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Il sindaco di Milano Giuseppe Sala (Getty Images)

Mentre il sindaco respinge le accuse sulla sicurezza di Milano dopo il brutale accoltellamento di San Siro, sostenendo che l’aggressore «è venuto da fuori», il ventiduenne gambiano fermato per il tentato omicidio sceglie di non rispondere al gip e si limita a dire: «Non ricordo nulla». Intanto gli investigatori approfondiscono il suo passato nel Regno Unito.

«Nella vita bisogna impegnarsi». È una delle frasi scritte a mano sui fogli trovati addosso a Lamin Saidilly, il ventiduenne gambiano fermato per il tentato omicidio di Gerardo P., l’informatico cinquantacinquenne colpito con una ventina di coltellate sabato mattina davanti al bar La Giada di via Alfonso Capecelatro, a Milano, quartiere San Siro. Un messaggio motivazionale, scritto in inglese e con una grafia ordinata, che è entrato nel fascicolo dell’inchiesta. Ma non è l’unico. Ci sono anche alcune prescrizioni mediche in lingua inglese, con indicazioni di posologie di farmaci. Tutto materiale che verrà analizzato dagli investigatori dell’Ufficio prevenzione generale della polizia di Stato, coordinati dal pubblico ministero Elio Ramondini. Tra gli appunti figurerebbero anche richieste di chiarimenti di natura legale, verosimilmente collegate al procedimento per il quale il giovane sarebbe già stato detenuto nel Regno Unito.

Intanto, ieri mattina, Saidilly ha scelto di non rispondere al giudice: «Non ricordo nulla», avrebbe affermato. Assistito dall’avvocata Simona Brambilla, che l’ha descritto come «molto scosso e confuso», si è avvalso della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio di convalida davanti al gip Luigi Iannelli. La toga dovrebbe depositare in giornata l’ordinanza con cui deciderà sulla richiesta avanzata dalla Procura: convalida dell’arresto con custodia cautelare in carcere. Il pm contesta il tentato omicidio pluriaggravato.

Secondo l’impostazione accusatoria, il ventiduenne sarebbe uscito armato di coltello con l’intenzione di uccidere, circostanza che ha portato a contestare la premeditazione. A ciò si aggiunge l’aggravante dei futili motivi, fondata anche sulla frase che, secondo gli atti, avrebbe pronunciato mentre gli agenti delle Volanti gli mettevano le manette: «Mi sono divertito, appena esco lo rifaccio».

Gli investigatori, nel frattempo, stanno ricostruendo il passato del gambiano. Dagli accertamenti è emerso che Saidilly, nato a Conegliano Veneto da genitori originari del Gambia, ha vissuto fino alla fine del 2025 a Leeds, nel Regno Unito. Proprio lì gli investigatori stanno verificando se sia la stessa persona coinvolta in un grave accoltellamento avvenuto nella città britannica nel novembre 2023. Le autorità italiane attendono conferme da quelle britanniche attraverso Interpol e una rogatoria è già stata avviata.

La sera del 17 novembre 2023, poco prima delle 19, un uomo di 25 anni fu ferito a coltellate davanti al pub The Spinning Wheel, in Admiral Street, nel quartiere Beeston. La vittima fu trasportata in ospedale con ferite gravi. Secondo le cronache locali, l’aggressione sarebbe avvenuta durante una rapina. Nei giorni successivi un diciannovenne indicato come Lamin Saidilly, il cui cognome compariva in alcuni articoli anche con una grafia diversa, venne accusato di ferimento volontario grave e rapina. L’episodio presenta forti analogie con l’aggressione avvenuta a Milano: in entrambi i casi un uomo sarebbe stato colpito con un coltello all’esterno di un locale pubblico. Nel caso di Leeds, tuttavia, il presunto movente sarebbe stato la rapina, mentre per l’aggressione milanese non è stato indicato un movente economico. Le cronache britanniche non precisano il numero dei fendenti, l’oggetto sottratto o se la vittima fosse stata colpita alle spalle.

Resta inoltre da chiarire il rapporto tra un sedicenne arrestato nelle prime ore dell’indagine e il diciannovenne successivamente accusato. Solo la documentazione delle autorità britanniche potrà confermare se il giovane coinvolto nel caso di Leeds sia la stessa persona oggi accusata a Milano. Anche se gli investigatori sospettano che potrebbe trattarsi proprio di lui. Parallelamente si cerca di ricostruire anche il suo stato di salute mentale. L’obiettivo è verificare l’eventuale esistenza di ricoveri o precedenti psichiatrici, dei quali in Italia non risulterebbe alcuna documentazione. Dopo il ritorno nel Trevigiano, il ventiduenne aveva trovato lavoro all’Aia di Vazzola. L’esperienza, però, era terminata dopo poche settimane in seguito a contrasti con i responsabili dell’azienda.

Negli stessi giorni avrebbe litigato anche con il padre, Doudou Saidilly, lasciando la casa di Conegliano e interrompendo ogni contatto telefonico. La polizia ha perquisito l’abitazione senza trovare elementi ritenuti utili alle indagini. Resta invece da chiarire cosa abbia fatto nei giorni precedenti all’aggressione, come sia arrivato a Milano e perché sabato mattina si trovasse in via Capecelatro. Tra lui e la vittima non è emerso alcun rapporto. Gerardo, residente al Giambellino, stava facendo colazione con il padre quando è stato aggredito alle spalle e colpito ripetutamente con il coltello bilama.

Sul possibile precedente inglese, l’avvocato Brambilla ha dichiarato di «non poter dire assolutamente nulla», spiegando che la questione riguarda «problemi deontologici e la riservatezza dovuta alle dichiarazioni fatte dall’assistito con il proprio difensore». Ha inoltre precisato: «Non mi risulta sia stato in cura per problemi psichici». Infine, ha descritto il suo allontanamento da Conegliano non come una fuga, ma come «un percorso di ricerca di sé». Alla domanda se il giovane avesse espresso parole per la vittima, Brambilla ha risposto: «Non ha avuto parole nemmeno per difendere se stesso». Il ventiduenne non avrebbe inoltre chiesto misure alternative alla detenzione per non mettere in difficoltà il padre residente a Conegliano. L’avvocato Brambilla ha infine riferito che entrambi i genitori sarebbero rimasti sconvolti e increduli davanti alle accuse. Ma possibile non sapessero nulla di quanto accaduto in Inghilterra?

Sala fa spallucce sull’aggressore «È venuto da fuori, che c’entro io?»

A marzo era ancora un progetto confidato agli amici e discusso nei corridoi del centrosinistra milanese. Da oggi è qualcosa di più. Beppe Sala ha deciso di uscire allo scoperto e, alla domanda sul suo futuro dopo Palazzo Marino, ieri ha risposto senza troppi giri di parole: «Può essere che mi vedrete in Parlamento».

Non è ancora l’annuncio formale di una candidatura, ma neppure una smentita. È la conferma pubblica che il sindaco di Milano pensa davvero a Roma e che, dopo dieci anni alla guida della città, considera tutt’altro che conclusa la propria esperienza politica. «Se posso, vorrei dare un buon contributo, ma non ho ambizioni da leader», ha aggiunto intervenendo a Sky Tg24 Live In. Sala non si propone come leader del centrosinistra (forse perché i sondaggi riservati non lo incoraggiano), ma come figura nazionale da spendere in Parlamento. Critica una coalizione troppo spostata a sinistra e invoca una «quarta gamba» moderata, nello spazio occupato da Matteo Renzi, Ernesto Maria Ruffini e Carlo Calenda.

Sulla sicurezza prova ancora una volta a lavarsene le mani. Dopo l’accoltellamento di San Siro, Sala ha sottolineato che l’aggressore «non era un milanese, era uno di Conegliano che scappa di casa, se ne sta in giro, poi decide di venire a Milano a compiere un atto del genere», quasi a escludere così ogni responsabilità di Palazzo Marino. Poi ha invocato «leggi severe» e nuove carceri, ma ha liquidato le accuse al sindaco sostenendo che continuare con il gioco del «colpa mia, colpa tua» «non risolve un tubo».

Intanto rivendica il 59,5 per cento del Governance Poll 2026 del Sole 24 Ore («Dopo dieci anni essere ancora vicino al 60 per cento: non ricordo molti casi del genere»), ma il dato certifica anche la discesa dal primo posto del 2023 al decimo. Per Samuele Piscina della Lega è «un trend in caduta libera»: più che un trionfo, il segnale di un consenso che Sala prova comunque a spendere per ottenere un seggio in Parlamento. E intanto Forza Italia accusa la giunta di negare ai milanesi la rottamazione di multe e tributi arretrati, rinunciando secondo le sue stime a possibili incassi per 70 milioni di euro.

Proprio sul possibile futuro di Sala a Montecitorio pesa però il vero nodo della partita: il calendario elettorale. Milano dovrebbe tornare al voto nella primavera del 2027, ma una data certa ancora non c’è. Restano aperte sia l’ipotesi di uno spostamento delle Comunali sia quella di un election day con le Politiche, che potrebbero essere anticipate oppure svolgersi alla scadenza naturale dell’autunno. È questa incertezza a rendere ancora difficile valutare quale impatto avrebbe una candidatura di Sala al Parlamento sul Pd e sulla città. Per i sindaci dei Comuni sopra i 20.000 abitanti valgono precise regole di ineleggibilità. Decisiva è anche la soglia del 24 febbraio: dimissioni successive potrebbero rinviare il voto comunale e portare Milano verso il commissariamento. Poche settimane possono cambiare tutto: Sala potrebbe chiudere il mandato o lasciare Palazzo Marino in piena campagna elettorale. Ma è proprio sul dopo Sala che il Pd mostra tutte le sue difficoltà. Pierfrancesco Majorino spinge per le primarie, mentre resta in campo l’ipotesi civica di Mario Calabresi. Circolano anche i nomi della vicesindaca Anna Scavuzzo, dell’assessore Emmanuel Conte, di Lorenzo Pacini e Tommaso Goisis.

Una girandola di nomi che certifica la confusione del Pd. Per questo si parla di un possibile intervento della segreteria nazionale e di una regia affidata a Marta Bonafoni, coordinatrice della squadra di Elly Schlein. Alla Verità la diretta interessata smentisce («Ipotesi priva di fondamento» spiega Bonafoni), ma le voci su un intervento da Roma confermano la debolezza di Alessandro Capelli. Con il rischio di arrivare a ridosso delle Politiche c

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