I rifugiati dovranno pagarsi l’accoglienza. Ma la svolta inglese è solo un palliativo
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«Il costo dell’accoglienza dei richiedenti asilo per i contribuenti britannici è troppo elevato. Abbiamo già ridotto i costi per l’asilo di 1 miliardo di sterline, ma è anche giusto chiedere a chi può contribuire di farlo». Sono parole di una donna di sinistra, ovvero il ministro dell’Interno del Regno Unito Shabana Mahmood, che ha appena annunciato nuove regole per l’accoglienza: i migranti non potranno restare permanentemente nel Regno Unito a meno che non paghino 10.000 sterline allo Stato. La somma dovrebbe essere una sorta di risarcimento per le spese che i contribuenti britannici hanno sostenuto per favorire il mantenimento degli stranieri in attesa che trovassero un posto di lavoro.

L’Hmrc (l’agenzia delle entrate britannica), il Dipartimento del lavoro e delle pensioni o il ministero dell’Interno dovrebbero occuparsi di riscuotere una tariffa forfettaria, che i migranti dovranno pagare a rate mensili non appena si saranno sistemati e avranno trovato un impiego, un po’ come avviene con i prestiti universitari negli Stati Uniti.«Ricevere sostegno in caso di richiesta di asilo è un diritto, ma è anche una responsabilità. Quando le persone sono in grado di contribuire e ripagare la generosità del popolo britannico, ci aspettiamo che lo facciano», ha detto Mahmood. Ed è difficile darle torto. Come spiega il Telegraph, «secondo l’Osservatorio sulle migrazioni dell’Università di Oxford, il costo per il mantenimento e l’alloggio di un richiedente asilo in un hotel supera le 50.000 sterline all’anno, a fronte delle 12.000 sterline necessarie per un alloggio in una casa condivisa. […] Secondo i dati dell’Home Office, la spesa complessiva sostenuta l’anno scorso per l’alloggio e il sostegno di 107.000 richiedenti asilo è stata di 4 miliardi di sterline. Tale cifra comprendeva una spesa media di 144 sterline a notte per gli hotel, a fronte delle 23,25 sterline per le più economiche sistemazioni in alloggi diffusi sul territorio. L’indennità di sussistenza varia da 9,95 a 49,18 sterline a settimana per migrante».

Come vedete si tratta di una marea di denaro che ogni anno i cittadini britannici devono versare per mantenere chi viene da fuori. Lo scorso anno circa 34.000 persone hanno ottenuto il diritto di rimanere nel Regno Unito in modo stabile, e tra welfare, assistenza sanitaria, pensioni eccetera verranno a costare quasi 5 miliardi di sterline, una cifra spropositata. Non stupisce: i costi per l’accoglienza sono più o meno ovunque gli stessi. Non è un caso che alcune nazioni abbiano deciso di correre ai ripari. Il modello per gli inglesi è ovviamente la Danimarca, dove ai richiedenti asilo possono anche essere sequestrati beni di valore o denaro contante per coprire le spese di accoglienza. Curioso è il fatto che in entrambi i casi a usare le maniere (un po’) più forti siano governi progressisti, compreso quello inglese guidato dal dimissionario Keir Starmer, cosa che in teoria dovrebbe favorire un ulteriore spostamento a sinistra.

Da un lato dunque bisogna notare l’aspetto positivo della faccenda: la consapevolezza di alcune problematiche causate dall’immigrazione di massa è finalmente divenuta trasversale. D’altra parte, però, bisogna avere la capacità di guardare oltre gli slogan. Quelli messi in campo dagli esecutivi sinistrorsi sono per lo più blandi palliativi, rimedi di facciata che appaiono rigidi solo perché noi siamo abituati al più totale lassismo. Che i migranti mantenuti dallo Stato rendano almeno 10.000 sterline è giusto, ma in fondo inutile.

Madeleine Sumption, direttrice del Migration Observatory, ha spiegato al Telegraph che l’effetto della nuova norma sulle finanze pubbliche sarebbe probabilmente «relativamente modesto». Prima di obbligare gli stranieri a pagare infatti si dovranno verificare le loro condizioni economiche, cosa non semplice. E in ogni caso parliamo di persone a bassissimo reddito. «Secondo i dati del 2023, solo il 13% delle persone a cui era stato riconosciuto lo status di rifugiato cinque anni prima percepiva un reddito superiore a 20.000 sterline», spiega il giornale britannico. «Il restante 87% non lavorava o percepiva redditi inferiori, spesso al di sotto delle 10.000 sterline». Capite bene che i più verranno probabilmente esentati dal pagare la tassa migratoria. Di nuovo, non stupisce: anche qui da noi, nonostante studi ideologici o farlocchi tentino di celebrare la ricchezza portata dagli stranieri, chi arriva da fuori continua ad avere stipendi molto bassi, e non è in grado di compensare con le imposte i servizi che riceve.

Il punto non è inventarsi complicate forme di risarcimento, nuove gabelle o artifici simili. O i flussi in ingresso si fermano o continueranno a esserci problemi sul piano sociale ed economico, inutile girarci intorno. Se il mantenimento pubblico degli stranieri costa troppo, non bisogna chiedere che essi ne paghino una parte, ma smettere di fornire sostegno. Cosa che contribuirebbe a rendere meno appetibile l’ingresso nei territori europei e occidentali in genere. Non ci sono scorciatoie: l’immigrazione è un problema enorme che va affrontato di petto e complessivamente. Mettere una toppa ogni tanto consente ai politici in crisi di raccattare qualche voto, ma non ferma la colonizzazione dell’Europa.

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