È lunga la lista delle contraddizioni di Giuseppe Sala sul caso Finalter. Nel giro di poche settimane il sindaco ha definito la partecipazione «un investimento molto limitato, 10.000 euro», ha annunciato la vendita della quota e ha fatto liquidare il trust Inter. Ma allo stesso tempo Pietro Galli, suo storico collaboratore ai tempi di Expo, si è dimesso senza spiegazioni dal consiglio di amministrazione di Atm, dove era stato riconfermato soltanto il 28 aprile. Il giorno successivo la Guardia di finanza ha perquisito la sede di Finalter e le abitazioni dello stesso Galli e dell’amministratore delegato Giorgio Mezzadri.
Galli e Mezzadri sono indagati per emissione di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti. L’inchiesta, coordinata dai pm Eugenio Fusco e Cristian Barilli, riguarda quasi 2,7 milioni di consulenze pagate tra il 2021 e il 2025 da Engineering e Uteco.
Le fatture, motivate con «supporto strategico», «progetti evolutivi» e «introduzione di Grandi Clienti», secondo la Procura non sarebbero accompagnate da prestazioni documentate. Finalter risulta inoltre priva di dipendenti. La Finanza ha sequestrato i telefoni dei due indagati per ricostruire la rete di rapporti intorno alla società.
In Consiglio comunale Sala ha sostenuto di non avere mai conferito con Galli o con il trustee a proposito di Finalter, di non averne conosciuto le attività e di non avere ricevuto «un singolo euro» in dieci anni. Ma il racconto di un totale disinteresse si incrina già nel 2018. Il trustee originario era Mezzadri, mentre il notaio Filippo Zabban svolgeva il ruolo di protector, cioè di controllore del gestore. Fu Sala, in qualità di disponente, a sostituire Mezzadri con Zabban.
Il sindaco intervenne dunque direttamente almeno una volta sulla struttura del trust. Ed è allo stesso Zabban, notaio anche di Milan e Inter nell’operazione San Siro, che si è rivolto dopo l’esplosione del caso per liquidare Trust Inter e trasferire il 20 per cento di Finalter al socio di maggioranza per gli stessi 10.000 euro versati alla fine del 2015.
Un’altra contraddizione riguarda la trasparenza patrimoniale. Interpellato dal Corriere della Sera, Sala spiegò di non avere riportato il trust nelle dichiarazioni successive perché, secondo il segretario generale del Comune, non era necessario, richiamando una faq dell’Anac sulle intestazioni fiduciarie. Pochi giorni dopo, in Consiglio comunale, fornì però una versione diversa: disse di avere dichiarato Trust Inter il 30 settembre 2016 e di non averlo più indicato negli anni successivi perché non erano intervenute variazioni.
L’Anac ha chiarito che il trust avrebbe dovuto essere dichiarato nuovamente nel 2021, con l’inizio del secondo mandato. L’Autorità ha inoltre precisato che la materia dei trust «non risulta oggetto di specifica regolamentazione» e che non esistono precedenti consolidati: non risulta quindi una faq dedicata ai trust sulla quale fondare l’esclusione. Il risultato è che, una volta rimosse dal sito le dichiarazioni del primo mandato, nei documenti pubblici del Comune non è rimasta alcuna traccia di Trust Inter.
Il punto più delicato emerge però dai decreti di nomina di Galli in Atm. Nel documento firmato da Sala il 19 aprile 2023 vengono ricordati gli incarichi del manager nei fondi di investimento, nei comitati strategici, nelle società private e nella gestione di Expo. Finalter non viene citata, nonostante il trust del sindaco ne possedesse il 20 per cento e Galli fosse amministratore della stessa società.
Tre anni dopo la scena si ripete. Nel decreto del 28 aprile 2026, con cui Galli viene riconfermato nel cda di Atm, compaiono nuovamente il fondo europeo, le società private, Expo e l’esperienza maturata nella municipalizzata. Ancora una volta nessun riferimento a Finalter. Sala ha avuto due occasioni formali per rendere esplicito il rapporto societario con il manager scelto per amministrare una delle principali partecipate comunali. In entrambi gli atti quel rapporto non compare. La stessa assenza si ritrova nel curriculum presentato da Galli per la riconferma: non vengono indicate né Finalter né T39.
Il curriculum dedica invece ampio spazio a Expo, elencando con precisione Renaissance Partners, DeA Capital, Atm, Uteco, Engineering, Over IT e Isola Longa. Non vengono indicate né Finalter né T39. Non ricorda che, poche settimane dopo la fine dell’Esposizione, Sala e Galli entrarono nella stessa società. Finalter si presentava su LinkedIn proprio come un gruppo formato dai professionisti che avevano guidato Expo, capaci di «gestire una complessa macchina pubblica con mano privatistica». Gli investigatori contestano la sovrapposizione dei ruoli di Galli tra Finalter, Engineering e Atm e dovranno verificare l’effettiva esecuzione delle consulenze. Resta poi da spiegare perché Finalter non comparisse nelle dichiarazioni patrimoniali, nei decreti e nel curriculum, ma sia diventata rilevante dopo le perquisizioni, le dimissioni di Galli e la chiusura del trust.
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