I sensi di colpa minano la sicurezza
Ansa

Mancava di accusare il troppo caldo a Berlino. Invece i segni del terrorismo islamista ci sono tutti: un’auto sulla folla e la prosecuzione dell’attacco al coltello; l’obiettivo una festa pubblica e profondamente contraria alla religione islamica; l’autore un giovane, con precedenti, immigrato di seconda generazione uscito dal riformatorio, sottoposto a processo di de-radicalizzazione. E per finire: la ricerca della propria morte davanti alla polizia che lo aveva ormai in pugno, freddato.

Tutto semplice dunque? Proprio no, perché il fatto di Berlino, seguito dall’accoltellamento di Parigi il giorno dopo, quest’ultimo ispirato da «Allah (che) mi ha mandato a uccidere delle donne» come avrebbe detto il secondo attentatore, mostra uno scenario complesso, che noi abbiamo fatto diventare complicato per avere lasciato andare le cose da sole o, peggio, non avere voluto vedere quello che accadeva.

Certo, vedere non è facile: si tratta di raccogliere tanti piccoli segnali che, da soli, hanno poco senso ma una volta insieme dipingono un allarmante «ecosistema digitale comunicativo»: un modo per dire che il mondo i cui viviamo è fatto di piccole cose che acquistano significato quando sono messe in relazione, per lo più attraverso il mondo digitale.

I segni di questi giorni mostrano con chiarezza il dramma del conflitto radicale in corso tra visioni del mondo diverse. È inutile girarci attorno: modelli culturali, credenze religiose, rapporti tra generazioni, sforzi istituzionali sono distanti e fallimentari rispetto a ogni tentativo di ricomposizione di un conflitto che riguarda soprattutto i cittadini di una Europa che si riconosce in una cultura che la fonda e coloro i quali, anche se qui residenti, si riconoscono in altri valori e identità, con più frequenza appartenenti a un islam radicale e non adatto a convivere nei nostri Paesi.

Sono ormai 12 anni che gli attacchi islamisti insanguinano l’Europa con continuità, malgrado i nostri sforzi di contenimento.

E i Paesi europei hanno puntato sui processi integrativi e sui programmi di deradicalizzazione per cercare di ridurre il rischio: hanno brillato per fallimento su tutta la linea. Con una minaccia in aumento, a causa della sua imprevedibilità, diffusione e mimeticità.

Infatti, i segnali da cogliere per comprendere lo scenario non sono solo quelli che ci lasciano i terroristi ma anche quelli associati alle reazioni di chi spera che l’attentatore di Berlino «sia bianco e cristiano…» o che invita alla comprensione della rabbia sociale che lo avrebbe mosso: la cecità all’evidenza, cercata e voluta per salvare la propria ideologia è la più grande vulnerabilità alla sicurezza di tutti, che è minacciata dai terroristi che agiscono e da chi non vuole vedere.

Non dubitino, attivisti e portavoce di Ong varie, che di bianchi e cristiani cattivi anche ce ne sono.

Però, il «nostro colore e la nostra religione» ha saputo sviluppare gli anticorpi per affrontare queste criticità, tanto è vero che non c’è alcuna istituzione europea che si richiama né al colore né alla religione per governare.

Eppure, un’altra parte del mondo, il più delle volte quella a cui si ispirano i terroristi islamisti, è satura di questa visione totalitaria etnica e religiosa. E vorrebbe esportarla, senza discussione o con la violenza. Non possiamo non vedere questo scenario, che non possiamo accettare.

Ma non dobbiamo tuttavia rinunciare a cercare di cambiarlo, cominciando noi a cambiare passo. Chiedendo la piena responsabilità per chi colpisce: nessuna attenuante anagrafica o culturale. Non concedendo alcuno sconto lungo il percorso di detenzione e nessun inutile processo di deradicalizzazione: una chimera che si giustifica solo nell’ideologia. Chiamando alla corresponsabilità i referenti culturali e religiosi dell’Islam che devono pubblicamente disconoscere queste azioni: perché un Islam incapace di mediare le sue antiche radici con la storia di oggi non ha posto in Europa. Respingendo alibi idologici che mascherano il servizio al prossimo, con l’affare economico o politico.

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