ddl governo minori
L'istituto penale minorile Ferrante Aporti di Torino (Ansa)

in carcere anche senza la Meloni». Il Pd si riferiva al nuovo disegno di legge proposto da Nordio in materia di imputabilità del minore, cioè degli adolescenti e preadolescenti che non hanno raggiunto i 18 anni.

Si può essere d’accordo o meno su di un provvedimento del governo in carica, ma bisogna almeno dire la verità su ciò di cui tratta. Altrimenti sono masturbazioni mentali che, tra l’altro, non rientrando in campo sessuale, non so se siano all’interno del perimetro dei peccati in pensieri, parole o opere. Comunque sia, anche se non è un peccato è una cagata.

Infatti, c’è un piccolo problema: i minori sono già imputabili, tant’è vero che ci sono i tribunali minorili e 17 istituti penitenziari minorili, dal Beccaria di Milano – tristemente noto alle cronache perché sguarnito del personale indispensabile perché la vita vi si svolga regolarmente – in giù, e contengono già oggi circa 2.000 ragazzini (senza contare quelli sottoposti a misure alternative).

C’è poi un altro piccolo problema: come dicevano i latini, ex facto oritur ius, e cioè «dal fatto nasce il diritto», nel senso che nel diritto c’è un «elemento dinamico» o un «fattore vitale» in base al quale il sistema giuridico si evolve per regolare situazioni nuove ed emergenti di volta in volta dalla realtà culturale, sociale. In una parola: dai fatti.

A nessuno sfugge, Pd compreso per averlo ascoltato con le mie orecchie direttamente dagli esponenti di quel partito, che vi sia un incremento molto preoccupante della criminalità adolescenziale: chi non sa delle baby gang? Chi non sa della storia dei coltelli e a volte delle pistole che vengono portati regolarmente in tasca da minorenni? Chi non sa che negli ultimi anni, a partire dal 2020, sono aumentati di oltre il 30% i reati a carico dei giovanissimi? Tutti lo sanno e la norma varata dal Consiglio dei ministri interviene a valle di questo fenomeno.

Ma cosa dice, nel concreto questa norma? Cosa cambia nel Codice penale rispetto a prima? L’età dell’imputabilità? No, altrimenti non ci sarebbero nelle carceri minorili oltre 2.000 minorenni. Si può discutere se quelle carceri (che al plurale diventa femminili, indipendentemente dalla Boldrini), oltre a svolgere la funzione di scontare la pena svolgano anche quella rieducativa: sul punto ho molti dubbi, ma questo è un altro discorso.

La riforma proposta da Nordio prevede una sola cosa, cioè l’inversione della prova: finora bisognava sempre verificare la capacità di intendere e volere del minore imputato, adesso – ammesso e non concesso che la norma approvata dai ministri diventi legge in Parlamento – la capacità di intendere del minore è data per scontata a meno che, proprio come per gli adulti, la difesa non chieda e ottenga di periziare il minore.

Del resto, i minori – anche sotto i 14 anni – possono essere chiamati a testimoniare in tribunale. Come hanno ricordato giustamente il professore di psicologia generale Santo di Nuovo e la psicologa Alessandra Garofalo: «Anche la Corte di Cassazione riconosce che pure i bambini in tenera età sono in grado di ricordare ciò che hanno visto e soprattutto ciò che hanno subito con coinvolgimento diretto, pur spettando al giudice di valutare con particolare attenzione la credibilità del dichiarante e l’attendibilità delle dichiarazioni. In una tale prospettiva, nel caso di minore-parte offesa la deposizione ben può essere assunta anche da sola come fonte di prova della responsabilità». Anche i bambini purtroppo frequentano già i tribunali, per colpe che non sono proprie.

Il disegno di legge presentato su proposta della Meloni e di Nordio titola «Modifiche in materia di in imputabilità del minore».

Il provvedimento interviene sull’articolo 98 del Codice penale, «introducendo una presunzione relativa di capacità di intendere e di volere per chi, al momento del fatto, abbia compiuto quattordici anni e non ancora diciotto. Muta così il criterio di accertamento: la capacità non deve più essere positivamente verificata caso per caso, ma si presume fino a prova contraria, restando ferma la possibilità di escludere l’imputabilità quando risulti, sulla base degli elementi acquisiti nel procedimento, che il minore ne fosse privo al momento del fatto. Resta ferma la diminuzione della pena prevista per i minori».

Ora, è stato ampiamente dimostrato che un quattordicenne, che ha una coscienza di tipo adolescenziale, capace di intendere sia pure in presenza di spinte emotive e di una maturazione cerebrale in corso che durerà fino ai 25 anni, sa ragionare anche su concetti di comportamento morale piuttosto avanzati. In altri termini: non è ancora un adulto ma non è più bambino.

Quindi non è vero che con la Meloni i figli degli italiani andranno in carcere più di prima o, peggio ancora, senza un esame attento delle loro capacità di intendere e di volere: solo che andranno chieste dalla parte, in questo caso l’avvocato. Di questo si tratta. Non di altro. L’altro appartiene a fantasie pre-elettorali, pure legittime, con il solo limite di leggere i testi e ricavarne conclusioni coerenti e non inventate.

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