A tutela della propria immagine e quella del giornalismo del servizio pubblico, ricordando il lavoro dei professionisti impegnati nelle testate, nelle redazioni regionali, nelle sedi estere e nei programmi d’inchiesta” la Rai ha deciso di dare mandato alla Commissione per il codice etico all’avvio di verifiche interne sulla vicenda che riguarda Sigfrido Ranucci, vicedirettore e conduttore di Report.
Da giorni sul tavolo della Rai il dossier Ranucci-Lavitola, alla luce delle recenti rivelazioni, sta diventando un problema anche a livello di immagine e quindi l’amministratore delegato Giampaolo Rossi ha deciso di intervenire «Nel rispetto delle proprie procedure interne e dei principi di correttezza, imparzialità e tutela dell’Azienda».
Il Comitato Etico Rai (noto internamente come Commissione Stabile per il Codice Etico) è l’organismo aziendale deputato a vigilare sul rispetto dei principi fissati nel Codice Etico Rai. È composto dai responsabili di diverse direzioni chiave (tra cui Internal Auditing, Affari Legali, Risorse Umane) ed è incaricato di valutare eventuali violazioni di condotta e dichiarazioni: l’obiettivo dell’azienda è chiarire in che modo e se Ranucci possa aver messo in atto comportamenti che potrebbero ledere l’immagine e la credibilità della tv di Stato.
Nella nota diffusa, infatti, la Rai richiama le linee guida dell’Ebu e il Contratto di Servizio, che impongono al servizio pubblico criteri «netti e chiari» sul giornalismo d’inchiesta: imparzialità, indipendenza, accuratezza, verifica rigorosa delle fonti e loro corretta gestione. Un elenco che non muove accuse esplicite, ma delimita il terreno degli accertamenti. L’attivazione, scrive l’azienda, è «un atto dovuto» a tutela della Rai, delle persone coinvolte e del servizio pubblico. Verranno quindi effettuate una serie di verifiche interne sui rapporti di collaborazione e fonti di Ranucci e della trasmissione per capire se la gestione sia stata rispettosa delle linee guida del contratto di servizio, a partire dai principi di imparzialità e indipendenza.
L’ad Rossi ha scelto dunque una formula di garanzia che prova a tenere insieme due esigenze delicate: controllare il rispetto delle regole interne senza ostacolare gli accertamenti della magistratura. È per questo che Viale Mazzini ha deciso per la verifica interna e non l’audit, procedura più penetrante che avrebbe richiesto l’autorizzazione della Procura e rischiato di sovrapporsi all’inchiesta giudiziaria in corso sull’attentato dinamitardo subito da Ranucci nell’ottobre del 2025 e sul presunto coinvolgimento dell’ex faccendiere Valter Lavitola. Scelta che comunque non esclude che in seguito possa essere richiesto un audit se dalla verifica interna dovessero emergere elementi tali da renderlo necessario.
Il conduttore non si scompone e attacca. «Sono tranquillissimo. Report ha già passato vari audit anche su come venivano trattate le fonti, vedi i casi Autogrill e Tosi. Vagliati anche precedentemente dai tribunali di tutta Italia» ha detto Ranucci all’Ansa. Poi ha difeso il lavoro della redazione: «Report è la trasmissione più premiata della storia: merita rispetto, perché dietro c’è un lavoro pazzesco di squadra, il rigore, la fatica e rischi per l’incolumità». Poi alza il tono: «La narrazione di alcuni giornali su Report è vergognosa. E chi non si rende conto che questo è un attacco a quegli ultimi presidi di giornalismo libero e indipendente, è miope». Anche sui social, il conduttore è stato tranchant senza tener conto della Rai: «Io non sono e non voglio essere un puro, ma Report lo è, e ha considerato come unico editore di riferimento il pubblico che paga il canone. Merita rispetto. È la trasmissione con i giornalisti più premiati della storia della televisione, dietro ogni puntata, c’è un lavoro pazzesco, fatica, rigore, coraggio e soprattutto quello che spaventa, indipendenza e memoria. #giulemanidareport» .
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