Stasera l’incubo Francia-Marocco. Anche le città italiane si blindano
Gendarmeria francese in tenuta antisommossa (Imagoeconomica)

Diciamo che certamente sarà una buona occasione per fare una conta dei maranza in attività e per misurare, più in generale, il grado di civiltà della comunità marocchina in Italia.

Ma, visti i precedenti, sia storici che recenti, sono molti i sindaci che hanno scelto di rafforzare il sistema di sicurezza dei quartieri più a rischio, in occasione della partita Francia-Marocco che si terrà questa sera, a partire dalle 22.00, per la qualificazione alla semifinale dei Mondiali 2026.

La tensione è piuttosto alta perché qualche giorno fa, nelle realtà ad alta concentrazione di immigrati, quando il Marocco ha battuto l’Olanda per i quarti di finale, i festeggiamenti hanno preso una brutta piega: risse, fuochi d’artificio, automobili lanciate a razzo nelle aree pedonali e gruppi di risorse di seconda generazione a metterci del loro.

Così, stavolta in modo squisitamente bipartisan, i Comuni si stanno attrezzando: Lugo, Legnago, Cuneo, ma anche Roma e Milano stanno prendendo provvedimenti per cercare di evitare il peggio. Bologna? Non pervenuta. Anzi l’assessore alla Pace (esiste veramente) ha rilasciato le sue dichiarazioni rallegrandosi per la «bella occasione per stare insieme» e ha dato il via libera ai maxischermi, da posizionare proprio nei quartieri più melting pot (come piace dire a sinistra) della città.

Tra i piccoli centri che si stanno blindando in vista del match, il caso più emblematico è quello di Lugo: qui la sindaca, Elena Zannoni, assolutamente Pd, ha deciso di correre ai ripari rafforzando preventivamente le pattuglie di polizia locale da mettere in strada e ha invitato «tutta la comunità marocchina a festeggiare nel rispetto di tutti, tenendo conto dell’orario e delle regole».

L’appello, inconsueto tra le fila degli eletti del centrosinistra, era obbligatorio dopo che, lo scorso martedì, nella cittadina del ravennate era successo di tutto: urla e schiamazzi fino a tarda notte, fumogeni e petardi tra le piccole vie del centro, l’incursione di un’auto a tutta velocità nell’area pedonale (in una macabra emulazione dell’attentato di Modena) con la musica a tutto volume, fino ad un accoltellamento davanti ad un bar tra connazionali tunisini per futili motivi (probabilmente calcistici).

Anche Paolo Longhi, sindaco di Legnago, in provincia di Verona, sostenuto dal centrodestra, due giorni fa è corso ai ripari. Senza girarci troppo intorno, con una ordinanza «contingibile ed urgente» ha vietato la vendita di alcolici ai pubblici esercizi a partire dalle 23, in occasione delle partite di calcio dei mondiali.

Il piccolo Comune, che conta oltre 3.000 immigrati residenti su poco meno di 30.000 abitanti, con la vittoria del Marocco sull’Olanda era infatti stato teatro di festeggiamenti appena sotto il limite della tollerabilità e ora «il divieto è stato stilato al fine di assicurare la sicurezza pubblica, la circolazione stradale e la tranquillità dei residenti».

A riprova che la tensione per la partita non è una preoccupazione di pochi, a Mondovì, in provincia di Cuneo, a mettere le mani avanti con le raccomandazioni del caso è stata la stessa comunità musulmana. Tramite le seguitissime pagine social, i referenti del mondo islamico hanno raccomandato ai fedeli «che ogni eventuale manifestazione di gioia avvenga nel pieno rispetto delle leggi» evitando «comportamenti che possano arrecare disturbo alla quiete pubblica, problemi alla circolazione o compromettere la sicurezza».

E mentre i piccoli centri tentano la strada delle ordinanze, anche Roma e Milano si attrezzano dopo gli episodi della scorsa settimana.

Nella capitale su indicazione del Viminale, negli ultimi giorni le forze dell’ordine hanno messo a segno in modo congiunto, una tripletta sul versante maranza, con altrettanti blitz mirati a identificare i più facinorosi e ad espellere gli irregolari dal territorio. Dopo le operazioni del 2 e del 4 luglio, che avevano portato al controllo di oltre 400 soggetti, due giorni fa in zona anfiteatro oltre 30 militari hanno cinturato un’area frequentata dalle bande e hanno fermato e controllato decine di presenti.

Una vera operazione di strategia militare, necessaria dopo che nella notte tra mercoledì e giovedì scorsi una quarantina egiziani che stavano accendendo fuochi di artificio in zona Colosseo, per festeggiare il compleanno di un amico, avevano assalito gli agenti della polizia municipale della capitale, che cercavano di fare rispettare le ordinanze vigenti. Per effetto delle stesse indicazioni anche questa sera l’area sarà presidiata in modo particolare, insieme ad altri punti caldi, per scongiurare degenerazioni.

Anche a Milano, ieri mattina, il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, convocato dal prefetto Claudio Sgaraglia, ha definito un rafforzamento dei servizi di vigilanza in vista della partita e predisposto «un dispositivo di controllo che favorisca lo svolgimento ordinato delle manifestazioni nell’area metropolitana».

Mentre il resto del mondo alza il livello di attenzione, a Bologna, roccaforte Pd – dove il sindaco Matteo Lepore in calo di consensi è appena precipitato al 64° posto nella classifica del Sole 24 Ore dei sindaci più amati d’Italia – l’ assessore comunale alle Politiche per la Pace, Daniele Ara, ha benedetto, senza tema, il posizionamento dei maxischermi che proietteranno la partita nei quartieri più caldi della città (tra cui la Bolognina fulcro di delinquenza immigrata e spaccio a cielo aperto) spiegando che si tratta di «un esempio per dire come questa città che vuole crescere, costruendo la convivenza di domani».

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