ragazza sfregiata duomo milano algerino
Nel riquadro Mohammed Saidi, l'algerino ventisettenne che giovedì scorso ha sfregiato una ragazza di 22 anni di origini marocchine mentre aspettava la metro sulla banchina alla fermata del Duomo di Milano (Ansa)

Il punto più oscuro della vicenda non riguarda soltanto quello che Mohammed Saidi ha fatto giovedì pomeriggio nella metropolitana di piazza Duomo, cioè sfregiare F.E.L una ragazza marocchina di appena 22 anni, per di più con tutta probabilità incinta. Riguarda tutto cioè che viene prima: gli spostamenti, le frequentazioni e gli anni trascorsi da un uomo che, per le banche dati italiane, fino alle quattro del mattino del 9 luglio non esisteva, quasi fosse un vero e proprio fantasma.

Non esiste un dato ufficiale su quanti irregolari ci siano, come Saidi, completamente sconosciuti alle banche dati italiane. La Fondazione Ismu stima però in circa 339.000 le persone prive di un titolo regolare di soggiorno presenti nel Paese.

Algerino, 27 anni, irregolare, privo di documenti e senza fissa dimora, Saidi è stato censito per la prima volta in Italia dopo un arresto per furto nelle automobili parcheggiate in piazza Argentina la stessa mattina di giovedì. Nel verbale il luogo di nascita è indicato genericamente come «Comune estero – Algeria». Non è ancora chiaro quando sia arrivato nel nostro Paese né dove abbia vissuto. Su questo passato senza tracce lavora anche il nucleo Antiterrorismo del Ros di Milano, che attraverso l’Interpol verifica eventuali contatti con ambienti radicalizzati e con sigle jihadiste di matrice algerina, da Al-Qaeda nel Maghreb islamico (Aquim) a Jund al-Khilafah, la formazione algerina che nel 2014 dichiarò fedeltà allo Stato islamico.

La Procura ha inoltre escluso, almeno in questa fase, una delle contestazioni inizialmente indicate dalla Polizia locale. La pm Simona Ferraiuolo non ha chiesto la convalida dell’arresto per l’ipotesi di violenza fondata su motivi razziali o religiosi («non vi è prova del fatto che Saidi abbia agito mosso da motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi»). Restano dunque distinti i controlli del Ros sul passato di Saidi e il movente dell’aggressione. Questa mattina alle 10.30 il ventisettenne sarà interrogato nel carcere di San Vittore, assistito dall’avvocato Mara Bracco. Il gip Cristian Mariani dovrà decidere sulla convalida dell’arresto e sulla richiesta di custodia cautelare in carcere. Le accuse per le quali la Procura sollecita la detenzione sono sfregio permanente del viso, resistenza a pubblico ufficiale e porto abusivo di coltello. La richiesta è motivata dal pericolo di fuga e dal rischio di reiterazione.

La giornata di Saidi era cominciata alle quattro del mattino, quando la volante Vitruvio della Polizia di Stato lo aveva arrestato per un furto all’interno di automobili in piazza Argentina. Alle 9.30 era comparso davanti al giudice per la direttissima. Al termine dell’udienza era stato scarcerato con il divieto di dimora a Milano. Il verbale del secondo arresto non contiene le motivazioni di quella decisione. Poche ore dopo, però, l’uomo si trovava ancora nel centro della città. Nel primo pomeriggio una giovane marocchina residente a Milano era scesa nella stazione della linea gialla insieme a un’amica e ad alcuni conoscenti. La banchina in direzione Comasina era affollata. Lei e l’amica si erano allontanate di qualche metro dal gruppo per trovare spazio e si erano messe a parlare. È allora che Saidi, secondo la denuncia, le si sarebbe rivolto in arabo con tono minaccioso: «Che cazzo guardi?». La giovane avrebbe cercato di spiegare che non stava guardando lui, ma l’amica seduta accanto. L’uomo avrebbe reagito con insulti, chiamandola più volte «puttana» e «figlia di puttana». Poi le avrebbe sputato due volte sul viso, l’avrebbe spinta alla spalla e colpita con un pugno al labbro. Quando la ragazza ha preso il telefono per chiamare la polizia, Saidi le avrebbe chiesto se stesse davvero contattando gli agenti. Subito dopo avrebbe estratto una lama e l’avrebbe colpita al volto. La giovane, che ai sanitari aveva riferito di non poter escludere una gravidanza e di avere già in programma una visita ginecologica, è crollata sulla banchina in una pozza di sangue. «Ho pensato di morire, non riuscivo più a vedere nulla e il sangue mi impediva di respirare», ha raccontato la vittima.

Quando gli agenti sono tornati sulla banchina, l’hanno trovata a terra con una profonda lacerazione. Il sangue aveva imbrattato gli abiti e il pavimento. Nel verbale viene descritta una traccia ematica di circa un metro quadrato. La ferita, tra la parte superiore del naso e la guancia destra, si era fermata a poca distanza dall’occhio. La giovane è stata trasportata al Policlinico, suturata e dimessa con dieci giorni di prognosi. Secondo il medico citato negli atti, il taglio era stato provocato da una lama e la cicatrice potrebbe non scomparire completamente.

Dopo l’aggressione Saidi sarebbe fuggito fuori dalla stazione, inseguito da un amico della vittima e dagli agenti in borghese della Polizia locale. Dopo avere tentato di confondersi tra i passanti in via Mazzini, si è nascosto dietro un divano in una palestra, dove è stato raggiunto, bloccato e ammanettato nonostante la resistenza. Il coltello non è stato ritrovato. Ora il gip dovrà decidere se lasciarlo in carcere, mentre resta da ricostruire il passato di un uomo che, in meno di 12 ore, è stato identificato, arrestato, scarcerato e fermato di nuovo lasciando dietro di sé una ferita che potrebbe restare per sempre sul volto di una ragazza.

Da non perdere

Aggressione Milano, il gambiano tace. Sala fa spallucce: «È venuto da fuori»
Cronache dell'invasione

Aggressione Milano, il gambiano tace. Sala fa spallucce: «È venuto da fuori»

Il sindaco di Milano si smarca dopo il tentato omicidio di San Siro, attribuendo la responsabilità al fatto che l'aggressore arrivasse da fuori città, mentre conferma le proprie ambizioni nazionali. Intanto il ventiduenne gambiano tace davanti al gip e gli investigatori approfondiscono il suo passato nel Regno Unito, dove emergono possibili collegamenti con un accoltellamento avvenuto a Leeds nel 2023.