C’è l’ipotesi della mafia bengalese dietro la fuga dello stragista di Roma
Le foto dell'appartamento di via Montiglio, in zona Pineta Sacchetti a Roma, dove sono stati trovati uccisi a coltellate padre, madre e la loro bimba di 6 anni. Nel riquadro Shahadat Hossain, il bengalese accusato della strage (Ansa)

Torna utile l’ammonimento di Giovanni Falcone: follow the money, segui il denaro. Più il tempo passa e Shahadat Hossain, il bengalese che con una ferocia senza eguali ha sterminato una famiglia (solo il figlio Onion di 12 anni si è salvato) di connazionali che abitava al quartiere Casalotti a Roma pare essersi dissolto nel nulla. Le vittime sono Kamal Uddin, 39 anni, la moglie Arzu, 38 anni, e Alicia, la figlia di 8 anni, ammazzati a colpi di mannaia venerdì scorso. Da una settimana Hossain è in fuga. E ora si affaccia un gravissimo sospetto: a proteggerlo è la mafia del Bangladesh.

In un primo momento si è fatto di tutto per accreditare l’idea che il bengalese, 43 anni, che proprio il giorno della strage aveva ottenuto dalla Questura di Frosinone lo status di rifugiato politico, avesse ammazzato mamma e figlia perché lei era la sua amante. Una pista che non ha retto perché Shahdat Hossain non è uno qualsiasi: è il responsabile dell’organizzazione del Bangladesh Nationalist Party, partito islamista ora al governo in Bangladesh. Viene da chiedersi su che base a questo «macellaio» è stato concesso lo status di rifugiato politico. Se il suo partito comanda che cosa ha da temere in patria? Si è scoperto – come ha raccontato il fratello di Kamal al sostituto procuratore di Roma Giuseppe Cascini che conduce le indagini – che Hossain ha ucciso per soldi, per punire uno sgarro di Uddin: «Il sesso non c’entra nulla, mia cognata», ha detto l’uomo al magistrato, «non aveva nessuna relazione: la verità, è che lui taglieggiava mio fratello, voleva sempre più soldi e ha preteso il denaro con la forza, con minacce, ha persino rapito e maltrattato mio nipote».

C’è un altro elemento che definisce l’appartenenza di Shahdat Hossian alle cosche bangladine: lui ha moglie e figli in Gran Bretagna. Sono i tre elementi caratteristici della mafia islamica: l’estorsione di soldi, la doppia residenza in Gran Bretagna dove i controlli sono stati per anni inesistenti e in Italia per beneficiare del welfare. A rivelare che il caso di Hossain nasconde una minaccia molto grave è Anna Maria Cisint, eurodeputata della Lega, per molti anni sindaco di Monfalcone e in primissima linea contro l’immigrazione irregolare. In una conversazione con Francesco Borgonovo, il nostro vicedirettore, è esplicita: quella al Casalotto è un’azione di mafia. «Questo ha fatto strage di una famiglia e poi sparisce, non si trova. Lui», sottolinea la Cisint, «gode di protezioni della comunità (che però a Roma ha preso le distanze dall’assassino con un comunicato ndr). Lo sappiamo da anni che ci sono associazioni a Roma di bengalesi che gestiscono anche i rapporti politici con il Pd per assicurarsi la massima protezione possibile. I bengalesi tengono tutto nella comunità, che conta molto più della famiglia». L’onorevole Cisint è precisa: «La mafia islamica gestisce il traffico dei migranti. La comunità bengalese, appoggiata anche qui a Monfalcone dove ho fatto il sindaco a lungo, dalla sinistra e dal Pd, è orientata a una gestione di traffici che definire illeciti e poco. Con valigette piene di soldi dai 5.000 fino ai 12.000 euro vanno da un commerciante, un artigiano e “comprano” una promessa d’impiego. In questo modo fanno arrivare questi disgraziati e poi li taglieggiano o col mercato dei falsi visti o mandandoli a lavorare nelle ditte di altri bengalesi o estorcendo i salari. Lo fanno con continue minacce, con atti di violenza. Le donne velate tacciono e i capi della mafia gestiscono anche gli appartamenti con gli affitti in nero. Sono dieci anni che denuncio queste cose». L’onorevole Cisint ricorda: «Qualcuno parla, ho raccolto testimonianze di ragazzi picchiati e anche io sono stata minacciata di morte e ho la scorta. Tutto passa per le moschee irregolari – l’assassino di Roma sarà protetto in qualche moschea – dove non c’è solo la predicazione dell’odio verso l’Occidente, ma anche l’indottrinamento al “rispetto” di questa sottomissione. Mettendo insieme questi pezzi mi sono convinta che la strage di Roma sia un delitto di mafia islamica».

Ma l’ex sindaco di Monfalcone valuta anche un’altra circostanza che definisce il caso di Shahdat Hossian. «Esiste», rivela, «anche una rete e una dimensione internazionale di questa mafia che abbiamo scoperto a Monfalcone facendo controlli sui finti residenti. In una città piccola come Monfalcone che ha 34.000 abitanti e circa 9.000 sono islamici in un anno siamo arrivati a contare mille false residenze che per loro hanno un grande valore: Il primo economico, perché grazie al’ Isee basso godono di tutti i diritti del welfare, compreso quello sanitario, il secondo perché riescono ad ottenere la cittadinanza in Italia vivendo in Inghilterra e diventano comunitari. Mi sono fatta la convinzione che l’immigrazione in Europa sia servita per abbassare i salari e che l’islam sia un movimento politico, che aiutato dalla sinistra, vuole instaurare la teocrazia in Occidente. Non a caso l’assassino di Roma è un esponente politico dell’integralismo islamico».

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