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Carlo Fidanza (Imagoeconomica)

Per due giorni a Catania il partito europeo Ecr, di cui l’onorevole Carlo Fidanza – capo delegazione all’Eurocamera di Fratelli d’Italia, che è la rappresentanza più consistente in seno al gruppo Ecr – è vicepresidente, si è interrogato sul futuro del Mediterraneo in termini di sicurezza, geopolitica e strategia economica. Papa Leone XIV ha esortato a trasformare «il Mediterraneo da cimitero in via di vita», ricordando però che esiste anche il diritto a non emigrare.

Onorevole Fidanza, partiamo da qui: come si mettono insieme le due cose? Voi avete ottenuto in Europa un successo sulla politica migratoria e ora si parla molto di remigrazione. Che ne pensa?

«La remigrazione è uno slogan, non so neppure quanto efficace, che nasconde invece un problema molto più complesso. Qui a Catania, discutendo di sicurezza del Mediterraneo, ci siamo posti il tema della regolazione e regolamentazione dei flussi migratori. E la risposta è quella che noi abbiano costruito con faticosa costanza in Europa. Oggi tutti i Paesi europei sono d’accordo sul rimpatrio degli irregolari, sui centri di raccolta fuori dai confini europei sull’esempio di quanto ha fatto l’Italia in Albania. È di tutta evidenza che il tema della tutela dei confini per un Europa più sicura contiene come declinazione essenziale quella del contrasto all’immigrazione clandestina. Il nuovo quadro giuridico che è uscito dall’accordo dei Paesi europei oggi ci consente di governare l’immigrazione regolare e di contrastare il traffico di esseri umani».

Fondamentali sono gli accordi con i Paesi di provenienza: l’Italia li ha fatti ma l’Europa che aspetta?

«L’Europa di fatto ha copiato gli accordi che noi abbiamo stipulato con Tunisia, Libia ed Egitto, ed è già positivo. Bisogna però fare gli accordi con i Paesi centroafricani, quelli di provenienza di gran parte dei migranti, anche se ora la «rotta» più frequentata è quella del Bangladesh, e lì sarebbe necessaria una maggiore decisione dell’Europa che certo ha una forza di persuasione superiore».

Anche la Danimarca, Paese socialista, ha spostato la linea «Meloni» sui migranti…

«Ormai tutta Europa è sulle nostre posizioni, solo Pedro Sánchez (per ragioni elettoralistiche) e la sinistra italiana non si rendono conto che l’immigrazione va gestita e programmata, e che sono finiti i tempi della passiva redistribuzione di chiunque arrivasse, con in più la penalizzazione degli Stati che facevano resistenza a questa accoglienza incontrollata»

I giudici italiani ora dicono che col nuovo decreto flussi avranno troppo da lavorare. Hanno ragione o è l’ennesima azione d’interdizione sulle politiche migratorie?

«Il decreto a cui fanno riferimento allinea l’Italia alle posizioni europee, il governo ha già fatto e farà di tutto perché sia potenziata l’operatività dei tribunali che devono giudicare sulle procedure d’espulsione accelerate. Credo che proprio il riferimento al quadro giuridico europeo profondamente mutato e a cui noi abbiamo ampiamente contributo tolga ai magistrati quegli appigli che spesso sono stati usati per fermare i rimpatri. Mi voglio augurare che i giudici non abbiano questo retropensiero quando invocano difficoltà operative che il governo ha già contribuito a superare».

Ieri c’è stata la proposta sul regime dei nuovi Ets: l’industria lo ha bocciato, e lei? È deluso?

«È un approccio timido ed omeopatico che non si scosta dal Green deal. Noi ci batteremo perché non passi questa proposta, che è sostanzialmente fondata sull’ideologia della distruzione dell’industria e ha un approccio ideologico alle questioni sia economiche si ambientali. L’Italia con altri nove Paesi ha fatto una proposta equilibrata. Bisogna partire da lì puntando ad abbassare subito il prezzo dell’energia e non mi pare che la proposta della Commissione vada in quella direzione. Ben sapendo che sul green ci sono forti speculazioni finanziare di fondi soprattutto americani. Mi fa strano che non si colga questa contraddizione: vogliamo fare l’Europa più forte e indipendente, ma con politiche che arricchiscono potenze extraeuropee».

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