La morte dell’immigrato marocchino Fakir Abderrahim ha scatenato violenti scontri e polemiche a non finire. Quella di Monica Esposito, deceduta in seguito alle ferite riportate nell’attentato compiuto due mesi fa da un altro marocchino, Salim El Koudri, invece ha suscitato pochissime reazioni.
Per Elly Schlein, la fine del quarantaduenne africano, spirato mentre era in preda a una crisi psichiatrica e una pattuglia della polizia cercava di renderlo inoffensivo e consegnarlo agli infermieri, rappresenta un fallimento dello Stato. Per Nicola Fratoianni, quelle di cui sarebbe rimasto vittima Fakir sono «violenze inaccettabili, che sollecitano una richiesta di verità e giustizia per chi è morto». L’altro componente della coppia di fatto di Alleanza verdi e sinistra, ovvero Angelo Bonelli, non è da meno: «Le immagini che abbiamo visto a Bologna sono angoscianti. Queste sono scene che in Italia non vogliamo vedere».
E l’immagine di Monica Esposito, la donna di 55 anni che quel 16 maggio passeggiava con il marito prima di essere colpita dall’auto di El Koudri, la vogliamo vedere o la nascondiamo facendo finta che non esista? Come mai la morte di Fakir, che certo non è deceduto per volontà della pattuglia di poliziotti intervenuta al Pilastro, suscita indignazione e quella di una donna con tre figli, che aiutava il marito nella sua attività e che è rimasta in rianimazione per due mesi, non genera altrettanta se non più indignazione?
Ho provato a leggere i giornali di ieri e ho trovato paginate dedicate all’uomo deceduto domenica, ma solo trafiletti qua e là per la vittima della strage di Modena. Eppure, il gesto di El Koudri era volontario. Non si è trattato di un incidente, che è l’ipotesi peggiore al momento contemplata nell’inchiesta aperta dalla Procura per la morte di Fakir. Quello del giovane che ha lanciato la sua auto contro la folla era un atto intenzionale, un vero e proprio attentato, motivato dal rancore contro un Paese che non gli offriva il lavoro da lui ritenuto all’altezza del suo status.
Eppure, la morte di Monica Esposito è scivolata via con solo qualche blanda manifestazione di cordoglio da parte del presidente della Regione, Michele De Pascale, e del sindaco di Modena, Massimo Mezzetti. La stessa persona che, in prossimità della strage, si era affrettato a dire che le vittime più gravi erano straniere, così come alcuni dei soccorritori, quasi che questo attenuasse un po’ il fatto di un marocchino autore del gesto. Mezzetti ha accolto con «enorme tristezza la tragica notizia» del decesso di Monica Esposito, ma non ci sono manifestazioni per la vittima italiana della strage, né vengono fatte riflessioni, nonostante nel giro di poche settimane altri episodi di aggressioni siano avvenuti a opera di immigrati. Al massimo si è parlato di stranieri con disturbi mentali.
Tutti matti, tutti dunque vittime del sistema. Anzi, dello Stato che, come dice Elly Schlein, ha fallito. Prendiamo per buone le argomentazioni della sinistra, cioè della segretaria del Pd, di Bonelli e Fratoianni e cioè che le responsabilità individuali siano sempre scaricabili su altri e facciamolo proprio nel caso di Fakir Abderrahim. E se a sbagliare, invece che lo Stato che fa intervenire le forze dell’ordine per placare un esagitato, fosse stata la magistratura, che dopo i reati commessi, al posto di rispedirlo a casa propria, cioè in Marocco, ha detto sì a un provvedimento di protezione internazionale che gli ha consentito di restare in Italia? Se a nuocergli più dei poliziotti fossero stati quei servizi sociali (comunali e regionali) che non hanno preso in carico il disagio psichiatrico, proprio come è accaduto con Salim El Koudri? In tal caso a fallire non sarebbe stato lo Stato, come credono i compagni, ma la politica dell’accoglienza e del buonismo, che non affronta con le giuste misure chi compie reati e neppure chi ha disagi psichici, perché insieme ai manicomi in Italia si sono illusi di aver abolito anche i matti.
La moglie di Fakir, intervistata dalla tv marocchina, dice che suo marito è stato giustiziato. Il dolore di un parente si può anche comprendere. Ciò che non è comprensibile, e tanto meno tollerabile, sono le parole di chi ha messo subito in dubbio il ruolo delle forze dell’ordine, facendole salire sul banco degli imputati. Gli scontri di piazza sono diretta conseguenza, e responsabilità, di costoro. Matteo Lepore per primo.
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