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Claudio Borghi (Getty Images)

Claudio Borghi è senatore della Lega e, tra i molti incarichi parlamentari, membro del Copasir. È spesso autore di proposte che generano dibattiti accesi e interessanti, dai minibot alla legge sull’oro della Banca d’Italia, passando per l’abolizione degli obblighi vaccinali pediatrici. L’ultima riguarda l’estensione del perimetro della legittima difesa e, visto il rumore che ha scatenato, La Verità si è rivolta direttamente al proponente per comprendere la ratio del disegno di legge a sua firma.

Senatore Borghi, sul ddl da lei depositato qualcuno ha evocato il Far West, altri parlano di atto propagandistico in vista delle elezioni. Qual è, per lei, l’obiettivo della proposta?

«Io di solito parto da un approccio pratico. Matteo Salvini, dopo essere andato a visitare Roggero in carcere, mi ha chiesto: “Come facciamo a tirarlo fuori?”. I modi per annullare una sentenza passata in giudicato sono due: uno, che non dipende da noi, è la grazia; il secondo, invece, che dipende dal potere legislativo, consiste nel decidere che quanto commesso dalla persona condannata non costituisce più reato. In sostanza, si tipizza l’azione e la si scrimina. A quel punto, l’articolo 2 comma 2 del nostro Codice penale afferma che nessuno può essere tenuto in carcere per un fatto che, a seguito di una legge successiva, non rappresenta più reato».

Questo è un fatto: ci sono sentenze della Cassazione a stabilire che l’introduzione di nuove scriminanti cade sotto l’articolo 2 comma 2 del Codice penale. Dal punto di vista operativo, però, se la legge passasse oggi, come si potrebbe arrivare alla scarcerazione di Roggero?

«Ovviamente non si può rifare il processo, che è giunto al suo ultimo grado, e quindi i fatti sono cristallizzati nel modo lì definito. L’unica valutazione che deve essere affidata al tribunale, perché è ovvio che per uscire ci vuole la firma di un giudice, è se la fattispecie per cui la persona è in carcere coincide esattamente con quella scriminata dalla nuova legge. In questo caso la risposta è per forza affermativa, perché è stata fatta apposta».

Ci sono dei precedenti?

«Certo. Quando è stata fatta la riforma sulla legittima difesa nel 2019, tanti hanno fatto domanda di scarcerazione a seguito delle nuove norme: in alcuni casi è stata accolta perché effettivamente i soggetti erano in prigione per situazioni che erano state scriminate; in altri invece no, perché i reati commessi non rientravano nel perimetro della depenalizzazione. Per esempio, uno che aveva subito un torto e poi, un mese dopo, era andato a casa del rivale a ucciderlo non è stato, ovviamente, scarcerato. Però al giudice non è consentito fare valutazioni sull’evento o sulla legge: se questa è cambiata, a quel punto prevale».

Resta il nodo politico di trovare i numeri per fare approvare la norma. Da Fratelli d’Italia c’è stata un’apertura, arrivata nei giorni scorsi dal capogruppo al Senato Lucio Malan e nelle ultime ore confermata, benché con maggiore prudenza, dal sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni. Secondo lei il ddl troverà uno sbocco? Ha un’idea delle tempistiche?

«Allora, ne ho parlato anche direttamente con Malan, ringraziandolo per l’apertura (che di questi tempi non è poco). Le proposte si fanno, ed è utile farle, anche perché almeno si dà un’idea precisa agli elettori di quali siano le intenzioni dei partiti che poi vanno a votare. Dall’altra parte, però, è ovvio che per fare qualsiasi cosa serve il 51% in aula. Malan mi ha confermato che noi dobbiamo far capire ai cittadini che siamo allineati sugli obiettivi. Poi dopo sui metodi, come è normale, si aprirà una discussione. Io e il mio partito offriamo quest’idea per risolvere la questione. Se altri, dopo averci pensato su e aver valutato la nostra iniziativa, escono con delle proposte migliori, noi le ascolteremo. Intanto, bene che se ne discuta».

Si aspetta ostacoli dal Quirinale sul tema?

«Assolutamente sì. A parte che il Quirinale – io su questo insisto sempre perché la gente ha paura anche a nominarlo – ha un nome e un cognome: si chiama Sergio Mattarella. Leggo in questi giorni che avrebbe da ridire persino sul reintegro dei medici “no vax”, figuriamoci se non potrebbe avere eccepire pure su questo. Ma va bene così: l’importante è che anche il presidente, se ha qualcosa da dire, lo dica chiaramente. Una volta che l’ha detto chiaramente, la palla deve comunque spettare sempre al Parlamento, perché io sono rimasto al fatto che il potere legislativo sia ancora in capo al Parlamento».

E se Mattarella si rifiutasse di firmare la legge?

«Benché si cerchi sempre di evitarlo, ricordo che la nostra Costituzione prevede che il Parlamento, qualora sia molto convinto di qualcosa, anche se il presidente non dovesse firmarla potrebbe sempre rimandargliela indietro e, a quel punto, il capo dello Stato non potrebbe opporsi».

Gli esponenti di Forza Italia hanno manifestato maggiore scetticismo, sostenendo che la sua proposta verrebbe bloccata dalla Cedu o dall’Ue (Convenzione di Nizza). Esiste un vincolo esterno anche su questi temi, oltre che in ambito economico?

«Sì, il “ce lo chiede l’Europa” è al secondo posto nella categoria dei vincoli dopo “l’altolà del presidente”. Nella fattispecie non mi risulta, perché in Germania per esempio si può fare. Quindi o le regole europee valgono diversamente nei singoli Paesi oppure evidentemente non è così».

Differimento pena del gioielliere, l’udienza ci sarà solo a settembre

Il tribunale di sorveglianza di Milano ha fissato per il 16 settembre l’udienza in cui si discuterà del differimento della pena di Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour (Cuneo) condannato a 14 anni e 9 mesi per aver ucciso due rapinatori in fuga dal suo negozio e averne ferito un terzo. L’istanza, già rifiutata a Torino e presentata dai legali dell’orafo anche presso il capoluogo lombardo (tribunale territorialmente competente sul carcere di Bollate in cui si trova), non troverà risposta, dunque, fino a dopo l’estate.

A decidere, il 16 settembre, non sarà un singolo magistrato ma un collegio di giudici. In quella sede verranno analizzate a fondo le relazioni cliniche sul commerciante e la reale compatibilità con il regime carcerario, pesando la richiesta di differimento facoltativo della pena in attesa che Sergio Mattarella decida sulla grazia. D’altra parte, la maggioranza degli italiani – lo dicono tutti i sondaggi – spera che la richiesta di perdono trovi accoglienza presso il capo dello Stato.

Che il caso, infatti, sia molto sentito dall’opinione pubblica lo conferma ulteriormente una nuova ricerca di Socialcom, in collaborazione con Social Data, secondo cui, in appena due settimane, ci sarebbero state oltre 10,5 milioni di interazioni complessive sui social network. Un fenomeno digitale enorme, che conta 250.000 post. L’interesse della rete è letteralmente esploso dopo la condanna definitiva in Cassazione, facendo registrare un’impennata del 337% dei volumi di conversazione nel giro di una sola settimana. L’orientamento del popolo dei social network appare decisamente netto: il 60% degli utenti difende l’operato del gioielliere piemontese invocando la legittima difesa. Ad accendere ulteriormente il confronto ideologico è stato un intervento di Elon Musk: un singolo post su X del magnate contro la sentenza ha catalizzato ben 215.000 reazioni, incassando il favore del 70% dei commentatori.

Insomma, la partecipazione emotiva alla vicenda è alta. Perfino il Domani, quotidiano non sospettabile di simpatie per la causa del gioielliere, nei giorni scorsi ha pubblicato sondaggi che vedono il 68,1% degli intervistati a favore della grazia, il 56,7% d’accordo con il fatto che la sentenza inflitta a Roggero sia troppo pesante e il 62,9% favorevole all’estensione del perimetro della legittima difesa. È quindi interesse dei partiti rispondere a questa istanza e al trasporto degli elettori. Forza Italia si è limitata a esprimere il proprio consenso alla concessione della grazia, ritenendo tuttavia giusta la condanna. Lega e Fratelli d’Italia, invece, hanno espresso scetticismo sull’entità della sentenza, ritenuta troppo pesante, e hanno manifestato, in tal senso, la volontà di rivedere la legge sulla legittima difesa. Il Carroccio, in particolare, ha depositato un ddl che, oltre ad ampliarne i confini, potrebbe consentire la scarcerazione del gioielliere. E se qualcuno, dal Quirinale, ritenesse eccessiva la proposta, dovrebbe forse prendersela con chi ha emesso i tre gradi di giudizio: è evidente che sia stata la sproporzione della sentenza, più che la condanna in sé, ad aver innescato questa battaglia.

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