Salvini torna a Bollate e la Lega deposita una proposta di legge per liberare Roggero
Matteo Salvini (Ansa)

Il pacchetto «Roggero» è pronto. Non si limita alla richiesta di grazia per il gioielliere di Grinzane Cavour. Quasi tutto il centrodestra prova a trasformare il suo caso in una svolta legislativa e politica. La Lega prepara una riforma della legittima difesa destinata ad ampliare i casi di non punibilità.

Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia si schierano apertamente al fianco del gioielliere settantaduenne condannato a 14 anni e 9 mesi di carcere per aver ucciso nel 2021 due rapinatori che avevano assaltato la sua attività. Il primo tassello porta la firma del senatore leghista Claudio Borghi. Il disegno di legge punta a modificare l’articolo 52 del codice penale con l’introduzione di un nuovo comma: «In caso di aggressione a mano armata all’interno del proprio domicilio o del proprio esercizio commerciale, professionale o imprenditoriale, qualsiasi reazione posta in essere nell’immediatezza del fatto da chi subisce l’aggressione è non punibile, indipendentemente dalla proporzionalità dei mezzi usati, dalla persistenza del pericolo e dalla natura strettamente difensiva della condotta». È un tassello che interviene proprio sui presupposti giuridici che hanno portato alla condanna definitiva di Mario Roggero. La Lega, in sostanza, punta ad allargare il perimetro della legittima difesa, superando alcuni dei limiti dell’attuale disciplina. Per il senatore del Carroccio, inoltre, se la proposta verrà votata, il giorno dopo Roggero «sarà libero per il principio della retroattività illimitata dell’abolizione del reato. Senza bisogno di chiedere nulla a Mattarella».

Il secondo tassello è politico. Matteo Salvini ieri è tornato per la seconda volta nel carcere di Bollate per incontrare il gioielliere. «Sono andato a incontrarlo personalmente ieri mattina (sabato per chi legge, ndr), dopo la sua prima notte in cella a Bollate», ha spiegato il leader del Carroccio, «mentre fuori dal carcere la Lega giovani manifestava sostegno alla domanda di grazia. E sono tornato anche questa mattina (ieri per chi legge, ndr), per stargli vicino». Il vicepremier rivendica la battaglia garantista: «Nessuno vuole sostituirsi ai giudici o cancellare le sentenze. Ma non possiamo ignorare la storia di un uomo onesto, un marito, un padre e un nonno che ha lavorato tutta la vita e che ha reagito dopo l’ennesima violenta rapina subita nella propria attività. Quella pena, per un uomo della sua età, rischia di trasformarsi in una condanna a trascorrere il resto della vita lontano dalla propria famiglia». Per Salvini «Roggero non deve essere lasciato solo». Da qui il sostegno alla domanda di grazia presentata dalla moglie del gioielliere e l’impegno «affinché possa trascorrere in carcere il minor tempo possibile». Poi ha ricordato che le «alternative al carcere possono essere tante»: dai «domiciliari» ai «servizi sociali e lavori per la sua comunità».

La Meloni ha confermato di aver condiviso la decisione del ministro della Giustizia Carlo Nordio rispetto all’istruttoria per la grazia: «Gli ho detto io di andare avanti. Una cosa è il potere di concedere la grazia e nessuno ha mai messo in dubbio che questa prerogativa appartenga esclusivamente al Quirinale, ma ciò non vieta al guardasigilli di istruire il procedimento». La premier ha anche richiamato il trauma vissuto dal gioielliere: «Chi è in grado di giudicare il dolore, il trauma, lo stress e la paura di quest’uomo?». E ancora: «Ma siamo sicuri che in quel momento fosse capace di intendere? Siamo sicuri che esista un modo per misurare con l’orologio o con il codice in mano quando una minaccia è cessata o meno, quantomeno per un uomo simile, che si è visto a un passo dalla morte, sua e dei suoi familiari, per ben due volte?». Quindi il paragone con altre fattispecie di reato: «Non si possono dare 8 anni a dei pedofili o meno di 10 per casi di stupro di gruppo e poi condannare a morire in carcere questo gioielliere, c’è un problema di proporzionalità delle pene». E Fratelli d’Italia è passata dalle parole ai fatti.

Anche il capogruppo alla Camera, Galeazzo Bignami, ha raggiunto Roggero a Bollate e ha annunciato una raccolta di firme dei parlamentari del partito (quella promossa dalla Lega ha già superato le 120.000 adesioni) per sollecitare la pratica di grazia: «Ho voluto portare la mia solidarietà e quella di Fratelli d’Italia a un uomo che, al di là della vicenda giudiziaria, sta vivendo un momento drammatico della sua vita che, però, non va mai dimenticato, è la conseguenza di quella violenta aggressione e rapina di cui fu vittima insieme alla sua famiglia».

Il gioielliere ha affidato le sue prime riflessioni al professor Sergio Novani, che coordina il pool difensivo, e avrebbe espresso rammarico per il tono con cui si era rivolto al Capo dello Stato: «Mi dispiace per il presidente Mattarella, mi rendo conto di avergli rivolto un appello troppo freddo». Sempre secondo il racconto del difensore, Roggero avrebbe spiegato di essere stato «schiacciato dalla tensione del momento» e dall’imminenza dell’ingresso in carcere.

Forza Italia, invece, invita alla prudenza: il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto, penalista, ricorda che «la grazia, non è un’alternativa alla revisione del processo» e avverte che considerarla un rimedio alla condanna definitiva significherebbe trasformarla «in un quarto grado di giudizio contro natura». Sulla riforma della legittima difesa, invece, il capogruppo azzurro alla Camera Enrico Costa sembra tirare il freno a mano: «Riteniamo che un legislatore scrupoloso non debba assumere decisioni sull’onda emotiva di fatti di cronaca». Con il rischio di lasciare agli alleati il monopolio di una battaglia destinata a parlare a una parte consistente dell’elettorato.

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