Poche immagini e sembrano tutti sapere come sia andata ieri mattina a Bologna durante l’arresto di Abderrahim Fakir, il quarantaduenne deceduto per cause ancora da definire.
Sono 39 i minuti di riprese dalla bodycam di uno degli agenti che ora sono al vaglio degli inquirenti. Immagini messe immediatamente a disposizione della procura che indaga sull’accaduto. L’obiettivo è quello di determinare prima di tutto come siano avvenute le modalità di arresto.
Dalle prime ricostruzioni si apprende che Fakir fosse «alticcio». Lo hanno riferito i connazionali che erano lì con lui. Dalle telefonate arrivate al 112 si capisce che l’uomo stava dando in escandescenze, danneggiando un’auto. Lì intervengono i primi cittadini che non riescono a bloccarlo in alcun modo. Negli audio ci sarebbero tante grida, sono le 12.15 di domenica 19 luglio. L’intervento delle forze dell’ordine arriva intorno alle 12.35, cercano di calmare l’uomo che invece li aggredisce. A chiamare il 118 sono gli stessi agenti che poi avrebbero prima usato lo spray urticante prima di bloccarlo a terra tenendogli i polsi dietro la schiena con le ginocchia, nel tentativo di ammanettarlo.
Nel video diventato virale sui social si vede solo la fase finale di questa operazione durata 39 minuti. Nelle riprese i poliziotti sono già sopra al marocchino. Cercano di immobilizzarlo, lui grida e si dimena. Si è appreso dopo che l’uomo era in cura per asma, con crisi ripetute e sarà quindi l’autopsia a stabilire se la sostanza urticante possa aver avuto un ruolo nella sua morte. Nel corso dei primi 120 secondi abbondanti di video lo si sente ansimare e chiedere «aiuto». A metà del video smette di muoversi, sembra essersi calmato, ma non è così, muore. Eppure fatalmente per i primi momenti i soccorsi che erano lì non capiscono che sta morendo.
Mentre la procura indaga, per il momento senza ipotesi di reato e contro ignoti, l’Azienda sanitaria ha avviato un’indagine interna per verificare i tempi e le modalità dei soccorsi. Ma la politica ha già cominciato a strumentalizzare la vicenda. Poco dopo alcuni attivisti si sono inginocchiati con il pugno alzato, richiamando simbolicamente le proteste nate negli Stati Uniti dopo la morte di George Floyd.
Tra le prime esponenti politiche a intervenire è stata la senatrice di Alleanza Verdi e Sinistra Ilaria Cucchi che ha annunciato un’interrogazione parlamentare al ministro dell’Interno. Dal ministero dell’Interno viene ribadito che gli agenti avrebbero seguito le procedure previste, senza commettere abusi e ha anche indicato agli agenti di fornire la massima collaborazione. “Non c’è nulla da nascondere, collaborazione totale con chi indaga”.
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