Sale il bilancio dei poliziotti rimasti feriti nel corso della guerriglia urbana che ha sconvolto il centro di Bologna: sono oltre 70 gli appartenenti alla Polizia che hanno riportato ferite e contusioni lunedì sera. Tra questi ci sono 63 operatori dei Reparti mobili, 4 funzionari della Questura e 3 agenti della Polizia di Stato. In totale sono sei i mezzi di servizio danneggiati. A rendere noto i numeri del «disastro» è stato il segretario dell’Associazione nazionale funzionari di polizia, Enzo Letizia.
Lunedì sera davanti alla Prefettura di Bologna il clima era diventato incandescente. La tensione si tagliava a fette. La situazione è precipitata dopo il presidio che si è tenuto in piazza a seguito della morte di Abderrahim Fakir, il 43enne deceduto a Bologna durante un intervento della Polizia. A un certo punto, tra i manifestanti e la Polizia in tenuta antisommossa è esplosa la tensione: cori contro gli «assassini», ma anche lancio di oggetti verso il cordone della Polizia. È stato quindi attivato l’idrante e sono stati usati lacrimogeni, gli agenti hanno provato ad allontanare i manifestanti dall’area.
Secondo alcune ricostruzioni, nei momenti più concitati i manifestanti hanno iniziato a contestare gli attivisti dei centri sociali, accusandoli di avere trasformato una manifestazione nata come «pacifica». Le azioni sono state un crescendo di atti di vandalismo sfociati in una guerriglia senza controllo. Piazza Roosevelt era piena di camionette e agenti della Polizia. Tra via Bassi e via Venezian i vigili del fuoco sono intervenuti per un’auto avvolta dalle fiamme: si è trattato di un mezzo del Comune. Tra i poliziotti feriti ben 64 agenti hanno riportato lesioni più gravi con prognosi comprese tra i 3 e i 35 giorni. Gli scontri di lunedì sera si sono verificati in contemporanea in più zone vicine tra piazza Roosevelt, via Rizzoli, via Ugo Bassi, via della Zecca e via Venezian.
Danni si sono registrati nelle vie centrali della città, nei pressi di Piazza Maggiore, da dove è partita la manifestazione. I vigili del fuoco sono accorsi anche in via Monte Grappa, dove un fumogeno aveva preso fuoco in un cortile.
Il giorno dopo la guerriglia la conta dei danni, materiali e non, è ancora più evidente. Sono state imbrattate e danneggiate vetrine di negozi, di alcune banche con i relativi sportelli bancomat e sei cassonetti della spazzatura. Oltre alle due automobili incendiate, decine di biciclette sono state distrutte perché utilizzate per costruire un muro che doveva ostacolare l’intervento della Polizia. Tra le biciclette danneggiate c’erano anche le bici elettriche che il Comune ha messo a disposizione in car sharing. Diversi i danni subiti da alcune attività commerciali della zona. È stato inoltre completamente danneggiato un cantiere dei lavori tramviari. Gli inquirenti sono al lavoro per visualizzare e analizzare una consistente quantità di materiale video-fotografico con l’obiettivo di individuare i responsabili degli scontri. Alcuni sono stati già stati identificati e sono stati avviati accertamenti. La loro posizione è al vaglio della Procura.
Bologna, ieri mattina, si è svegliata con le «ferite» della guerriglia. Una città devastata. Nella tarda serata di lunedì vigili del fuoco e forze dell’ordine hanno lavorato intensamente per mettere in sicurezza quelle zone e cercare di ripristinare il decoro dei luoghi. Dopo alcune ore la stazione centrale e le vie del centro sono tornate alla normalità.
Sull’asfalto restavano i segni della violenza, lamiere, lacrimogeni e sporcizia, vetri e transenne danneggiate. Resta la paura. Il giorno dopo la guerriglia i riflettori sono stati puntati specialmente sulle condizioni degli agenti feriti. Sui social sono rimbalzati numerosi video che hanno ripreso scene «da guerriglia urbana» e da «far west»: urla, spintoni contro le camionette della Polizia, calci, una «rabbia fuori controllo» dove ad avere la peggio sono stati gli agenti. I commercianti, da ieri, devono fare i conti con le vetrine rotte e con i danni non soltanto materiali. Alcuni residenti della zona hanno provato momenti di paura.
Gli inquirenti stanno passando al setaccio ogni frame dei video per cercare anche di ricostruire le sequenze della guerriglia e le vari fasi dove i manifestanti hanno continuato ad aggredire le forze dell’ordine mettendo in subbuglio la città.
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