infatti rischia di essere travolta da un’ondata che forse avrà fatto crescere il Pil, così da consentire a Pedro Sánchez di mostrarsi come un leader europeo di primo piano, ma poi, a conti fatti, vede diminuire i salari e aumentare la disoccupazione. Perché i nuovi venuti accettano stipendi più bassi o sono costretti a vivere di sussidi.
La proposta italiana conquista l’Europa
Chiaro che la prima soluzione, quella adottata dalla Spagna, non pare una grande idea. Resta la seconda, ovvero quel mix di iniziative tenute a battesimo dall’Italia e verso la quale in queste ore convergono 21 Paesi su 27 che fanno parte dell’Unione. Qualcuno proverà a dire che le proposte sono di destra, perché la prima a parlare di hub fuori dai confini nazionali per radunare i clandestini e rispedirli a casa propria è stata Giorgia Meloni. Ma chi lo sostiene dimentica che l’intesa fra il governo italiano e l’Albania è stata raggiunta con l’esecutivo guidato da Edi Rama, ovvero con un signore che fa parte dell’Internazionale socialista e dunque siede proprio accanto a Pedro Sánchez.
Per non dire che fra i Paesi che sostengono le soluzioni ipotizzate da Meloni, con rimpatri più rapidi e meno concessioni per chi arriva, c’è pure Mette Frederiksen, premier danese che è riconducibile alla famiglia socialista europea. Insomma, nonostante le sgarbate parole del primo ministro spagnolo, che a proposito delle frontiere chiuse dall’Italia nei confronti di chi giunge da Madrid ha parlato di ignoranza, più di quattro quinti dell’Europa pensa che si debbano adottare misure urgenti per frenare l’immigrazione e se necessario chiudere le frontiere. Inoltre, con buona pace dei magistrati italiani, la schiacciante maggioranza della Ue si sta convincendo che sia i centri di accoglienza che quelli per il rimpatrio vanno fatti fuori dai confini dell’Unione, per evitare che quanti non hanno diritto di essere accolti se ne possano andare a zonzo per il Vecchio continente.
So che questo confligge con le idee di Sánchez e compagni, i quali essendo a caccia di elettori puntano a importarne il più possibile, ma questo è il solo modo per rispondere alle richieste degli italiani e, credo, anche degli spagnoli. Le frontiere chiuse, anche se non piacciono a Elly Schlein, infatti, sono l’unica strada per regolare l’accoglienza, scegliendola e non subendola.
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