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Migranti raggiungono il territorio spagnolo dopo aver nuotato dal Marocco a Ceuta (Ansa)

L’emergenza immigrazione sembra ormai sfuggita di mano al governo di Pedro Sánchez. A poche settimane dalla maxi sanatoria che ha già raccolto oltre un milione di richieste di regolarizzazione, una nuova ondata di ingressi clandestini sta mettendo in ginocchio Ceuta, l’enclave spagnola sulla costa marocchina.

Negli ultimi dieci giorni, infatti, tra i 1.500 e i 2.000 migranti hanno raggiunto la città autonoma, molti dei quali attraversando a nuoto il tratto di mare che la separa dal Marocco. Soltanto oggi si sono registrati circa 300 nuovi arrivi, mentre almeno 20 persone risultano disperse e nove corpi sono già stati recuperati. Numeri che, ovviamente, non possono che rafforzare le accuse delle opposizioni, convinte che la linea lassista dell’esecutivo rosso di Madrid stia trasformando la Spagna in una potente calamita per l’immigrazione clandestina africana.

Nel tentativo di rassicurare l’opinione pubblica, il premier socialista ha fatto sapere di aver parlato telefonicamente con il presidente della città autonoma, Juan Jesús Vivas, assicurando che il governo sarebbe «pienamente impegnato a fornire una soluzione immediata» e che starebbe predisponendo «tutte le misure necessarie per ripristinare la normalità il prima possibile».

Questa lettura della situazione, però, contrasta con quella delle autorità locali. Vivas, esponente del Partito popolare, ha infatti parlato di una situazione di «assoluta emergenza umanitaria e sociale», chiedendo al governo la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale e l’istituzione di un comando unico per coordinare la risposta agli arrivi di massa. Secondo Reuters, del resto, le strutture destinate ai minori stranieri non accompagnati hanno ormai raggiunto addirittura il 2.400% della capacità prevista: un dato che fotografa alla perfezione la pressione drammatica a cui è sottoposta Ceuta. Non a caso, Vivas ha avvertito che, mantenendo il ritmo di circa 300 ingressi al giorno, la situazione potrebbe degenerare come nella crisi del maggio 2021, quando entrarono circa 10.000 migranti in pochi giorni. Preoccupazione che non riguarda solo la Spagna, ma anche i Paesi che potrebbero essere coinvolti dall’invasione, al punto che secondo fonti vicine a Palazzo Chigi, l’Italia sta valutando la sospensione di Schengen con la Spagna.

Sánchez mobilita l’esercito al confine con il Marocco

Tornando alla questione spagnola, alle richieste provenienti dalla città autonoma, il governo in serata ha deciso di mobilitare l’esercito in appoggio degli agenti della Guardia Civil, impegnati nei controlli alla frontiera col Marocco. Il ministero dell’Interno, guidato da Fernando Grande-Marlaska, ha comunque ricordato che la normativa prevede lo stato di emergenza soltanto per calamità naturali, incidenti industriali e altri eventi eccezionali. Il rifiuto del governo, d’altronde, arriva poco dopo una recente sentenza del Tribunale supremo che limita la possibilità di procedere ai respingimenti immediati per chi raggiunge Ceuta via mare.

Per il Partito popolare, l’episodio rappresenta l’ennesima dimostrazione di una gestione che finisce per scaricare il peso dell’immigrazione clandestina sulle realtà di frontiera, come già avvenuto negli ultimi anni con le Canarie. In effetti, sono proprio le amministrazioni di centrodestra quelle chiamate ad affrontare le conseguenze più immediate dei continui flussi migratori.

Durissimo, infine, l’affondo del leader di Vox, Santiago Abascal, che su X ha scritto: «Non stanno fuggendo né dalla guerra né dalla povertà. È un’invasione. Sono uomini in età militare chiamati dal governo corrotto di Sánchez ad assaltare le nostre frontiere, per poi vagare per le strade della Spagna gridando: «Viva Pedro Sánchez». I toni caustici di Abascal, che ha definito il premier socialista «capo della mafia», rendono bene l’idea della gravità della situazione. E che ci sia uno situazione di grandissima emergenza lo conferma anche la Commissione Ue che si è dichiarata pronta «ad aiutare la Spagna per rapidi rimpatri». Peccato che non sia successo lo stesso quando la crisi ha riguardato l’Italia.

L’Italia valuta lo stop a Schengen con la Spagna

Sul fronte italiano, intanto, cresce l’attenzione per gli sviluppi della crisi. Secondo quanto riferito da fonti di Palazzo Chigi, il governo starebbe valutando anche l’ipotesi di una sospensione di Schengen nei confronti della Spagna, alla luce della pressione migratoria che sta investendo Ceuta. La vicenda è seguita con particolare attenzione dall’esecutivo e, nelle scorse ore, sono arrivate le prime reazioni politiche da parte del presidente del Consiglio Giorgia Meloni e del ministro degli Esteri Antonio Tajani, mentre Roma monitora l’evolversi della situazione.

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