La mafia non si combatte soltanto nelle aule dei tribunali o con gli strumenti della repressione. Serve anche una battaglia culturale, perché la criminalità organizzata punta a conquistare non solo territori e interessi economici, ma anche le coscienze. È il messaggio arrivato da Palermo durante la quinta edizione di Parlateci di mafia, l’iniziativa promossa dai gruppi parlamentari di Fratelli d’Italia in collaborazione con l’Ufficio studi del partito.
«La mafia non cerca di dominare solo i territori, ma anche le coscienze. Tuttavia può essere sconfitta e deve essere combattuta, non solo con le leggi, ma anche con la cultura», ha detto Arianna Meloni, responsabile della segreteria politica di FdI, ricordando le figure di Paolo Borsellino, Giovanni Falcone e di tutte le vittime della mafia. «Continuano a indicarci la strada con il loro esempio. Borsellino parlava del “fresco profumo della libertà”: dobbiamo difenderlo ogni giorno».
Il filo conduttore dell’incontro è stato quello della ricerca della verità sulle stragi e sulle vicende ancora oggetto di approfondimento. Un tema richiamato dal presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, Lucio Malan, che ha sottolineato il ruolo della Commissione Antimafia. «Il miglior modo per ricordare chi difese la legalità è ricercare la verità, come sta facendo la commissione Antimafia. Stanno uscendo fuori cose nuove, come il dossier mafia e appalti». Per Malan, il lavoro in corso dimostra che «il sacrificio di uomini e donne che hanno immolato la propria vita non è stato vano».
Proprio il dossier Mafia-appalti è stato al centro di diversi interventi. La deputata Sara Kelany, componente della Commissione Antimafia, ha chiamato in causa il senatore Roberto Scarpinato, sostenendo che tra i sottoscrittori dell’archiviazione del dossier ci sarebbe stato anche l’attuale parlamentare del Movimento 5 Stelle. «Aspettiamo il suo sussulto di dignità, le dimissioni dalla commissione per venire in audizione», ha dichiarato Kelany.
Sulla stessa linea Giovanni Donzelli, responsabile del dipartimento Organizzazione di FdI, che ha invitato Scarpinato a riferire in Commissione Antimafia. «Se vuole parlare di Paolo Borsellino ha un luogo dove farlo: è la commissione Antimafia». Secondo Donzelli, in quella sede potrebbe spiegare «perché ha cercato di contattare e ha contattato le persone che dovevano essere audite» e «perché nel ’92, a pochi giorni dalla morte di Paolo Borsellino, chiedeva di stralciare una parte dell’inchiesta mafia-appalti».
Nel corso dell’iniziativa è stato anche trasmesso un video realizzato da Fratelli d’Italia dedicato ai rapporti tra le stragi del 1992 e il dossier Mafia-appalti. Nel filmato viene ricordato come Falcone avesse individuato nella necessità di seguire i flussi di denaro uno degli strumenti fondamentali per colpire Cosa Nostra e come Borsellino avesse raccolto quella eredità prima della strage di via D’Amelio.
Il video richiama inoltre la vicenda dell’archiviazione del dossier e il lavoro della Commissione Antimafia, sostenendo la necessità di approfondire quanto accaduto per fare piena luce sulle stragi.
Sul valore della memoria e sulla necessità di arrivare alla verità è intervenuta anche Augusta Montaruli: «Qui per essere anche al fianco della Commissione Antimafia con Chiara Colosimo. Vogliamo verità non mistificazioni o depistaggi. Gli attacchi scomposti e i tentativi di delegittimazione non serviranno ad affievolire una promessa solida rinnovata ogni anno, anche in questo trentennale. Continueremo a batterci perché si vada fino in fondo facendo luce su quegli attentati».
Il tema della lotta culturale alla mafia è stato ripreso anche da Galeazzo Bignami, presidente dei deputati di FdI, che ha citato le parole di Borsellino sul ruolo delle nuove generazioni: «Quando la gioventù toglierà il consenso alla mafia, essa svanirà come un incubo».
A intervenire è stato anche Luca Sbardella, commissario regionale di Fratelli d’Italia in Sicilia, che ha collegato quelle parole alla legge «Liberi di scegliere», approvata durante il governo Meloni e indicata come esempio di un cambiamento culturale in corso.
Francesco Filini, responsabile del dipartimento Programma di FdI, ha invece rivendicato l’attività svolta dal governo nel contrasto alle mafie, citando i numeri illustrati durante l’iniziativa: «108 latitanti neutralizzati, 278 operazioni speciali, oltre 4 mila arresti, 18 mila beni confiscati».
Per Carolina Varchi, capogruppo Giustizia di Fratelli d’Italia, «parla l’azione quotidiana e incessante del governo Meloni che ha inferto durissimi colpi alle mafie e l’attività della commissione parlamentare antimafia guidata da Chiara Colosimo».
A chi ha accusato la Commissione Antimafia di essere destinata a essere sommersa dai fascicoli, Salvo Sallemi ha replicato: «A chi ha detto che dovrebbe essere seppellita sotto i fascicoli noi rispondiamo che seppelliremo loro sotto la verità».
Infine Raoul Russo, capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione Antimafia, ha respinto le accuse di una presunta appropriazione politica della memoria di Borsellino e degli agenti della scorta: «Chi osa dire che la nostra parte politica stia tentando di appropriarsi di questa memoria è semplicemente meschino. Noi ci siamo sempre stati e continueremo ad esserci, sempre più determinati ad arrivare alla verità».