migranti clandestini
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Che in Italia ci siano persone mentalmente instabili, lasciate libere di fare del male a loro stesse e agli altri, si sa. È una conseguenza della decisione di abolire i manicomi con l’illusione di abolire anche la pazzia. Così, ogni tanto, ci ritroviamo a fare i conti con squilibrati che ce l’hanno con le banche e scaricano la propria rabbia contro una donna che ha la sola colpa di passare sotto la sede di un istituto di credito. Oppure con un demente che colpisce un pizzaiolo perché il poveruomo si è rifiutato di regalargli l’ennesima pizza. Ma non contenti dei malati di mente italiani, a quanto pare ne importiamo anche dall’estero.

Ovviamente, è sempre difficile stabilire quanto questi siano matti e quanto fingano di esserlo, scaricando il proprio rancore e il proprio fondamentalismo nei confronti di una società a cui si sentono estranei e che ritengono nemica anche se li ha accolti. Sta di fatto che recentemente il numero di stranieri che commettono reati gravi, ferendo o uccidendo persone che neppure conoscono per il solo motivo che sono italiane, continua a crescere. Ricordo l’immigrato che ha tagliato la gola a un ragazzo che aveva il torto di andarsene in giro con il sorriso in faccia: per l’extracomunitario, avere davanti a sé un giovane felice, a quanto pare, era un affronto troppo grave da sopportare. Più o meno le motivazioni sono identiche a quelle di un altro africano, italiano di seconda generazione, che, non sapendo bene come riempire la serata, ha pensato bene di accoltellare una donna a caso. A quanto sembra era frustrato perché il mondo non riconosceva le sue qualità canore. E che dire dell’egiziano che ha ucciso a coltellate un giovane siciliano che si era rifiutato di consegnargli la pizza che il ragazzo aveva appena comprato per cena? C’è poi l’altro immigrato di seconda generazione che, siccome si era laureato in Economia, pretendeva di essere assunto con adeguata qualifica e, non avendo ricevuto alcuna proposta che soddisfacesse i propri desideri, a Modena ha deciso di salire in macchina e trattare i passanti come birilli da abbattere. Ovviamente potrei continuare, citando il caso Kabobo, ovvero lo straniero che anni fa uscì a fare una passeggiata imbracciando un piccone, usandolo poi contro chiunque incontrasse sulla propria strada.

Sì, l’elenco dei matti – o presunti tali, perché magari semplicemente odiano chi li ospita – comincia a farsi lungo e impone una riflessione. Passi per i malati di mente autoctoni che, pur essendo pericolosi, vengono lasciati in libertà perché le strutture che dovrebbero occuparsene sono insufficienti. Ma perché ai nostri pazzi se ne devono aggiungere altri? Non esistono statistiche sui disturbi psichiatrici degli immigrati, ma si capisce che siamo di fronte a un fenomeno in crescita: persone che arrivano da zone di guerra o anche solo di degrado e che rischiano di essere un pericolo per una comunità che non è preparata a farvi fronte. E spesso non si tratta solo di individui sbarcati da poco, ma anche di gente apparentemente integrata, magari anche di seconda generazione come il gambiano che a Milano, l’altro giorno, ha accoltellato uno sconosciuto solo per il gusto di farlo, dicendo poi ai poliziotti di essersi divertito a tentare di ammazzare una persona che non aveva mai incontrato prima e dichiarandosi pronto a rifarlo. Sono queste le persone che dovrebbero pagarci la pensione? Per quanto mi riguarda, ne faccio volentieri a meno: l’assegno previdenziale preferisco pagarmelo da me senza il rischio di una coltellata.

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