Associando le parole «maranza» e «montagna», è facile che venga in mente il nome di un paese a 1.414 metri della Valle Isarco, in Alto Adige, balcone naturale aperto sulla Val Pusteria. Un posto molto gettonato per passare tranquille vacanze sia in estate, sia in inverno, con la neve. Oggi, però, a far concorrenza al ridente borgo altoatesino ci sono i maranza, le baby gang d’importazione, che spadroneggiano nelle città, nelle periferie e nei paesini di una gran fetta d’Italia.
Le orde di giovanissimi immigrati di seconda generazione si trovano, ormai, un po’ ovunque. A quanto pare, anche ai 2.178 metri di altitudine del Bivacco Ferrario, una struttura ottagonale in acciaio che ricorda un po’ un modulo lunare e che si trova sulla vetta della Grignetta, una delle montagne simbolo sopra Lecco. La scoperta è stata fatta l’altro giorno: sulle pareti del piccolo rifugio sono comparse le scritte «Vota Potere al popolo», «No milanesi», «Free the oppressed world», «Free Palestine», «Antifa» e altre scritte in arabo inneggianti ad Allah. Parole arabe, frasi da centro sociale: pare di stare dalle parti di Askatasuna, invece si è oltre i 2.000 metri.

Lo sfregio a quello che molti alpinisti chiamano «igloo sacro» ha scosso le coscienze dei tanti amanti della montagna, perché imbrattare un muro di una fabbrica dismessa può anche finire catalogato come provocazione goliardia o ricerca di visibilità, ma imbrattare un bivacco a oltre 2.000 metri significa colpire qualcosa che appartiene a tutti. Significa violare la sacralità della montagna. Ed è la spia di un fenomeno che sta montando in questa estate 2026: quello dei maranza che salgono in vetta, anche in settimana, per sballarsi con la musica a palla.

E non serve tirare in ballo la maleducazione: l’attacco allo storico bivacco è un atto premeditato. Perché nel kit del perfetto alpinista non c’è, di sicuro, la bomboletta di vernice spray. Qui i cosiddetti maranza hanno scientemente deturpato un bene di tutti. Lorenzo Colombo, su Lecconotizie, centra il punto: «Questi gesti non sono espressione di libertà. Sono la manifestazione dell’arbitrio: l’idea che il proprio volere prevalga su ogni limite, su ogni regola, su ogni responsabilità verso gli altri. Confondere la libertà con il diritto di fare qualsiasi cosa è uno degli equivoci più pericolosi del nostro tempo». Il bivacco è costantemente accudito dai Ragni di Lecco, un’associazione alpinistica afferente al Cai. Per dire, a gennaio, sotto la neve, alcuni «ragni» sono saliti in cima per riparare la porta che si era rotta. L’intervento di riparazione era stato l’occasione per ricordare alcune regole elementari da seguire nell’utilizzo del bivacco: «Si invita ad aprirlo e utilizzarlo solo per necessità, entrandovi senza ramponi/ramponcini ai piedi, lasciandolo più pulito e ordinato di come lo si è trovato e chiudendo bene la porta».

I writer-alpinisti di seconda generazione non devono aver ben appreso le regole di vita della montagna, tant’è che hanno trasferito il loro armamentario di bestialità dai vialoni di periferia alle cime dei monti. Da diverso tempo, il bivacco-igloo è diventato luogo di sballo e divertimento da parte di orde di maleducati, assicurano tanti fruitori «normali». Ora c’è chi invoca l’installazione di telecamere oppure la registrazione degli scalatori diretti alla vetta. Non si tratta di un episodio isolato, la cronaca quotidiana è piena delle bravate «maranzine». Nella Bergamasca ormai non si contano gli oratori chiusi per vandalismi e soprusi da parte di ragazzini di origine marocchina e tunisina: non riescono a integrarsi con i coetanei e sfogano la loro frustrazione in atti di bullismo o violenza. A Bologna, un mese fa, una ragazza si è presa un pugno in faccia per aver tentato di difendere un amico omosessuale, preso di mira dagli insulti del branco mentre rincasava in autobus. Il 22 giugno, a Milano, quattro maranza hanno scaraventato a terra un turista in carrozzina per derubarlo. Guai a sfidarli, si rischia di trovarsi puntato al volto l’immancabile coltello. L’estate è ancora lunghissima e in Riviera romagnola, teatro di vere e proprie scorribande negli anni scorsi, sono preoccupati. Settimana scorsa, a Lido di Spina, il gestore di uno stabilimento balneare ha chiesto ad alcuni giovani nordafricani di non giocare a pallone davanti ai suoi lettini, e l’indomani si è ritrovato con gli ombrelloni spezzati e le sdraio danneggiate. Quasi tutti gli assalti hanno eco sui social: insulti, minacce, scontri, imbrattamenti sono documentati quasi sempre in diretta streaming.
Quindi adesso, dopo i maranza metropolitani e quelli di periferia, abbiamo anche la sezione «alpinisti».
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