maranza
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Partiamo dal nudo dato di cronaca: alcuni servizi svolti dalle forze dell’ordine a Roma e supportati dalla procura capitolina hanno «messo in luce le azioni criminali compiute da un vasto e strutturato gruppo di giovanissimi immigrati nordafricani, giunti irregolarmente dall’Egitto, stabilmente dedito al compimento di azioni predatorie finalizzate, principalmente, al furto di monili in oro e telefoni cellulari».

Fin qui, siamo nell’ambito di vicende all’ordine del giorno, soprattutto nelle città del Nord come Milano, ora estese anche ad altre latitudini. Poi però, scartabellando gli atti al vaglio del pm di Roma Nadia Plastina – diffusi dall’Agi -, e allegati al decreto di fermo con cui i carabinieri della compagnia Roma Centro hanno arrestato «quattro giovani egiziani autori di diversi colpi nel centro della capitale tra il 12 e il 16 luglio», si aggiunge un dettaglio significativo.

Gli inquirenti considerano i cosiddetti maranza «un fenomeno riconducibile a una precisa subcultura». È una codifica non da poco e costituisce un salto di qualità.

Significa che, per la prima volta, dietro alla parola «maranza» si incasellano, anche dal punto di vista investigativo e giuridico, caratteristiche socio-culturali specifiche. Tra queste: l’appartenenza a un’etnia araba prevalentemente nordafricana, una giovane età che talvolta lambisce o supera i 18 anni, altre volte non li raggiunge nemmeno, familiarità con l’uso del coltello, un legame con l’Italia dettato dall’arrivo in clandestinità o dall’essere figli di immigrati, andandone a costituire la seconda generazione. In altre parole, l’identificazione di un gruppo preciso con peculiarità identitarie e un modo di agire tipico.

Da un certo punto di vista queste considerazioni non rendono affatto peregrina l’approvazione del recente disegno di legge denominato «anti maranza»: al suo interno si prevede, tra le altre cose, che se cinque o più persone tenessero, in luoghi pubblici o aperti al pubblico, comportamenti intimidatori o violenti contro persone o cose, il questore possa disporre l’avviso orale e il divieto di radunarsi.

Oltre a estendere il limite temporale del fermo di polizia e introdurre l’aggravante del danneggiamento di gruppo, anche in flagranza differita. Aggiungendo pure un potenziamento delle strutture educative per i minori. Le opposizioni ne hanno stigmatizzato gli aspetti repressivi, ma un fatto di cui si temevano le conseguenze fin dai primi anni del Duemila ora è certificato: c’è una correlazione tra un certo tipo di immigrati di seconda generazione, una certa etnia, e reati commessi in branco.

Per l’Italia è una novità degli ultimi anni, Paesi come la Francia, per storia e vicissitudini interne, ci fanno i conti da molto prima. Tra gli ultimi episodi eclatanti, l’assalto ad alcune pattuglie di polizia locale a Roma, al Colosseo, lo scorso 2 luglio, quando una quarantina di giovani egiziani e maghrebini ha sparato fuochi d’artificio ad altezza d’uomo e aggredito i vigili intervenuti, due dei quali sono finiti al pronto soccorso.

Oppure sul litorale di Jesolo, dove risse, pestaggi e furti con protagonisti diversi minorenni hanno obbligato al ripristino delle zone rosse (aree per lo più turistiche dalle quali è possibile allontanare individui con precedenti o protagonisti di episodi di violenza) fino al 23 agosto.

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