Non hanno smesso di circolare, utilizzano solo canali diversi i messaggi sui social media che incitano a un nuovo attraversamento di massa, oggi, del confine tra Marocco e Ceuta.
Misure di sicurezza e dispiegamento al confine
Nella zona di Castillejos, la città marocchina più vicina all’enclave spagnola, Rabat ha installato altre linee di filo spinato e barriere anti strisciamento alte quattro metri. Lungo la costa, c’è un massiccio dispiegamento di motovedette, di veicoli dotati di cannoni ad acqua anti sommossa.
La Spagna ha mobilitato circa 1.600 agenti tra forze di polizia nazionale e Guardia civil, supportati da quasi 2.000 militari dell’esercito di stanza a Ceuta (tra fanteria, cavalleria, artiglieria, genieri, logistica e unità di supporto al comando), perché non vuole trovarsi impreparata come è accaduto lo scorso 30 luglio. L’elemento sorpresa è venuto meno, ma la tensione rimane alta.
Le stime sulle presenze e la posizione delle istituzioni
Tornare alla normalità del 29 luglio «richiederà tempo», ha dichiarato giovedì il ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska, che stima che nella città autonoma siano rimaste circa 5.000 persone, mentre il presidente di Ceuta, Juan Jesús Vivas, conteggia tra gli 8.000 e gli oltre 12.000 migranti, anche sulla base dei pacchi pasto che vengono distribuiti giornalmente.
Vivas ha ribadito la necessità di espellere tutti coloro che sono entrati illegalmente due settimane fa. «Il meccanismo di asilo non può diventare una piattaforma per facilitare l’ingresso nel resto del continente, in Spagna e nell’Ue. Ceuta non può svolgere questo ruolo», ha affermato.
I nodi sui rimpatri e i controlli sui media italiani
Pedro Rollán, presidente del Senato, ieri durante il sopralluogo nell’enclave ha avvertito che migliaia di persone non identificate potrebbero essere ancora presenti a Ceuta e ha chiesto regolamenti «ampi, completi e solidi» per evitare che una situazione simile travolga nuovamente la città.
Marlaska assicura che a nessun immigrato entrato nel Paese in modo irregolare verrà concesso un permesso di soggiorno, né verrà trasferito sulla terraferma: «Sarà rimpatriato il prima possibile».
C’è un però. Attualmente, il regno alawita sta accogliendo tutti coloro che sono entrati durante la prima ondata attraverso i cosiddetti rimpatri volontari, ma rifiuta quelli che vengono espulsi.
«Questo accadeva già prima del Covid. Chi conosce le leggi sull’immigrazione sa che il Marocco, anche se si presentasse qualcuno con il passaporto, quindi senza alcun dubbio sulla sua identità, non lo ammetterebbe, ammette solo persone con precedenti penali», ha dichiarato Ramón Caudevilla, che è stato per 27 anni alla guida dell’Ucrif, l’Unità centrale per l’immigrazione illegale e la frode documentale.
In un’intervista a El Faro de Ceuta, l’ispettore capo della Polizia nazionale da pochi mesi in pensione ha così smontato la faciloneria con la quale Marlaska pensa di risolvere con l’espulsione l’alto numero di irregolari ancora nell’enclave.
Intanto, la preoccupazione principale degli spagnoli sembra quella di controllare gli italiani. Ne ha fatto le spese Lorenzo Lo Basso, giornalista del Tg2, che a Ceuta non è potuto sbarcare con le telecamere.
«Siamo stati gli unici a essere fermati, perquisiti e controllati in questo modo. Tutti gli altri passeggeri sono andati via. Da quella nave sono sbarcate un centinaio di auto e solo la nostra è stata sottoposta a questo trattamento», è stato il suo racconto. Ha perso dodici ore (di lavoro) prima di poter riottenere la attrezzatura con la quale documentare le condizioni in cui versa Ceuta.
Esasperazione dei residenti ed emergenza sanitaria
Nell’enclave sulla costa africana, cresce l’esasperazione degli abitanti di fronte alle migliaia di stranieri che si aggirano per le strade e hanno occupato piazze, spiagge. Il presidente dell’Ordine dei Medici di Ceuta, Enrique Roviralta, mette in guardia su focolai di infezioni tra persone che vivono in condizioni di sovraffollamento.
Già si segnalano numerosi casi di scabbia e senza poter conoscere lo stato vaccinale o epidemiologico degli irregolari è alto il rischio di malattie come tubercolosi, morbillo, persino colera.
Le polemiche politiche e il caso dell’evento a Yebes
Jaime de los Santos, vicesegretario all’Educazione e all’Uguaglianza del Pp, ha chiesto ai ministri dell’Interno e della Difesa di tenere una conferenza stampa congiunta per fornire tutti i dettagli su come stanno affrontando la crisi migratoria a Ceuta: «Non sappiamo ancora cosa sia successo. Si parla di un altro ingresso il 15 agosto e non vediamo ancora il dispiegamento di forze che una situazione di questa portata merita».
Marlaska non si era presentato nemmeno alla riunione di mercoledì della commissione Interni del Senato, convocata dal Partito popolare per affrontare la crisi di Ceuta.
Però ha trovato il tempo per partecipare con altri tre ministri all’evento organizzato all’Osservatorio di Yebes a Guadalajara, nella comunità autonoma di Castiglia-La Mancia, in occasione dell’eclissi.
Costo totale della serata, 72.358 euro. Soldi pubblici per climatizzare le 300 postazioni vip, offrire drink, cena e assicurare il servizio navetta gratuito da Madrid. Ben 10.000 euro solo di aria condizionata, alla faccia delle politiche green.
Diversi residenti hanno protestato per la situazione, la strada che conduce all’osservatorio era stata chiusa al traffico per motivi di sicurezza. «Non ci lasciano nemmeno parcheggiare, e non si può guidare qui intorno». «Non si può andare da nessuna parte né guardare l’eclissi dove si vuole», si lamentavano in molti.
Vox ha denunciato Emiliano García-Page Sánchez, segretario generale del Psoe di Castiglia-La Mancia e presidente del Consiglio della comunità autonoma, perché ha stanziato 34.000 euro per la promozione e l’acquisto di occhiali di cartone per l’osservazione dell’eclissi a Yebes.
Oltre a Marlaska erano presenti il ministro della Scienza, dell’Innovazione e delle Università, Diana Morant; il ministro della Trasformazione digitale, Óscar López e il collega alla Politica territoriale, Ángel Víctor Torres. Tutti a guardare il cielo sorridenti, incuranti del dramma di Ceuta.
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