Gambiano dà 20 coltellate a un uomo a caso
Il bar di via Capecelatro dove il gambiano ha accoltellato un passante a caso (Ansa)

Il coltello compare due volte nel giro di poche ore e a distanza di pochi chilometri. E chi l’ha impugnato, in entrambi i casi, avrebbe tentato di uccidere. A Milano, in via Alfonso Capecelatro, San Siro, Gerardo P., 55 anni, residente al Giambellino, è al bar con suo padre, un anziano che abita nel quartiere e col quale fa colazione due o tre volte a settimana. È di spalle quando uno sconosciuto comparso dall’angolo tra via Capecelatro e via Paravia cammina con passo veloce verso di lui. Il cappuccio calato sulla fronte. Una mascherina nera di stoffa sulla bocca. Abbigliamento total black. Un coltello con una lama di sette centimetri impugnato senza esitazioni. Parte una raffica di fendenti. Oltre 20 coltellate, secondo la ricostruzione degli investigatori, sferrate senza una ragione apparente tra i tavolini all’esterno del bar La Giada e il bancone, dove Gerardo ha cercato inutilmente protezione.

La lama raggiunge la schiena e l’addome. Il padre della vittima (78 anni) tenta disperatamente di fermare l’aggressore. Che è incontenibile. Le ferite provocano gravissime lesioni al fegato e il collasso di un polmone. Gerardo P. viene trasportato al Niguarda, dove lotta nel reparto di terapia intensiva. Le sue condizioni vengono descritte come critiche.

Stessa prognosi per un ragazzo egiziano di 19 anni aggredito alle 20.45 di venerdì al Giardino XXV Aprile di Sesto San Giovanni, parco pubblico in balia dei pusher. Qui un’altra lama è entrata in azione. Il ragazzo viene raggiunto da almeno due fendenti, uno alla coscia e uno al torace. Era con degli amici quando è stato raggiunto da tre connazionali. Tra i due gruppi sarebbe nata una discussione che, nel giro di pochi istanti, è degenerata in una rissa. Durante una colluttazione compare l’arma da taglio. Volano le pugnalate. Il diciannovenne, come Gerardo P., finisce al Niguarda, dove i medici lo sottopongono a un intervento chirurgico. Per entrambe le aggressioni l’accusa è di tentato omicidio. Da qui in avanti, però, le due inchieste prendono strade completamente diverse. Per l’aggressione di San Siro viene fermato Lamin Saidilly, 22 anni, nato a Conegliano Veneto, in provincia di Treviso, ma di origini gambiane e con un passato nel Regno Unito. Gli elementi raccolti nell’immediatezza sembrano escludere qualsiasi rapporto di conoscenza tra lui e la vittima. Non risultano incontri precedenti nel corso della mattinata né contatti tra loro. Il movente, almeno per ora, resta incomprensibile.

Anche per l’accoltellamento di Sesto San Giovanni la risposta investigativa è immediata. Tre egiziani di 20, 22 e 24 anni vengono rintracciati e fermati dai carabinieri. Hanno precedenti penali, come la vittima, e risultano senza fissa dimora e in attesa di regolarizzazione. Un regolamento di conti, ipotizzano gli investigatori, legato al mercato degli stupefacenti. Mentre per l’aggressione di San Siro è al vaglio anche l’ipotesi di eventuali problemi psichiatrici. I genitori di Saidilly, ascoltati dalla polizia, hanno raccontato di non avere avuto contatti con il figlio nell’ultima settimana. Hanno spiegato di non sapere dove abbia trascorso quei giorni né dove abbia dormito dopo essersi allontanato da casa. Hanno inoltre riferito che il giovane non risultava in cura presso alcuna struttura sanitaria. Un particolare che ha trovato dei riscontri nell’attività investigativa: non risultano precedenti ricoveri o trattamenti per problemi psichiatrici. Qualcosa, però, deve avergli armato la mano e lui al momento non è stato in grado di spiegarlo. Nel portafogli conservava dei biglietti contenenti delle frasi senza significato. Dalla perquisizione disposta dal pubblico ministero Elio Ramondini a casa dei genitori, a Conegliano, non sono saltati fuori elementi che possano ricondurre a movimenti radicali islamici. Gli investigatori sono riusciti ad accertare che era a Milano da qualche giorno. Da solo e senza una meta precisa. Ha colpito con rabbia. Determinante è stato l’intervento delle persone presenti davanti al bar. Dopo il tentativo del padre della vittima sono intervenuti degli stranieri. Tra loro c’era Sobhi Rezk Azzam, un muratore egiziano che vive a Milano. Insieme a un connazionale, Suleimana Osama, muratore pure lui, si è lanciato contro l’aggressore, contribuendo a disarmarlo e a immobilizzarlo fino all’arrivo delle Volanti.

La dinamica ha trovato conferme anche nelle immagini registrate delle telecamere di sorveglianza. La Procura ha già chiesto al gip la convalida del fermo, che verrà vagliata oggi. Le due inchieste seguiranno percorsi autonomi. A Milano si cerca una risposta sul perché un uomo sia stato accoltellato mentre parlava con il padre davanti al bar. A Monza gli investigatori stanno ricostruendo ogni fase della rissa scoppiata nel parco per stabilire le singole responsabilità dei tre fermati. In entrambi i casi, però, il protagonista è un coltello impugnato per tentare di uccidere.

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