accoltellato milano
Nel riquadro il frame del video che immortala il gambiano mentre aggredisce l’italiano. Sullo sfondo l'esterno del bar dove è accaduto il fatto (Ansa)

«Mi sono divertito, appena esco lo rifaccio». Ci sono tentati omicidi che finiscono con il fermo dell’aggressore e altri che continuano con una frase. Questa è destinata a rimanere tra gli atti dell’inchiesta aperta dalla Procura di Milano sull’accoltellamento di Gerardo P., 55 anni, informatico residente al Giambellino.

Un uomo uscito per fare colazione con il padre e finito sotto i fendenti di uno sconosciuto: Lamin Saidilly, 22 anni, gambiano di Conegliano Veneto (Treviso) fermato poco dopo l’aggressione, prima da due muratori egiziani, che l’hanno bloccato a terra e disarmato, e poi dagli agenti del Reparto prevenzione crimine della polizia di Stato. Che hanno dovuto applicare due forme di contenimento: sia le manette sia le fascette in velcro in dotazione alle forze dell’ordine.

Niente pentimento e nessuna spiegazione. Solo quella frase, pronunciata con gli agenti delle Volanti, che, insieme ai 20 fendenti contestati dagli inquirenti, potrebbe pesare sulla richiesta di convalida dell’arresto per tentato omicidio avanzata dal pubblico ministero, Elio Ramondini, e basata sul pericolo di reiterazione del reato e di fuga. Nel capo d’imputazione si legge che l’aggressore avrebbe agito «con il capo coperto da un passamontagna nero e senza proferire alcuna frase», sorprendendo la vittima alle spalle e colpendola «con un coltello di 21 centimetri» dalla doppia lama, con 20 fendenti diretti alla testa, al collo, al torace e all’addome. Una violenza ripresa dalle telecamere di sorveglianza installate all’esterno del bar di via Capecelatro, angolo Paravia, quartiere San Siro, dove la colazione di Gerardo si è trasformata in un incubo. La vittima è ancora in prognosi riservata, ma sta lentamente migliorando. Gerardo è stato operato sabato sera e la situazione pare sia stabile. Stando all’ipotesi della Procura, il gambiano avrebbe pianificato di uscire con l’obiettivo di «cagionare la morte» della prima persona che si fosse rivelata un facile bersaglio.

Gli inquirenti deducono la premeditazione, contestata come aggravante, da due elementi: aveva con sé un passamontagna e il coltello «con lama bifilare». Ma c’è anche una seconda circostanza aggravante, quella dei futili motivi, che il gip Luigi Iannelli dovrà valutare questa mattina. L’interrogatorio di Saidilly si terrà nel carcere di San Vittore. L’udienza di convalida rappresenta, però, soltanto uno degli snodi dell’inchiesta. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire gli ultimi giorni trascorsi dal ventiduenne a Milano prima dell’aggressione e di verificare se vi siano collegamenti con precedenti episodi di violenza.

Saidilly, prima di rientrare a Conegliano a casa dei genitori, si era trasferito in Inghilterra. Sarebbe in corso una verifica con le autorità britanniche rispetto a un accoltellamento del novembre 2023 a Leeds. Davanti al pub The spinning wheel, un ragazzo di 25 anni fu accoltellato con modalità molto simili da un ragazzo di 19 anni residente a Garnet Place (Beeston), che riportò ferite gravissime. Il nome: Lamin Saidilly. Una decina di giorni fa Saidilly è uscito di casa a Conegliano senza dare alcuna informazione ai genitori. A Milano gli investigatori hanno provato a mettere insieme le tracce della sua presenza: ha passato tre notti in hotel. Il 23 giugno era in via Rubens. Poi la sua presenza viene segnalata in viale Jenner. Con un check out da un hotel di via Fornari martedì 30 giugno. Ci sono, quindi, tre notti di buco nella ricostruzione dei suoi spostamenti.

Ma ricostruire gli spostamenti non basta. Il punto sul quale l’indagine non ha ancora trovato una risposta è il movente. Nelle prime ore successive al fermo era trapelata l’ipotesi di una patologia psichiatrica. Che, però, non ha trovato conferma nelle dichiarazioni dei genitori. Nel portafogli di Saidilly, insieme ai documenti, c’erano alcuni bigliettini scritti a mano, in inglese, dal contenuto che gli investigatori definiscono «motivazionale»: «Credi in te stesso […]. Non lasciarti abbattere dal dolore». Sono elementi che, almeno allo stato, non spiegano perché Gerardo sia stato scelto come preda da colpire. Ed è proprio quel vuoto che continua ad alimentare gli interrogativi. Intanto, quella frase, «mi sono divertito, appena esco lo rifaccio», è già uscita dalle carte dell’inchiesta.

«Parole allucinanti. Si è divertito e lo rifarebbe? Che non esca più dal carcere allora!», ha scritto sui social il leader della Lega, Matteo Salvini. È intervenuto anche il deputato di Fratelli d’Italia, Riccardo De Corato: «Ė più che evidente che tale individuo è estremamente pericoloso. Poco importa se è affetto da una malattia mentale come sicuramente i buonisti di sinistra si affretteranno a dire. Sia rinchiuso in un manicomio criminale e lì trattenuto il più a lungo possibile per il bene e la sicurezza di tutti i cittadini». Infine, il commento della deputata della Lega ed ex magistrato, Simonetta Matone: «La magistratura deve collaborare per arginare la violenza che sta rendendo Milano più pericolosa degli anni Settanta, quando imperversava la mala di Francis Turatello».

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