L’Anm mette i soldi per i ricorsi contro la Scuola dei magistrati
Giuseppe Tango, presidente dell'Anm (Ansa)

Nella nuova guerra tra toghe, cominciata con la gestione della Scuola superiore della magistratura (luogo di insegnamenti per chi ha appena superato il concorso ma, secondo alcuni magistrati, anche di indottrinamento) e finita per aprire una faida all’interno di Magistratura indipendente, l’Associazione nazionale magistrati ha calato l’asso: la sua giunta esecutiva centrale si è accollata le spese, 1.350 euro, per un ricorso al Tar.

Una cifra quasi insignificante per i bilanci di un’associazione che si è fatta carico della propaganda per l’ultimo referendum ma sufficiente a far saltare gli equilibri della magistratura associata. La contesa è formalmente concentrata sui verbali del Comitato direttivo, oggi non integralmente disponibili. Come non lo erano neppure in passato. Più che una battaglia di principi, infatti, sembra un’offensiva per il cambio di equilibrio che le correnti progressiste non sembrano aver digerito. Nel mirino è finito il nuovo presidente della scuola: Mauro Paladini, docente di Diritto privato all’Università di Milano-Bicocca considerato di stampo moderato-conservatore (nonché gradito al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano) e subentrato a Silvana Sciarra, ex presidente della Corte costituzionale eletta alla Consulta in quota Pd che, a metà mandato, non è stata riconfermata alla guida della scuola. Da allora alcuni magistrati appartenenti alle correnti di sinistra, a partire da Area e Magistratura democratica, hanno improvvisamente acceso i riflettori sulla trasparenza della Scuola superiore della magistratura. La prima azione è stata una raccolta di firme per chiedere l’accesso alla documentazione del Comitato direttivo e, in particolare, «il rilascio di tutti i verbali che hanno riguardato la procedura di rinnovo della carica del presidente della Ssm». Gli stessi verbali che alcuni firmatari che già componevano i precedenti comitati direttivi non avevano mai pubblicato. La Scuola ha comunque risposto. Paladini, insieme al segretario generale, ha trasmesso la documentazione nei limiti indicati dal «Dpo», il responsabile interno per la protezione dei dati personali, con alcune parti oscurate per tutelare la privacy delle persone coinvolte. Ovviamente a chi è abituato a maneggiare cavilli non è bastato. Ed è stato chiesto il riesame del parziale diniego. A quel punto alcuni magistrati hanno optato per il ricorso al Tar. E fin qui poteva rimanere una semplice controversia amministrativa. L’investitura politica è arrivata con la mossa dell’Anm. Perché l’esborso dei 1.350 euro per il sostegno al ricorso era noto al presidente dell’associazione, Giuseppe Tango, esponente di Magistratura indipendente presente alla riunione di giunta in cui è stato approvato il finanziamento. La sua partecipazione risulta dal verbale della seduta che certifica una decisione presa all’unanimità. Solo pochi giorni dopo, però, la questione si è ingarbugliata ulteriormente: Paladini incontra la giunta esecutiva dell’Anm e comunica la volontà di pubblicare i verbali ma con modalità che avrebbero dovuto contemplare norme sulla trasparenza e sulla protezione dei dati personali. Con tanto di interlocuzioni con il Garante della privacy e con l’Anac. L’Anm non ha atteso che il confronto arrivasse a conclusione, ufficializzando la sponsorizzazione. E sono volati gli stracci: oltre 200 magistrati, molti dei quali appartenenti a Magistratura indipendente, hanno sottoscritto una documento per denunciare «un clima di delegittimazione nei confronti del presidente Paladini». La scelta della giunta di sostenere economicamente il ricorso viene definita «inappropriata e inopportuna». E la guerra contro Paladini si è così trasformata in una guerra dentro Mi. Tra i firmatari figurano quattro membri del Comitato direttivo centrale dell’Anm in quota Mi, alcuni magistrati del gruppo dei CentoUno e toghe considerate vicine a Claudio Galoppi, ex vertice di Magistratura indipendente uscito dalla corrente, e a Cosimo Ferri, neo candidato al Csm. Ed è qui che la battaglia sui verbali si è trasformata in una partita più grande. Quella per il controllo di Magistratura indipendente. Per ora.

Da non perdere

L’Italia sta con Roggero, la sinistra sta con Fakir
Giustizia

L’Italia sta con Roggero, la sinistra sta con Fakir

La sinistra ha trovato un nuovo martire da usare a sostegno della tesi che, con Meloni a Palazzo Chigi, l’Italia si è trasformata in uno Stato di polizia. Per la morte di Fakir Abderrahim, l’extracomunitario deceduto mentre veniva fermato dagli…