Sulla Verità Francesco Borgonovo ha fatto intendere un concetto sofisticato: chi promuove, sostiene, giustifica l’immigrazione può essere più pericoloso dell’immigrazione stessa. Credo sia ora il momento di correggere amichevolmente questi «tifosi». In certi casi magari diffidarli, visto che offendono chi (almeno secondo il loro credo ideologico) non capisce o non incoraggia il fenomeno dell’immigrazione di massa.
Borgonovo cita un noto, eminente e stimato intellettuale, teologo e «shadow advisor» del predecessore di Leone XIV, convinto di dover teorizzare addirittura un «multiculturalismo autoritario» a ragione di «compensazione di vuoto demografico» tramite stranieri. Questi sostiene di fatto che dobbiamo accogliere tutti: ma attenzione, per il nostro interesse. Spiegandoci anche che essere contrari all’immigrazione ci rende «gattini ciechi» che non vogliono rassegnarsi. Se non gradiamo, dunque, peggio per noi. Citando Umberto Eco, ci ricorda pure che il nostro Paese sarà colonizzato: se ci piace, bene. Se non ci piace, fa lo stesso. Poiché son certo che per occuparsi intelligentemente degli effetti si devono conoscere prima le cause, utilizziamo la saggezza del detto fiorentino «gatta ci cova» per spiegare l’accusa di essere «gattini ciechi». L’impressione è a vederci poco che sia il nostro prestigioso teologo citato, che probabilmente ha troppa fretta di eliminare la Chiesa di Cristo, generando così, come la gatta frettolosa, «fedelini ciechi», incapaci di intendere cosa sia il fenomeno imposto dell’immigrazione di massa, di intendere cioè chi lo voglia e perché. Sabato scorso, su queste colonne, ho cercato con più argomenti di spiegare la grande bugia dell’«immigrazione necessaria». Aggiungo qui la convinzione che le posizioni assunte verso il fenomeno immigratorio aiutino a capire meglio la crisi nella nostra Santa Chiesa e, se posso osare, anche la rinuncia di Benedetto XVI e la nomina del suo successore. Ciò perché le immigrazioni nel nostro Paese sono mezzo, strumento, per realizzare il sincretismo religioso, e chi lo ostacola «peggio per lui». Lo hanno anticipato ben due Segretari Generali dell’Onu e lo avevano capito due Papi straordinari.
Vengono spesso riferiti dalla stampa gli attacchi a cristiani dovuti alle guerre in corso in Medio Oriente. Ma nessuno parla di attacco (non ancora cruento…) ai cattolici nel nostro Paese, sede della Chiesa cattolica apostolica romana. Attacchi indiretti e interni persino alla Chiesa stessa, magari, miranti a far accettare il dogma delle immigrazioni, strumento diretto a imporre il sincretismo religioso e pertanto a negare i «valori non negoziabili». Ho personalmente gioito ed esultato nell’ascoltare il discorso del Santo Padre a Madrid sui valori non negoziabili e proprio per questo ho faticato di più con il discorso di Lampedusa.
I valori non negoziabili (vita, famiglia, educazione) si contrappongono inequivocabilmente e all’immigrazione sincretistica. Con immigrati di religione islamica (35%) e ortodossa-protestante (30%) pensate che i nostri valori non negoziabili, difesi strenuamente da Benedetto XVI, possano restare gli stessi nel contesto attuale? O si potrebbe persino rischiare una guerra civile? In più, è assolutamente ingiusto, e tradisce le loro aspettative, illudere i migranti con miraggi economici: soprattutto illudere chi aspira realmente ad aver il privilegio di vivere e lavorare in Italia accettando le regole delle nostre tradizioni. Il nostro Paese ha necessità di aumentare le nuove famiglie e la nascita dei figli. Illudere immigrati per non disturbare i poveri disoccupati «inattivi» e i poveri Neet (semplificando: quelli che non vogliono studiare, formarsi professionalmente e non vogliono lavorare), il cui numero è uguale o superiore al numero di immigrati regolari significa diseducare una generazione intera. E come vivono e vivranno? L’Italia non ha risorse per mantenere un’immigrazione povera, sommersa, sfruttata, che lavora a tempo determinato, ecc. Soprattutto in tempi di Intelligenza artificiale.
Giovanni Paolo II e Benedetto XVI sono stati Papi dal 1978 al 2013, nel tempestoso periodo del fallimento della globalizzazione errata e utopistica, che ha negato le leggi naturali sulla vita, la famiglia e l’educazione. Entrambi difesero la civiltà cristiano-cattolica, la Chiesa, la Fede. Ora reagire è una questione di vita o di morte. Espressione usata per prima dal filosofo cinese Sun Tzu (L’arte della guerra, V secolo a.C.) per spiegare che, quando ci si trova a fronteggiare un combattimento senza via di fuga, il combattimento dei coraggiosi è aiutato dallo spirito (per Sun Tzu, spirito di sopravvivenza, per noi Spirito Santo). La remigrazione può servire, ma non basterà finché il potere vuole fare scomparire il cattolicesimo.
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